Protesi al seno, la Ue non è ancora certa dei rischi. L’Ssn si farà carico degli espianti

Redazione DottNet | 05/02/2012 15:17

Gli scienziati europei non hanno ancora a disposizione dati sufficienti per rassicurare le circa 100mila persone nella Ue - 4.500 italiane - che non incorrono in rischi per la salute, dopo la scoperta che le loro protesi mammarie, provenienti dalla societa' francese Poly Implant Prothese, contenevano un gel diverso da quello dichiarato, con un maggior rischio di rottura e reazioni infiammatorie. Lo scrivono gli scienziati nel primo rapporto sulla vicenda pubblicato oggi a Bruxelles in cui si precisa anche - afferma Frederique Vincent, portavoce del commissario alla salute John Dalli - ''che non sembra esserci un rischio piu' elevato di cancro per quei pazienti rispetto ad altri''.

Bruxelles, l'Italia e agli altri partner europei, sono piu' che mai decisi a fare luce sulla vicenda ''traendone le dovute lezioni''. E proprio pensando al futuro, il ministro per la salute, Renato Balduzzi, ha annunciato che bisogna pensare "a un meccanismo che consenta una sorveglianza accresciuta su tutti i dispositivi medici" a partire dalle protesi mammarie. Sulla questione il ministro sta lavorando a nuove proposte con il collega francese ed altri partner europei. Sul quadro della situazione c'e' stato un consulto oggi a Bruxelles tra gli esperti della Commissione e i rappresentanti dei 27 Stati membri, in cui si precisa la fotografia di quella che e' senza dubbio una delle piu' gravi frodi sanitarie degli ultimi anni: 400mila protesi mammarie 'a rischio' vendute nel mondo, di cui circa 100mila in Europa, delle quali 40mila nel Regno Unito, 30mila in Francia, 10mila in Spagna, 7.500 in Germania e circa 4.500 in Italia, quasi uno su due al Nord. Quanto alla decisione di ritirare o meno gli impianti mammari sotto accusa, ''la responsabilita' e' dello Stato membro'', spiega il portavoce. Ad oggi, hanno suggerito ai loro cittadini di farlo, Francia, Germania, Repubblica Ceca, Olanda, e Belgio. Per l'Italia il ministro, ha gia' annunciato che il servizio sanitario nazionale si farà carico delle sostituzioni delle protesi Pip su base ''dell'indicazione clinica specialistica''. Bruxelles intanto non intende stare con le mani in mano. Il commissario Dalli non ha dubbi: ''nella situazione attuale - dice - la priorita' resta la salute dei pazienti''. Ha cosi' annunciato la messa a punto di un piano d'azione, che verra' discusso tra qualche settimana, su misure piu' severe, come controlli senza preavviso prima e dopo la vendita sul mercato. Per il direttore generale della salute alla Commissione europea, Paola Testori Coggi, ''bisogna continuare l'analisi scientifica di questo caso a livello tossicologico ma anche epidemiologico, per seguire quello che succede nei pazienti. Ma anche rinforzare la legislazione per prevenire o identificare subito questo tipo di frodi''. Oggi intanto gli Stati membri si sono impegnati ad inviare a Bruxelles tutti i dati raccolti, per creare un questionario unico da sottoporre ai pazienti nell'Ue e permettere agli scienziati di avanzare nella ricerca.

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