Balduzzi allerta i Nas per ridurre i parti cesarei

Redazione DottNet | 13/02/2012 16:12

Troppi parti cesarei in Italia. Secondo le ultime stime, il ricorso al parto chirurgico nel nostro Paese raggiunge un'incidenza del 38,2%, contro una media che l'Organizzazione mondiale della sanita' stabilisce doversi attestare intorno al 15%. Per 'fare chiarezza' arriva dunque la decisione del ministro della Salute Renato Balduzzi, che ha attivato i carabinieri dei Nas per dare avvio a controlli a campione nelle strutture sanitarie pubbliche e private con l'obiettivo di accertare un eventuale utilizzo ''non appropriato'' del cesareo in corsia.

Un intervento, quello del ministro, apprezzato dal presidente della Commissione d'inchiesta sul Ssn, Ignazio Marino: ''Da tempo - afferma - la Commissione d'inchiesta che presiedo denuncia un abuso del ricorso al parto cesareo in Italia''. Secondo i dati del ministero della salute, infatti, nel 2010 la percentuale di cesarei ha mostrato solo una lieve diminuzione: l'incidenza e' stata del 38,2% contro il 38,4% nel 2009 e il 38,3% del 2008. I valori massimi di cesarei sono stati registrati in Campania (61,6%) e Sicilia (52,8%), e cifre superiori al 40% si rilevano in tutte le regioni del centro-sud, ad eccezione della Sardegna. E proprio il divario tra le Regioni e' stato definito come un aspetto ''assolutamente intollerabile'' dal ministro: ''Si passa - ha rilevato di recente Balduzzi - dal 23% del Friuli al 62% della Campania. E senza che un maggiore ricorso al cesareo porti a un miglioramento degli esiti clinici''.  Ma come si giustifica tale massiccio ricorso al parto chirurgico? Varie, secondo gli esperti, le ragioni. In prima istanza la motivazione economica: un taglio cesareo viene infatti pagato alle singole realtà ospedaliere come operazione chirurgica, per una cifra nettamente superiore rispetto a quella corrisposta per un parto naturale. Inoltre, quasi la metà dei punti nascita effettuano meno di 500 parti all'anno, il che implica una minore sicurezza e una maggiore propensione al cesareo da parte dei medici, la cosiddetta "medicina difensiva", per evitare possibili contenziosi. Altro dato e' che solo il 16% delle strutture ospedaliere offre gratuitamente il servizio di analgesia epidurale alle pazienti, le quali spesso chiedono il cesareo proprio per paura del dolore del parto. Ma, stando alle nuove linee guida dell'Istituto superiore di sanita', pubblicate lo scorso gennaio, sono solo tre le situazioni in cui bisogna ricorrere al parto cesareo: quando il feto e' in posizione podalica (situazione che si registra nell'8% dei casi come media nazionale, ma con punte che arriverebbero al 21% in Campania e 10% in Sicilia), quando la placenta copre il passaggio del feto nel canale del parto e se la madre e' diabetica e il feto pesa piu' di 4,5 kg. Altrimenti, senza altre controindicazioni, affermano le linee guida, il parto naturale e' preferibile per il benessere della donna e del bambino. Ora il giro di vite: i Nas attiveranno controlli a livello nazionale per accertare l'utilizzazione non appropriata del ricorso al cesareo nei reparti di ostetricia delle strutture sanitarie pubbliche e private accreditate con il Ssn. I Carabinieri acquisiranno anche fotocopia della cartella clinica e della documentazione ecografica della paziente. Il fenomeno, avverte il ministero, "assume in alcuni casi dimensioni estreme''. L'intervento dei Nas, dunque, servirà a valutare ''possibili ipotesi di comportamenti opportunistici dolosi".

No della Sidip

Il taglio cesareo ''non e' un reato''. Ad affermarlo e' il segretario generale della SocietàItaliana di Diagnosi Prenatale e Medicina Materno Fetale (Sidip), Claudio Giorlandino, sottolineando come siano varie le proteste dei medici contro la decisione del ministro della Salute, Renato Balduzzi, di inviare i Carabinieri Nas ''in sala parto''. Quando si effettua un cesareo, rileva l'esperto, ''è solo per salvaguardare la salute della mamma e del bambino. Non si deve considerare 'più bravo' chi fa meno cesarei, ma chi fa meno danni. Il malcontento della maggior parte dei ginecologi italiani - avverte - corre sul web: Anche i medici hanno i loro blog e da questi viene fuori, soprattutto negli ultimi giorni, un forte malcontento per la decisione del ministro di inviare i Nas in sala parto per controllare che non vengano eseguiti troppi tagli cesarei". I ginecologi, denuncia Giorlandino, ''si sentono controllati, sono sotto pressione. Da una parte continue denunce per tagli cesarei non effettuati (o effettuati troppo tardi) dall'altra spinte ideologiche a ridurne il numero''. Se in Italia si fanno molti parti cesarei, sottolinea, ''i politici si dimenticano che il nostro Paese ha la migliore ostetricia d'Europa e il nostro modello di assistenza ostetrica vanta il primato assoluto di ridotta mortalità materna e perinatale: la Scozia e la Slovenia hanno una mortalità materna 4 volte superiore alla nostra, l'Inghilterra e la Danimarca 3, la Germania, la Spagna e la Francia 2''. Non vorremmo che la decisione di inviare i NAS - conclude Giorlandino - esercitasse una pressione psicologica tale da ridurre il numero dei cesarei, ma condizionando il fine ultimo che non è il modo di partorire ma il bene della madre e del figlio. Se così fosse chi si prenderà la responsabilità, anche morale, nell'ipotesi di una tragedia per un cesareo non praticato?".

Alla Camera la relazione sui punti nascita

Verrà presentata all'esame della Camera dei Deputati, lunedì 20 febbraio, la Relazione sui Punti Nascita italiani approvata, all'unanimità, dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari presieduta da Leoluca Orlando. Sui parti cesarei, la Relazione, ha fornito dati raccolti in tutta Italia in oltre un anno di lavoro e collocati all'interno di una inchiesta, realizzata con il coinvolgimento di tutte le Aziende Sanitarie e di tutte le Procure della Repubblica d'Italia. "La Commissione apprezza la decisione del ministro della Salute Renato Balduzzi di disporre un'azione di controllo per accertare l'utilizzazione non appropriata del ricorso al parto cesareo. Una decisione che fa seguito all'approvazione, alla unanimità, da parte della Commissione di inchiesta, della Relazione poi illustrata alla stampa lo scorso 21 dicembre alla presenza del Ministro stesso. Per la prima volta in 150 di attività, con la Relazione sui punti nascita, il Parlamento italiano è stato chiamato ad occuparsi di come si nasce in Italia, ovvero in quali strutture, con quali garanzie, con che tipo di assistenza", ha commentato Orlando. "Il tema dell'eccessivo ricorso al cesareo, nell'ambito di questo complesso quadro fornito dalla Commissione che presiedo, sarà all'esame del plenum di Montecitorio che sarà chiamato a votare una risoluzione per introdurre un cambio di direzione rispetto a una tendenza da anni denunciata e da più parti già stigmatizzata, ma mai veramente corretta", ha concluso Orlando. "La maggior parte dei tagli cesarei viene effettuato nelle cliniche private, ma è allarme sicurezza anche negli ospedali pubblici che praticano meno di 500 parti l'anno. Per questo, razionalizzare la presenza dei punti nascita sul territorio italiano, al fine di renderli più sicuri, è un'esigenza imprescindibile alla quale il Parlamento è chiamato a rispondere", ha dichiarato Orlando. La media delle percentuali di tagli cesarei, in Italia, è molto più elevata nelle cliniche private, dove rappresentano il 50,5% dei parti a fronte di una media nazionale del 38,3%, già altissima rispetto al monito dell'Organizzazione mondiale della sanità a limitarli al 15%.

Marino: premiare i medici responsabili

L'iniziativa del ministro Balduzzi ha avuto il grande merito di far parlare di una realtà diffusissima sulla quale anche la Commissione d'inchiesta sul Ssn ha lavorato da tempo. Il ricorso al parto cesareo, programmabile, veloce ed estremamente redditizio, è in alcune aree del nostro paese tanto frequente da poter parlare di abuso", dichiara il senatore del PD Ignazio Marino, presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, che ha compiuto una lunga inchiesta sui punti nascita in Italia. "Vi sono zone della Calabria - spiega Ignazio Marino - in cui l'incisione cesarea è adottata nel 66% delle nascite, in Campania in più del 50% dei casi. Quasi sempre si tratta di interventi realizzati in strutture private, accreditate e compiuti in ore diurne di giorni feriali, quindi pianificati come interventi di routine. E' bene sottolineare però che laddove i medici esercitano responsabilmente la professione gli abusi non esistono. Per fare un esempio, Castellamare di Stabia ha una percentuale di ricorso al cesareo piuttosto ridotta, del solo 14% dei casi, la stessa di Amsterdam. Dieci anni fa anche in quel comune le cifre erano ben diverse ed era cesareo più di un parto su due. Le cose sono cambiate drasticamente con l'arrivo di un primario che ha dato indicazioni puntuali riguardo al ricorso a questo intervento prescrivendolo solo se necessario. Insomma la differenza la fanno gli uomini, in questo caso i medici, per questo andrebbe premiata la serietà dei tanti professionisti che operano responsabilmente, e dovremmo incoraggiare tutti i medici ad andare in questa direzione piuttosto che attendere l'arrivo dei Nas".
 

Il commento dell'Anaao

''La crescita dei parti cesarei in Italia, con elevato gradiente nord-sud, non e' una novita'. Lo e' l'idea di mandare i NAS a verificare l'inesistenza di abusi, come se i controlli fiscali potessero certificare l'appropriatezza dei comportamenti clinici ed organismi ispettivi sostituirsi all'autonomia professionale''. E' quanto sostiene il Segretario Nazionale dell'Anaao Assomed, Costantino Troise in una nota. Troise ricorda che il tasso di parti cesarei e' da tempo in Italia il piu' alto d'Europa. Nonostante sia considerato un indicatore di efficienza, le Regioni non hanno mai adottato provvedimenti finalizzati ad una inversione di rotta. E conclude: ''serve un deciso intervento legislativo che sottragga il complesso tema della responsabilita' professionale dei medici, particolarmente sentito tra gli ostetrici, alla discrezionalita' interpretativa di giudici tuttologi aiutati da periti tuttologi, attraverso un diverso inquadramento del reato colposo in sanita'. Ed il coraggio di azioni organizzative che assicurino l'esistenza solo di punti nascita dotati di ottimale dimensione organizzativa e dotazione organica''. Di qui la richiesta di una ''decisa accelerazione dei disegni di legge sulla responsabilita' professionale medica giacenti in Parlamento da anni e coraggio organizzativo e programmatorio delle Regioni che non possono sottrarsi all'obbligo costituzionale di garantire i LEA nascondendosi dietro il blocco del turnover ed i tagli dei finanziamenti''.