Liberalizzazioni, Balduzzi annuncia lievi aggiustamenti. Intanto i camici bianchi combattono contro preventivi obbligatori e caro-assicurazioni

Redazione DottNet | 14/02/2012 19:44

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Da una parte i medici che non vogliono fare preventivi ai pazienti, né essere obbligati ad acquistare una polizza assicurativa. Dall’altra un Governo che sul tema delle liberalizzazioni si mostra irremovibile, o almeno cerca di dare quell’impressione. Per i camici bianchi stilare una previsione di spesa vincolante e dettagliata non è facile perché “non è facile quantificare in modo certo e compiuto tutti gli oneri per le attività da svolgersi già al momento della effettuazione della prestazione professionale.

Non è raro infatti che la necessità di ulteriori interventi terapeutici emerga solo dopo l’inizio della prestazione sanitaria”, dicono i diretti interessati. E poi, altro punto dolente, è la polizza  assicurativa imposta dal decreto che deve riguardare  non tutti  gli iscritti all’ordine dei medici, ma solo chi esercita effettivamente la professione. Per cui va senza dubbio abrogato  il comma che sanziona disciplinarmente chi non stipula l’assicurazione. Balduzzi, ieri mattina, ha risposto che: ''Per quanto riguarda la materia sanitaria, in tema di liberalizzazioni,sono fiducioso, confido che si possano avere alcuni aggiustamenti che potrebbero migliorare il testo senza ovviamente stravolgere''. ''Credo che non saràannacquato - dice il ministro - perché c'èdeterminazione da parte della maggioranza e del governo e i punti fermi sono quelli collegati ai principi di fondo della manovra di liberalizzazione, di riuscire a dare una speranza di crescita al nostro Paese''.Insomma non sembrano esserci molti spiragli sulla materia. Ma il caro-assicurazioni sembra l’argomento più caldo di tutta la vicenda: secondo una stima dell'Amami, l'Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente, negli ultimi 15 anni le compagnie di assicurazione hanno aumentato il costo dei premi per le polizze del 250%. Cifre che aumentano in  maniera esponenziale per  i ginecologi e i chirurghi plastici. "Questi specialisti possono arrivare a pagare fino a 10 mila euro l'anno. Dieci volte di più di quanto paga un medico di famiglia o uno pneumologo". Parola di Maurizio Maggiorotti, presidente Amami che ha anche preparato una classifica dei più tartassati:  “Al primo posto in questa speciale classifica ci sono i ginecologi e i chirurgi plasticiche  non solo pagano premi altissimi, ma hanno anche difficoltà a trovare una compagnia disposta ad assicurarli. Spesso si ritrovano costretti a rivolgersi all'estero o a compagnie poco affidabili". A completare il podio dei camici bianchi che pagano di più per le assicurazioni troviamo gli ortopedici e i chirurghi. "Mediamente un ortopedico - spiega il numero uno dell'Amami - paga almeno 4 volte di più, ad esempio, di un dermatologo. Diciamo che grosso modo il premio può variare dai 3 ai 5 mila euro l'anno". Ma lo stesso vale anche per i professionisti del bisturi. "Anche per i chirurghi i prezzi delle polizze sono 'pesanti'. Soprattutto per i cardiochirurghi e gli specialisti della chirurgia vascolare", sottolinea Maggiorotti. A fare i conti con polizze costose anche i radiologi. "Per loro i prezzi possono variare dai 3 ai 5 mila euro l'anno. Per questi specialisti - aggiunge l'esperto - il rischio è legato soprattutto alla mancata diagnosi".L'Amami stima che oltre l'80% dei chirurghi abbia ricevuto o riceverà almeno una richiesta di risarcimento o un avviso di garanzia per presunta malpractice durante il corso della vita lavorativa. "Considerando la durata dei processi - spiega Maggiorotti - possiamo affermare che i camici bianchi italiani trascorrano un terzo della propria vita lavorativa sotto processo. Tuttavia, l'esperienza attuale ci porta a considerare che l'80% dei processi per malpractice si conclude con l'assoluzione del medico imputato".Difficile però fare una quantificazione degli errori medici. "Al momento - sottolinea il presidente dell'Amami - non esistono dati reali sull'argomento. Gli unici dati disponibili provengono dall'Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici) che considera sinistro ogni semplice richiesta di risarcimento o informazione di garanzia a prescindere dalla colpevolezza del medico. Altri dati sono forniti dal Rapporto Pit Salute del Tribunale del malato che raccoglie esclusivamente le lamentele dei pazienti anno per anno, rivolte a strutture sanitarie o singoli operatori medici e paramedici". Secondo i dati pubblicati sul sito dell'Ania, tra il 1994 e il 2007, il numero dei sinistri denunciati alle compagnie di assicurazione per le due coperture assicurative (responsabilità civile delle strutture sanitarie e responsabilità civile dei medici professionisti) si è più che triplicato, passando da circa 9.500 a quasi 30 mila. In particolare, se le denunce relative alle strutture sanitarie sono rimaste pressoché invariate negli ultimi quattro anni, quelle riguardanti i singoli medici hanno mostrato una costante crescita in quasi tutto il periodo di osservazione e particolarmente nell'ultimo anno a disposizione: 13.415 (+12,2% nel 2007).Riguardo ai dati però, per avere un quadro più chiaro l'Amami chiede l'istituzione di un Osservatorio dell'errore e del contenzioso paziente-medico. "Solo così - sottolinea Maggiorotti - si potranno ottenere i primi dati reali del fenomeno". Ma l'Associazione chiede anche l'assicurazione obbligatoria per le strutture sanitarie, e l'introduzione di una norma che renda obbligatorio il ricorso preventivo per risolvere queste controversie al di fuori delle aule dei tribunali.A incidere sul costo della polizza diverse variabili. Anche fra medici della stessa specialità. "Il premio può variare a seconda della compagnia e dell'età del professionista. Ma soprattutto - spiega Maggiorotti - dal 'curriculum' del camice bianco. Se ha già avuto richieste di risarcimento a suo carico il prezzo della polizza sale alle stelle. Anzi, rischia di essere addirittura disdettato per sinistrosità. E non serve una condanna di risarcimento. Basta una richiesta o un semplice avviso di garanzia da parte della procura". A pagare il dazio di questa situazione sono anche i cittadini. "Per evitare di incorrere in denunce o contenziosi infondati - spiega Maggiorotti - i medici oggi tendono a cautelarsi prescrivendo ricoveri, esami e farmaci in eccesso (i cui costi ricadono sulla collettività) o peggio tendono a evitare di trattare casi a rischio di insuccesso. Ne consegue - conclude - che il danno costituito dalle denunce infondate dirette ai medici finisce per ricadere anche sui cittadini".Ed infatti è ungrosso business, quello delle tantissime cause intentate contro i medici: “Tanto pagano le assicurazioni”, si fregano le mani i molti avvocati che quotidianamente frequentano gli ambienti ospedalieri, promettendo guadagni ai pazienti che si sentono lesi. È esattamente il rovescio della medaglia della cosiddetta “malasanità”. Ma qui le vittime sembrano piuttosto i medici, su cui gravano i costi delle assicurazioni. In un contesto di questo tipo spesso il medico è condizionato, tanto  che spesso agiscono piùper tutelarsi dagli incombenti contenziosi legali che non nell’interesse prettamente medico dei pazienti.  I medici che operano negli ospedali sono in parte coperti dalle assicurazioni di cui i vari nosocomi per lo più si dotano, ma i massimali sono bassi e per il professionista si rende comunque necessaria una polizza integrativa. Un ulteriore danno, difficile da compensare.