Nel 2010 la spesa farmaceutica ha sforato di 23 milioni: sarà ripianata da farmacisti e grossisti

Redazione DottNet | 13/02/2012 17:47

Ammonta a oltre 23 milioni di euro lo sforamento della spesa farmaceutica territoriale del 2010 rispetto al tetto del 13,3% fissato dal Fondo sanitario nazionale. Uno sforamento che ora aziende, farmacisti e grossisti dovranno ripianare come stabilito dalla legge del 2007. E' stata infatti pubblicata in Gazzetta Ufficiale la determinazione dell'Agenzia Italiana del farmaco (clicca qui per scaricare il documento) che stabilisce le modalita' del ripiano per ciascuna categoria.

 La determinazione dell'Aifa stabilisce che "a partire dal 13 febbraio le Aziende titolari di autorizzazioni ad immissioni in commercio (AIC) possano consultare gli importi relativi alla quota di ripiano loro attribuita e alla sua ripartizione regionale". La quota di spettanza per l'azienda farmaceutica rimane fissata al 66,65% (circa 17 milioni di euro), mentre "le quote di spettanza dovute al farmacista e al grossista sono rideterminate rispettivamente nella misura del 29,66% e del 2,93% sul prezzo di vendita al pubblico al netto dell'Iva per la durata di sei mesi a decorrere dalla data di efficacia della Determinazione".

La risposta di Farmindustria

''In questi giorni l'Agenzia Italiana del Farmaco ha inviato alle imprese del farmaco le richieste di pagamento del pay back per lo sfondamento del tetto di spesa farmaceutica territoriale del 2010, che comprende impropriamente anche la quota pagata volontariamente dai cittadini per scegliere il farmaco di marca''. E' quanto riferisce in una nota Farmindustria, sottolineando come si tratti di ''un ripiano che pesa per 17 milioni di euro sulle imprese e che premia proprio le regioni 'non virtuose'''. Una richiesta che Farmindustria definisce ''sconcertante'', perche' ''inviata con oltre un anno di ritardo rispetto alla chiusura dei bilanci aziendali e nonostante la Corte dei Conti avesse comunicato nel Rendiconto Generale dello Stato, a fine giugno 2011, il rispetto del tetto per il 2010. E sulla quale - aggiunge - permangono forti incertezze relativamente ai dati che hanno determinato questo risultato. Fattori di conoscenza assolutamente fondamentali per le singole aziende, che devono essere poste in condizione di verificare l'importo di loro competenza. Aifa chiede poi che le aziende dichiarino formalmente la loro totale adesione, senza avere tutti gli elementi a disposizione. E cio' e' inaccettabile'', sottolinea Farmindustria sottolineando che ''questo onere inoltre e' fuori tempo massimo, perche' non tiene conto neanche delle scadenze normative previste per la verifica sullo sfondamento della spesa (L. 222/2007). Un sistema davvero ingestibile per le aziende sia a capitale nazionale sia a capitale estero. L'industria farmaceutica ha infatti bisogno di certezze per pianificare attivita' che richiedono investimenti ingentissimi e tempi lunghi sia per lo sviluppo di un farmaco, sia per la realizzazione degli impianti di produzione hi-tech. Che cosa dovrebbero fare ora le imprese, anche in termini di bilancio, per ripianare uno sfondamento non previsto, proprio perche' non comunicato in tempo utile? Non avendo ovviamente accantonato le risorse necessarie, come spiegheranno ai loro azionisti e alle Case madri che in Italia - dove hanno investito vincendo la competizione con altri Paesi produttori - le regole si cambiano in corsa?''. Per queste ragioni Farmindustria ''richiede il rapido riesame della richiesta dell'Aifa. Le aziende potrebbero altrimenti vedersi costrette a ricorrere in sede giurisdizionale a tutela delle proprie ragioni, a cominciare dall'istanza di accesso agli atti. Soprattutto in un momento in cui in Italia si confrontano con ritardi record nei pagamenti dell'Amministrazione pubblica - cresciuti del 30% negli ultimi due anni e con punte a livello regionale sino a 700 giorni - e con dinamiche di acquisto pubblico dei farmaci spesso distorsive del mercato''. ''L'industria farmaceutica e' a un bivio in Italia - avverte Farmindustria - con segnali preoccupanti di possibile, rapido declino, come testimonia la perdita di migliaia di posti di lavoro negli ultimi anni, e in presenza di ulteriori rischi derivanti dalle misure contenute nel DL liberalizzazioni. Uno scenario che la richiesta di pagamento certamente non migliora e che necessita dell'urgente riavvio del tavolo sulla farmaceutica presso il Ministero dello Sviluppo Economico''.