Balduzzi, sulle farmacie possibili aggiustamenti. Tdm, niente passi indietro

Farmacia | Redazione DottNet | 06/02/2012 08:43

E' ''possibile che ci siano aggiustamenti ragionevoli che consentano di mantenere l'obiettivo che ci siamo dati di dare apertura e respiro a un settore di cui riconosciamo la specificita' ''. Lo ha detto il ministro della Salute, Renato Balduzzi, all'indomani dell'incontro con Federfarma, sottolineando pero' che ''il governo va avanti'' sulla liberalizzazione delle farmacie e che se ci saranno dei ritocchi saranno orientati a ''migliorare dal punto di vista tecnico il dispositivo normativo''. Il ministero, ha spiegato Balduzzi, ''ha aderito alla proposta di confronto'' avanzata dai rappresentanti delle farmacie tradizionali, perche' ''interessato a verificare con l'ascolto della categoria se gli strumenti'' messi in atto sono ''adeguati all'obiettivo''.

Quindi ben vengano ''suggerimenti'' per il ''miglioramento'' della norma, ma non ci saranno modifiche sostanziali delle disposizioni contenute nel decreto per ''l'apertura del settore''.''La categoria e' molto preoccupata ma anche fiduciosa, perche' dal governo, ma anche dalla commissione Industria del Senato, abbiamo avuto aperture e una disponibilita' a modificare il testo'', replica  il presidente di Federfarma, Anna Rosa Racca, specificando che al momento ''lo sciopero resta sospeso ma che in ogni caso la categoria rimane in stato di agitazione''. Con questo testo, ha poi aggiunto Racca, ''si aprirebbero tra le 8 e le 9 mila farmacie con un conseguente impoverimento di tutto il sistema senza precedenti. Per questo noi ribadiamo di essere pronti al dialogo e di essere favorevoli all'apertura di nuove farmacie, senza pero' che si superino le 21 mila farmacie totali su tutto il territorio''."Il decreto sulle liberalizzazioni per quanto ci riguarda presenta almeno due profili di incostituzionalita'", sottolinea Racca.  Il primo profilo di incostituzionalita' riguarderebbe, ha aggiunto Racca, il comma 11 dell'art. 11 in base al quale le farmacie urbane, tramite un apposito fondo costituito presso l'Enpaf, dovranno secondo il testo licenziato da Palazzo Chigi partecipare al finanziamento delle farmacie nei Comuni con meno di 1.000 abitanti. Secondo l'ufficio giuridico di Federfarma questa norma, che "accolla al privato il costo di un servizio pubblico", viola gli articoli 3 e 41 della Costituzione. Il secondo profilo d'incostituzionalita' riguarderebbe, invece, il comma 12 dell'art. 12 in base al quale le farmacie avranno l'obbligo, superato un determinato livello di fatturato (ancora da definire), di avvalersi di uno o piu' farmacisti collaboratori, pena la perdita di convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Secondo Federfarma essendo il 'convenzionamento' essenziale per la farmacie, in questo modo si finisce per stabilire "un vero e proprio imponibile di mano d'opera", che e' stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.78 del 1958 dalla Corte Costituzionale. ''Anche la commissione Industria del Senato - ha concluso il presidente di Federfarma - e' a conoscenza di questi problemi, per questo noi chiediamo l'eliminazione di entrambi i commi e speriamo che il governo e il parlamento ci ascoltino". Si' all'innalzamento del quorum per l'apertura di nuove farmacie sul territorio ma ''subito la vendita dei farmaci di fascia C in parafarmacia''. E' la posizione ribadita dal Forum nazionale delle parafarmacie, i cui rappresentanti verranno domani auditi dalla Commissione Industria del Senato nell'ambito dell'esame del decreto legge sulle liberalizzazioni. 'L'obiettivo - sottolinea il Forum - resta quello di modificare il decreto che, cosi' come uscito da Palazzo Chigi, provocherebbe la chiusura delle parafarmacie. Tuttavia, e diversamente da Federfarma, le Parafarmacie accettano e sostengono l'innalzamento del quorum ( fissato dal dl a 3mila abitanti per farmacia) ma pretendono al contempo la liberalizzazione immediata dei medicinali di fascia C cosi' come era scritto nella primissima bozza presentata dal governo Monti''. E' per questi motivi, conclude il Forum, che ''il coordinamento attende con urgenza un incontro con il ministro della Salute, Renato Balduzzi e con il sottosegretario allo sviluppo economico, Claudio De Vincenti''. “Crediamo che il decreto sulle liberalizzazioni nel settore farmaceutico introduca notevoli vantaggi per i cittadini, dall'aumento del numero di farmacie, all'ampliamento degli orari di apertura fino alla possibilita' di praticare sconti sui farmaci di fascia C e A acquistati con ricetta bianca". Ne e' convinta Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, che in tal senso chiede "al Governo di non retrocedere sulla decisione presa". "Dai nostri dati, un malato cronico puo' arrivare a spendere annualmente anche 2400 euro per farmaci indispensabili - prosegue Moccia - per questo auspichiamo che le novita' introdotte dal decreto sulle liberalizzazioni garantiscano un maggiore accesso ai farmaci del Ssn e diano una possibilita' concreta di risparmio da sfruttare". Il Tdm chiede, inoltre, che il Governo "vada avanti sulla strada delle liberalizzazioni nel settore dei farmaci e si impegni a verificare l'efficacia dell'iniziativa in termini di risparmio nei prossimi sei mesi, cosa su cui anche noi ci impegneremo come associazione a tutela dei cittadini".

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