All’Enpam si studiano finanziamenti agevolati per i medici. I compensi ai vertici sono dovuti per statuto. Intanto arriva la tassa Rai su pc e smartphone

Silvio Campione | 20/02/2012 18:46

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Per il momento si tratta solo d’indiscrezioni, ma, secondo alcune fonti bene informate, in una delle prossime riunioni del Consiglio dell’Enpam sarà trattata la questione dei finanziamenti a tasso agevolato per i medici. Se ne parla da tempo, ed è una richiesta che anche i camici bianchi stanno caldeggiando, come confermato dai commenti postati su Dottnet. I vertici della Cassa di previdenza stanno mettendo a punto un piano che potrà, dunque, offrire agli iscritti finanziamenti agevolati per l’attività professionale con tassi ben più competitivi rispetto a quelli normalmente praticati.

Una nota riguarda, poi, i risultati del nostro sondaggio sul gradimento dell’Ente da parte dei camici bianchi, in particolare quando  domandavamo “L’art. 23 dello statuto dell’ENPAM  prevede per i consiglieri il solo rimborso spese senza gettoni di presenza. Lei è al corrente che invece sono erogati compensi?”: l’articolo 13 dello Statuto Enpam spiega che spetta al  Consiglio nazionale stabilire il compenso destinati ai vertici (“determinare la misura del compenso annuo spettante al Presidente, ai vice Presidenti, ai componenti del Consiglio di amministrazione ed ai componenti del Collegio dei sindaci nonché dell’importo del gettone di presenza per la partecipazione alle riunioni degli organi dell’Ente e delle commissioni di cui al successivo comma 4 dell’art. 17”). Insomma lo stipendio è dovuto, certo, ma la questione è che gl’iscritti all’Enpam non lo sanno: chi lavora e si assume responsabilità, anche notevoli come in questo caso, deve senza dubbio essere retribuito e non solo con un gettone di presenza. Ma – come per altro ha sottolineato in un suo documento il presidente dell’Ordine di Latina al quale ci siamo richiamati – ciò che colpisce è l’entità del compenso che, tuttavia, ha subito un taglio del 10 per cento dallo scorso gennaio per la stessa volontà degli organi gestionali. Non è molto rispetto a chi ne chiedeva una decurtazione del 50%, ma è già un primo segnale. L’articolo 23 dello Statuto parla di rimborsi spese che devono essere riconosciuti (“Acoloro che partecipano alle riunioni del Consiglio nazionale, del Consiglio di amministrazione, del Comitato esecutivo, del Collegio dei sindaci, degli organismi consultivi e delle commissioni di cui ai commi 3 e 4 dell’art. 17, spetta il rimborso di tutte le spese sostenute e documentate per il raggiungimento della sede delle riunioni e la permanenza nella stessa”).

L’imposta Rai su computer e smartphone: tassati medici e studi professionali

Intanto nuove imposte si stanno materializzando all’orizzonte. Questa volta il balzello, da 980 milioni di euro, è firmato Rai per la quale se in  studio professionale c’è un computer, oppure un semplice monitor, uno smartphone, un iPad, un qualsiasi strumento atto o adattabile a ricevere le trasmissioni tv, anche se non collegato ad Internet, occorre pagare un canone tv speciale, da almeno 200 euro. E chi si domanda se è lecito, possiamo rispondere che è nelle sue facoltà: basta rispolverare una norma del Ventennio Fascista, opportunamente adattata (il Regio Decreto Legge 246/1938 e il Decreto Legislativo Luogotenziale 458/1944), che stabilisce l’obbligo del pagamento di un canone a carico di chi “detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni”. E così studi professionali,  medici di base (obbligati in passato a dotarsi di palmare per la spedizione dei certificati online), farmacisti e  veterinari stanno ricevendo in queste ore il perentorio sollecito a pagare il canone Rai speciale sul presupposto che posseggano almeno un computer. Ed è dal 2007 che l’Aduc si sbatte invano presso Rai, autorità fiscali e persino il Parlamento (sei interrogazioni) per sapere se siano obbligati a pagare anche i turisti stranieri che varcano il confine con uno smarthphone o un iPad atto a ricevere le trasmissioni Rai. La rivolta delle categorie non si è fatta attendere. Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg, principale sindacato dei medici di famiglia, invita gli associati a non pagare.

Il commento dello Snami

"Noi non guardiamo la TV nei nostri computer, li usiamo per lavorare> esordisce Angelo Testa, Presidente Nazionale dello SNAMI, particolarmente stizzito per quello che definisce testualmente l'ennesimo indecente attacco mortificantenei confronti della classe medica". Il riferimento è alla richiesta pervenuta ai medici, ma anche ad altri professionisti, del pagamento di 400 euro annuali. "Molti Colleghi, infatti, ci segnalano di aver ricevuto una  lettera dalla RAI con oggetto: abbonamento speciale alla televisione , in cui si informa che per le vigenti normative (art. 27 del R.D.L. Del 21-2-1938 n° 246 e art. 16 della L. 23-12-1999 n° 488 ), vi è l'obbligo del pagamento di un abbonamento speciale a chi è in possesso di un computer. L'imposta è richiesta anche in assenza di televisori nello studio professionale   per la sola presenza di strumenti atti a ricevere, anche potenzialmente,le frequenze della tv di Stato". "Già le associazioni dei Veterinari per lo stesso motivo avevano presentato,tramite dei parlamentari,una interrogazione al Ministro Monti e al Ministro  Passera, e così lo stesso faranno i Medici perché ci sia,attraverso un emendamento al decreto-liberalizzazioni,una modifica urgente delle leggi di riferimento" "Utilizziamo i PC - ribadisce il Presidente del Sindacato Autonomo - per svolgere il nostro lavoro secondo quanto previsto dal contratto della Medicina Generale, non per guardare i programmi Rai".  "Se, come forma di protesta, ci costringessero a tornareal cartaceo,con tanti saluti alla modernizzazione e semplificazione, ci sarebbe la  paralisi della sanità in 24 ore. Via i certificati di invalidità e di malattia on line, no alle ricette redatte al pc, no ai collegamenti tra medici e con le altre strutture sanitarie, spento il filo diretto al Progetto Sole in Emilia Romagna, al SISS in Lombardia ed ad altri sistemi regionali. Si allungherebbero i tempi negli ambulatori anche dell'80%, con  notevoli ripercussioni negative sui tempi d’attesa. Stiamo allertando i nostri avvocati per un'azione dura come risposta a questo ennesima richiesta di denaro - conclude il Presidente dello Snami -.Ci opporremo in tutte le maniere,a questo ulteriore ingiustificato attacco alla classe medica che già sta dando il suo notevole contributo alla risoluzione della crisi, continuando a lavorare  con i contratti bloccati ed il potere d’acquisto sempre minore.

Ecco l'interpretazione della commissione fisco della Fimmg:

La questione concernente l’applicazione del canone RAI a contribuenti che posseggano apparecchiature diverse da radio e televisioni (che tradizionalmente scontano l’imposta) non è stata ancora risolta in modo univoco ed incontestabile. Con la Risoluzione n. 102/E del 19 marzo 2008, l’Agenzia delle Entrate ha risposto ad una richiesta di chiarimenti presentata dall’ADUC (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori) che verteva proprio sulla estendibilità del canone RAI anche ad apparecchiature digitali o multimediali diverse da quelle sulle quali il canone è stato applicato, cioè televisori e radio. L’ADUC ha chiesto all’Agenzia se alla nozione di apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni (soggetto al pagamento del canone ai sensi del Regio decreto legge n. 246 del 1938) siano riconducibili, tra gli altri, computer, modem, monitor, videotelefoni. Dal canto suo, l’Agenzia delle Entrate si è ritenuta non competente a chiarire a quali di questi apparecchi debba applicarsi il canone ed ha ritenuto competente per la risoluzione della questione il Ministero delle Comunicazioni (oggi Ministero dello Sviluppo Economico), invitandolo, con nota 67800 del 2007, a pronunciarsi sulla questione. Ad oggi, per quanto ci consta, non sussiste nessun atto ufficiale del Ministero che abbia accolto la richiesta dell’Agenzia delle Entrate, per cui sembra non esserci ancora una risposta certa, tale da fugare qualsiasi dubbio sulla questione. Il sito ufficiale della Rai ricomprende tra i soggetti obbligati al pagamento del canone speciale anche gli studi professionali; tuttavia occorre precisare che sul sito si fa riferimento al canone speciale dovuto per il possesso di TV o radio, non anche per al possesso di altre apparecchiature. Da ciò, quindi, si potrebbe asserire che non esiste alcun provvedimento, né di natura legislativa, né di natura amministrativo - regolamentare, che consenta di affermare che anche il possesso di apparecchiature elettroniche diverse da Tv e radio comporti l’automatico obbligo di pagare il canone Rai. Un ulteriore punto che deve necessariamente essere preso in considerazione è il seguente: quando anche si ammettesse che il canone debba applicarsi anche a coloro che posseggono apparecchi quali computer o videotelefonini, si dovrebbe valutare attentamente l’uso al quale tali apparecchi siano destinati. Nel caso in cui il possesso di tali apparecchi elettronici sia giustificato da esigenze professionali ovvero, ancor di più, nel caso in cui il possesso di tali apparecchi sia imposto da accordi o contratti cogenti ed inderogabili che vincolino il possessore, non si può imporre sic et simpliciter il pagamento del canone. La situazione di colui che è tenuto al possesso di un computer per esigenze ed obblighi professionali è ben diversa da quella di un comune privato che possiede un computer per scopi personali; e di tale diversità non si può non (rectius: si deve) tener conto in sede di estendibilità del canone rai.  Nel caso del medico di medicina generale, tale professionista, in forza di un accordo vincolante con il Servizio Sanitario Nazionale (e non quindi in base ad una libera scelta in tal senso) è obbligato a possedere un computer per effettuare tutta una serie di adempimenti che gli sono imposti dall’accordo su indicato (trasmissione on line dei certificati INPS, adempimenti in tema di trasmissione dati, ecc…). Riteniamo di poter sostenere che non può pretendersi a prescrindere il pagamento del canone di abbonamento televisivo da parte di tale soggetto, in primo luogo, perché l'utilizzo del computer esula da qualsiasi fruizione di servizi visivi od audiovisivi Rai; in secondo luogo, perché il possesso dell’apparecchiatura, occorre ribadirlo, non è il frutto di una libera scelta del professionista, ma deriva dal corretto adempimento degli accordi con il Servizio Sanitario Nazionale, ai quali il medico non può non adeguarsi. Considerato quanto sopra riteniamo che la richiesta di pagamento da parte della Rai non determini, a prescindere, nei confronti del Medico di Medicina Generale la debenza del canone.