Fimmg, tra il 2011 e il 2017 undici milioni d’italiani senza mmg. Oliveti (Enpam): dal 2015 al 2025 in pensione 40mila professionisti. Cassazione, sì al risarcimento specializzandi. Dietro front della Rai sul canone per pc

Redazione DottNet | 21/02/2012 19:17

Se nei pronto soccorso la situazione e' difficile, anche il futuro per i cittadini che fanno riferimento ai medici di medicina generale non e' roseo. Sono infatti 11 milioni gli italiani che tra il 2007 e il 2017 sono rimasti e rimarranno senza medico di medicina generale, per il saldo negativo tra le nuove leve e quelli che vanno in pensione. A calcolarlo e' la Fimmg (Federazione italiana medici medicina generale) nel documento sulla Rifondazione della medicina generale, che e' all'esame della Conferenza Stato-Regioni nell'ambito della discussione sul Patto per la salute.

Nel documento, elaborato nel 2007, si spiega infatti che ogni anno si formano 1.560 medici di medicina generale, che diventano 15.600 nel periodo compreso tra il 2007 e il 2017, entro cui andranno in pensione 25.500 medici. Il saldo dunque tra i medici formati e quelli che terminano l'attivita' lavorativa e' negativo e pari a 9.900. Il che corrisponde a 11 milioni di italiani, cioe' 1 su 6, senza medico nell'arco di 10 anni.  Ma secondo Alberto Oliveti, vicepresidente dell'Enpam (l'ente di previdenza dei medici), la prospettiva e' ancora piu' fosca. ''Il fondo per la medicina generale comprende 25mila pensionati e 70mila iscritti, di cui 47mila medici di famiglia, 14-15mila guardie mediche e quasi 10mila pediatri. Ogni anno vanno in pensione circa 1-1.500 medici, ma dal 2015 al 2025 si calcola, in base alla stratificazione dell'eta', che andranno in pensione 40mila medici, quindi a rimanere senza medico, in 10 anni, potrebbero essere 25 milioni di cittadini''.

Specializzandi, la Cassazione ripristina il diritto al risarcimento

La Cassazione ripristina il diritto al risarcimento dei medici ex specializzandi (1983-1991). Lo afferma, in una nota, la Fp-Cgil Medici. ''La sentenza della Cassazione del 19 gennaio 2012 stabilisce che la riduzione della prescrizione a 5 anni, contenuta nella Legge di Stabilita', ha efficacia dal 1 gennaio 2012 e pertanto non e' retroattiva'', spiega il sindacato, precisando che in questo modo ''sono salvi i diritti al risarcimento di migliaia di medici che nel corso degli anni hanno presentato i ricorsi''. Secondo Nicola Preiti, coordinatore nazionale Fp-CGil Medici della medicina convenzionata, ''viene vanificato il tentativo di compromettere il diritto al giusto risarcimento dei medici. Avevamo immediatamente denunciato il trucco e promosso emendamenti soppressivi della norma. Questo subdolo sotterfugio, tipico di una vecchia politica arrogante, non poteva funzionare. I fatti ci danno ragione''. Adesso ''si ponga fine a un contenzioso pluridecennale - aggiunge Massimo Cozza, segretario nazionale Fp-Cgil Medici - riconoscendo i diritti sanciti dall'Europa ai medici pubblici gia' duramente colpiti dalle manovre''.

La Fimmg e il pronto soccorso

E sul problema pronto-soccorso i medici di base si dicono pronti ad  un confronto con il ministro della salute Renato Balduzzi sulla revisione dell'assistenza primaria sul territorio per frenare l'afflusso agli ospedali. Il ministro ha parlato di una revisione del Patto sulla Salute in ciò l'assistenza territoriale si possa organizzare 7 giorni su 7 anziche' di 5 giorni alla settimana. ''Non si puo' pensare che sia il singolo medico di famiglia disponibile 7 giorni su 7 - dice Fiorenzo Corti della Fimmg - ma occorre ripensare e riorganizzare la medicina del territorio; la proposta che abbiamo iniziato a fare gia' da alcuni anni ci auguriamo possa trovare un interlocutore valido. Ci sono diverse situazioni regionali che dovranno essere prese in considerazione. La medicina generale - sottolinea Corti - non e' l'ambulatorio del medico di famiglia ma l'area dell'assistenza primaria territoriale che prevede che i medici di famiglia si associno tra loro, che ci siano medici con compiti di rapporto di fiducia con i pazienti e altri che si occupino di aspetti organizzativi''.

Le priorità del Governo in campo sanitario

 Inizia mercoledi' pomeriggio la maratona che entro il 30 aprile dovra' portare le Regioni e il Governo a siglare il nuovo Patto per la Salute 2012-2015 e la proposta di riparto tra le Regioni delle disponibilità finanziarie per il Servizio Sanitario Nazionale per l'anno 2012. Gli argomenti sul tavolo sono molti: il nuovo Patto pone le basi nella sanita' per i prossimi anni, fino al 2015, mentre per quanto riguarda i criteri per il riparto del Fondo sanitario, che ammonta a 108,779,684 miliardi di euro, il ministro della Salute, Renato Balduzzi, nei giorni scorsi ha fatto qualche piccola apertura alla 'deprivazione', sostenendo che "non è bene cambiare radicalmente le regole, però qualche piccola sperimentazione che ci aiuti a capire come l'indice di deprivazione può essere utile per determinare il riparto delle spese, si può fare''. Un tema, quello della deprivazione - ovvero il concetto per cui il riparto dei fondi sanitari deve avvenire anche in base alle condizioni socio-economiche del territorio - che tanto ha diviso, negli ultimi anni, le Regioni: quelle del sud che chiedono che si tenga conto delle condizioni socio-economiche delle popolazioni, notoriamente piu' critiche al Mezzogiorno, e quelle del nord, che insistono sui criteri tradizionali, ovvero il conteggio della popolazione e il 'peso' degli anziani. ''Età e popolazione sono criteri importanti, ma che possono non essere gli unici", ha osservato Balduzzi, che ha auspicato una riflessione e immaginato delle sperimentazioni 'nel piccolo'. Il ministro nei giorni scorsi ha poi detto chiaramente che intende rivedere il sistema dei ticket e delle esenzioni. ''Non e' detto ad esempio che l'esenzione per patologia debba continuare a essere svincolata dal reddito. Stessa cosa per le esenzioni in base all'eta''', ha sostenuto Balduzzi, secondo il quale ''bisognera' poi prevedere piu' fasce di reddito calcolate in base alla composizione del nucleo familiare, considerando non solo il numero di componenti ma anche la presenza di anziani o disabili''. Il Patto per la Salute entrera' anche nel merito dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza: ''l'ultima versione e' composta da circa seimila prestazioni. Applicando il criterio dell'appropriatezza e con un lavoro di cesello facciamo uscire quelle oramai obsolete, ma entrano nuove cure per le malattie rare, la tutela della disabilita' e l'epidurale'', ha detto il ministro, ''che - ha osservato - serve anche a contrastare l'inappropriatezza di molti parti cesarei''. E ancora, per il titolare del dicastero della Sanita', parlando a proposito degli ultimi casi di malasanita', ''dobbiamo cogliere l'occasione del Patto per la Salute per rimettere in moto le forze di cui disponiamo, ogni elemento del sistema sanitario italiano deve sentirsi responsabilizzato''. La stessa rete dei medici di famiglia, nelle intenzioni di Balduzzi, dovra' funzionare 7 giorni la settimana su 7 e non piu' 5 su 7 come oggi. Riuscira' tutto questo a conciliarsi con le diverse volonta' ed esigenze delle Regioni? Gli incontri tra il ministro e i governatori sono iniziati, gia' da alcune settimane, ma poi si sono interrotti a causa del maltempo che ha bloccato l'Italia. La Conferenza delle Regioni, in una seduta straordinaria che iniziera' in serata e proseguira' giovedi' 23, riprendera' il bandolo della matassa ma non sara' questa una seduta definitiva: serve infatti altro tempo per ''cucinare la tanta carne al fuoco che speriamo si cuocia bene'', ha detto scherzando l'assessore della Regione Umbria alla Sanita', Franco Tomassoni. Tutti hanno pero' interesse a chiudere la partita entro il 30 aprile e a tenere 'uniti' il riparto del Fondo sanitario da oltre 108 miliardi al nuovo Patto per la Salute. Vedremo presto come andra'

La Rai fa dietro front sul canone

Medici e professionisti della sanità possono tirare un respiro di sollievo. La Rai ha rinunciato al canone su pc, tablet e smartphone dopo un  confronto con il ministero dello Sviluppo Economico. La svolta c'è stata perché il ministero ha dato un'interpretazione della norma del 1938 relativa al canone che esclude quei prodotti dal pagamento.
La Rai ha accolto quest'interpretazione, dopo un breve contraddittorio. DI fondo, il ministero ha fatto notare a Rai che sarebbe stato assurdo imporre un pagamento che avrebbe certo penalizzato lo sviluppo del digitale in Italia, proprio in una fase in cui il Paese sta cercando di potenziarlo. Lo stesso parere è arrivato da Confindustria Digitale. "Un'assurda forzatura giuridica, ma soprattutto un'iniziativa fuori dal tempo e in totale contrasto con gli obiettivi dell'agenda digitale e gli sforzi che si stanno mettendo in atto per rilanciare la crescita del Paese", ha detto il presidente Stefano Parisi, sul "balzello che la Rai vorrebbe imporre a imprese e professionisti per il possesso di pc, tablet e smartphone".  "Innanzitutto va chiarito - continua Parisi - che i pc non sono stati concepiti per la ricezione di trasmissioni radiotelevisive, ma per innovare l'organizzazione del lavoro e la comunicazione. Il fatto che possano ricevere segnali televisivi lo si deve al processo evolutivo del mondo digitale,

 di cui lo stesso settore radio tv ha fortemente beneficiato per il suo sviluppo. Quindi l'estensione del canone Rai agli apparati dell'Ict, la pretesa di associarlo alla titolarità di un abbonamento a banda larga, il richiamarsi a una legge del '38 per tassare tecnologie del duemila, sono frutto di un'interpretazione del tutto arbitraria non supportata da alcun riferimento legislativo". Il ministero è d'accordo e Rai deve seguire.

Il caso della donna abbandonata al Pronto Soccorso: conseguenza dei tagli

Una situazione gravissima, quella dei pronto soccorso e della sanita' sopratutto nelle regioni in 'rosso', destinata anche a peggiorare se non si interverra' subito, ed e' conseguenza di una politica sanitaria fatta di tagli, spesso indiscriminati. La vicenda del Pronto Soccorso dell'Umberto I di Roma riporta in prima pagina la crisi della sanita' italiana, e sono i molti ad indicare proprio nei tagli alle risorse le cause dei disservizi. "La sanità pubblica italiana - afferma Luigi Presenti, presidente dell'Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi)- è allo stremo. Il caso verificatosi al Policlinico Umberto I di Roma è legato, come altri casi verificatisi di recente, alle ormai sempre più importanti riduzioni delle risorse per la sanità pubblica". Interviene anche il presidente della commissione d'Inchiesta sugli errori sanitari, Leoluca Orlando, secondo il quale "é importante sottolineare che i disagi riscontrati nel Lazio non sono un'eccezione, ma sono un male ormai endemico che si riscontra, in generale, anche nelle altre Regioni sottoposte a Piano di Rientro: Campania, Calabria, Sicilia". A questo proposito, Orlando definisce "drammatiche", ad esempio, "le condizioni del Pronto Soccorso del Cardarelli di Napoli, così come al Loreto Mare, dove pazienti parcheggiati in barella nei corridoi sono una costante e i dirigenti denunciano, da mesi, sovraccarico di lavoro e continua carenza di organico a fronte di un costante aumento degli accessi al Pronto Soccorso". Il ''gravissimo episodio del Policlinico come quello del San Camillo, non e' un caso isolato": ad affermarlo è l'Fp-Cgil e la Cgil Medici, spiegando che "tagliando in modo indiscriminato posti letto ospedalieri ma non si costruiscono reali alternative sul territorio aperte h24 a partire dalla valorizzazione di tutti i medici convenzionati". "Quando i tagli alla sanità portano a conseguenze come quelle accadute all'Umberto I, vuol che è stato raschiato il fondo, per cui è necessario invertire il senso di marcia". E' l'opinione di Antonio Palagiano, responsabile sanità dell'Italia dei Valori, secondo il quale "non si tratta di un banale disservizio, di un'attesa più lunga o di un errore in campo sanitario. Si tratta di un orrore in campo umano prima e organizzativo poi che priva il malato della propria dignità, quando è inerme e non può reagire".

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