Balduzzi, la medicina di base salverà i pronto soccorso: ambulatori aperti dalle 8 alle 20 sette giorni su sette. Come saranno rimborsati gli mmg?

Redazione DottNet | 22/02/2012 15:47

''E' arrivato il momento per una medicina di base 7 giorni su 7 e per ambulatori aperti dalle 8 alle 20''. E' questa la via indicata dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, per disincentivare gli accessi inappropriati ai Pronto soccorso: ''Ho gia' verificato - ha detto il ministro - la disponibilita' dei medici''. Riferendosi quindi ai codici bianchi al Pronto soccorso, diventati a pagamento, Balduzzi ha sottolineato come cio' sia risultato solo ''parzialmente deterrente'' ai fini della disincentivazione degli accessi inappropriati: ''Non abbiamo ancora dati precisi - ha precisato il ministro - ed esistono delle zone 'grigie' tra i codici di accesso. C'e' stata comunque una diminuzione complessiva degli accessi, ma - ha concluso - ancora non basta''.

Il ministro si e' detto poi ''moderatamente ottimista'' che nel prossimo Patto per la Salute, che Regioni e ministero hanno l'obiettivo di portare a casa entro il 30 aprile, ''si possa ragionare'' appunto della riorganizzazione della medicina territoriale, per dare risposte al sovraffollamento dei Pronto Soccorso. Gli accessi, ha ricordato il ministro sono ''quasi 23 milioni l'anno'', ma solo ''il 15% sbocca poi in un ricovero'' mentre ''l'85% dei pazienti viene dimesso dal Pronto soccorso. Di questi e' evidente che c'e' una parte, difficilmente calcolabile, di accesso inappropriato''. Ma ''non e' problema dei Pronto Soccorso'', che devono comunque avere ''regole operative per poter smaltire iper-afflussi''. E' un problema di ''relazione ospedale-territorio. Io - ha ricordato il ministro - ho chiesto ai medici di medicina generale di arrivare finalmente'' ad avere la medicina territoriale operativa ''dalle 8 alle 20 e 7 giorni su 7 e ho trovato buona rispondenza, gia' nel tavolo aperto nelle scorse settimane''.

Patto per salute

Se si riuscira' a raggiungere un'intesa per un ''bel Patto per la Salute completo'' che ''tenga in equilibrio i conti e la qualita' dei servizi'', si potra' ''andare ad un tavolo in cui possiamo riproporre la questione fabbisogno'', aggiunge Balduzzi.A Polverini, che ribadiva la preoccupazione dei governatori per i tagli di 8 miliardi al Fondo Sanitario Nazionale per il prossimo biennio, previsti dalle manovre del 2011 targate Tremonti, Balduzzi ha risposto che ''intanto la sanita' deve dimostrarsi all'altezza del momento difficile che stiamo vivendo'' arrivando appunto a redigere un nuovo Patto per la Salute che punti in primis sulla riorganizzazione e razionalizzazione di risorse e servizi. A quel punto si potra' anche pensare di chiedere al ministero dell'Economia di rivalutare ''il fabbisogno''.''Nel nuovo Patto della Salute e' intendimento sia del ministro che delle Regioni di inserire e portare alla fine il percorso dei cosiddetti nuovi Lea (livelli essenziali di assistenza), quelli fermi al 2008. Evidentemente c'e' un problema di compatibilita' finanziaria che speriamo di poter superare''. 'Non e' piu' il tempo delle promesse - precisa il ministro - pero' possiamo dire che con il Patto della Salute e' ripresa la partita dei Lea. Non siamo indovini sugli esiti ma almeno la partita e' ripresa''. Per il ministro ''non e' un caso che il Patto della Salute sia inserito nella manovra attuativa - sottolinea - perche' solo un nuovo Patto della Salute puo' consentire di reggere la limitatezza delle risorse''.Con la bozza del nuovo Patto per la salute 2013-2015 si introduce ''il pagamento del ticket per le prestazioni volte alla diagnosi delle malattie croniche e rare'', inoltre ''viene cancellato, il diritto all'erogazione gratuita dell'assistenza protesica'' e sono anche previsti ''ticket sugli alimenti per celiaci, prodotti per diabetici, pannoloni e ossigeno domiciliare''. Lo denuncia Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, che chiede di inserire nell'agenda delle politiche sanitarie pubbliche, già a partire dal Patto per la Salute, un 'Piano strategico nazionale di azione sulle patologie croniche e rare'. Nella bozza di Patto per la Salute, sottolinea il Tdm, si prevedono ''interventi gravi sui diritti dei cittadini: Il Tavolo per il Patto - e' l'invito - includa le associazioni civiche per garantire un'ottica non solo economicistica''. ''Esprimiamo forte preoccupazione - afferma l'associazione - per le misure contenute nella bozza di Patto, poiché questo mira a recuperare il taglio degli 8 mld di euro al Fondo sanitario nazionale per gli anni 2013 e 2014 attraverso una rimodulazione al ribasso degli attuali Livelli Essenziali di Assistenza e uno straordinario aumento dei ticket pagati dai cittadini''. Di fatto, afferma il responsabile del Coordinamento nazionale Associazioni Malati Cronici (CNAMC) di Cittadinanzattiva, Tonino Aceti, ''si introduce il pagamento del ticket per le prestazioni volte alla diagnosi e al monitoraggio delle malattie croniche e rare al contrario di quanto previsto dal dd.mm. 329/99 e 279/01; viene cancellato, con l'introduzione del principio del co-payment, il diritto all'erogazione gratuita dell'assistenza protesica prevista dal Decreto 332 del '99''. A questo, prosegue, ''vengono aggiunti ticket sugli alimenti per celiaci, prodotti per diabetici, pannoloni e ossigeno domiciliare. Praticamente viene scaricato sugli assistiti il costo di una buona fetta di assistenza che oggi è garantita dal Ssn''. Viene anche proposta, conclude Aceti, ''l'abolizione della quota di finanziamento finalizzato del Fondo Sanitario nazionale per AIDS e Fibrosi Cistica, con messa a disposizione delle Regioni delle risorse dedicate nel fondo indistinto''.

 

Malattie rare

''Dentro i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), una parte molto importante e' rappresentata dalle allora, nel 2008, 109 malattie rare che dovevano essere inserite ed e' possibile che dal 2008 ad oggi ci possa essere qualche ritocco sul numero, in aumento'', sottolinea  Renato Balduzzi. A proposito di malattie rare c’è da registrare l’intervento di Enrico Garaci, presidente dell’Iss sul  Registro Nazionale delle malattie rare che copre oltre il 90% dell'intero territorio nazionale e raccoglie i dati provenienti da quasi tutte le regioni''. ''Si tratta di uno sforzo molto importante vista la difficolta' di censire le malattie rare - aggiunge Garaci - dovuta alla difficolta' di diagnosi ma anche alla difficolta' di dotarsi di infrastrutture, nonche' alle scarse conoscenze scientifiche ed ad una limitata presenza di reti che nelle altre malattie e' molto piu' facile realizzare''. Il presidente dell'Iss ha sottolineato la stretta collaborazione esistente in questo campo tra l'Istituto, il ministero della Salute, le Regioni e le associazioni di pazienti. ''Nel triennio 2007-2010 il Registro Nazionale ha censito 485 diverse malattie rare - rileva il presidente dell'Iss - quelle piu' frequenti sono relative al sistema nervoso e agli organi di senso e rappresentano il 21,05% del totale''. In Italia esiste un elaborato sistema di coordinamento sulle malattie rare che si basa su tre livelli: un sistema di sorveglianza rappresentato dai presidi che hanno il compito di raccogliere i dati, i registri regionali o interregionali e il Registro Nazionale.(

Umberto I, sospesi i medici per la malata legata alla barella

Il caso della donna tenuta legata per quattro giorni al pronto soccorso dell'Umberto I di Roma provoca le prime clamorose conseguenze. Sono stati sospesi dalle funzioni per 90 giorni i due dirigenti del Dipartimento emergenza e accettazione (Dea) del Policlinico, finito sotto tiro per la vicenda della malata di Alzheimer legata a una barella nella cosiddetta 'piazzetta'. Un caso nel quale gli ispettori del ministero della Salute hanno individuato ben 12 ''criticita''', tra cui il ritardo nella nutrizione e le mancate richieste di posto letto per il trasferimento della paziente. Il provvedimento di sospensione riguarda il direttore del Dea dell'Umberto I, Claudio Modini, e il coordinatore dell'area medica, Giuliano Bertazzoni. Lo ha deciso il direttore generale dell'Umberto I Antonio Capparelli dopo una riunione dei principali dirigenti sanitari di Roma e del Lazio con il governatore Renata Polverini. ''Chi ha sbagliato deve pagare'', ha detto Polverini, secondo la quale in vista del picco dell'influenza i pronto soccorso erano stati rafforzati e i problemi che si sono verificati sono stati ''organizzativi''. ''Un'ingiustizia che andra' motivata - ha detto Modini sulla sospensione -. Ho sempre fatto tutto quello che era il mio dovere''. Prima di essere sospeso aveva rettificato la versione circolata inizialmente. ''La donna non era in coma - aveva detto -. Probabilmente c'e' stato un errore di comunicazione tra i medici. Era completamente lucida e in agitazione psicomotoria e ieri e' stata trasferita dal pronto soccorso al reparto di neurologia''. E nelle corsie del policlinico romano c'e' chi mormora che tutta questa bufera sia venuta fuori per screditare le professionalita' dell'ospedale.

I pronto soccorso nel resto dell’Europa

I pronto soccorso vivono anche nel resto d'Europa le loro difficolta'. Senza arrivare ai casi clamorosi italiani, soprattutto nelle grandi citta' si combatte per contenere i tempi di attesa e in Gb e' stato fissato un tetto massimo di 4 ore.

SPAGNA - Durante la campagna per le politiche di 20 novembre i due candidati premier, il socialista Alfredo Rubalcaba e il popolare Mariano Rajoy, oggi capo del governo, hanno ripetuto a iosa che il servizio sanitario spagnolo e' ''fra i migliori del mondo''. Un netto miglioramento e' effettivamente intervenuto negli ultimi 30 anni, nel pubblico come nel privato, con livelli di qualita' diversi a seconda di citta' e regioni. Le urgenze rimangono in diverse aree del paese il punto debole del sistema, con, secondo un recente rapporto del ministero della sanita', un diffuso problema di saturazione. Conseguenze: tempi di attesa medi da una a quattro ore, occupazione oltre il 100%, pazienti allineati nei corridoi. La stampa, senza citare episodi gravi parla in questi giorni di 'caos totale'' nelle urgenze di Vigo in Galizia, di 'collasso' in quelle di Son Espases a Maiorca e di Cruces nei Paesi Baschi, di letti in fila nei corridoi a Alicante. E nel paese cresce la preoccupazione per l'impatto degli ultimi tagli antideficit decisi dal governo centrale e da quelli regionali su sanita' (-5 miliardi nel 2012) e urgenze in particolare.

REGNO UNITO - I pronto soccorso Accidents and Emergency Departments dipendono dal National Health Service e forniscono servizi a tutti i pazienti, cittadini e non cittadini, residenti e non residenti a prescindere dalla possibilita' di pagare. Dal 2002 il ministero della Sanita' ha imposto un tetto di quattro ore massimo entro cui il 98 per cento dei pazienti doveva essere visitato e ammesso in ospedale oppure mandato a casa. Oltre venti milioni di persone ricorrono in Gran Bretagna ogni anno al pronto soccorso. Le linee guida del ministero della sanita' per l'ammissione includono casi di perdita di conoscenza, stati confusionali acuti, dolore al petto forte e persistente, difficolta' di respiro, emorragie gravi che non si possono fermare. In tutti gli altri casi, per evitare intasamenti, si consiglia il ricorso agli ambulatori del servizio sanitario nazionale o al medico di base. La maggior parte dei pronto soccorso operano 24 ore al giorno 365 giorni all'anno. All'arrivo e' un infermiera o un medico che valuta la situazione e decide il da farsi.

FRANCIA - Ci sono 625 servizi di Pronto soccorso, le cosiddette 'Urgences', distribuiti su tutto il territorio nazionale. Nel 2008, hanno ricevuto oltre 15 milioni di persone, un milione in piu' rispetto al 2004. Un paziente che arriva al Pronto soccorso ci rimane in media 3 ore e 40. Nelle grandi citta', come Parigi, Lilla o Marsiglia, l'affluenza dei pazienti e' spesso superiore alla capacita' ricettiva, il che crea lunghe attese. Non mancano gravi disfunzioni, spesso legate allo spazio, molto ridotto rispetto alle richieste. Altro nodo, la scarsita' del personale infermieristico.

 

Medici di base: tra guadagni e costi aggiuntivi

 

Il super lavoro che andrà a gravare sui medici di base come sarà ripagato, considerando anche i costi aggiuntivi tra cui lo stipendio al collaboratore che diventerà giocoforza indispensabile? Su questo aspettiamo una risposta, in particolare dalle organizzazioni sindacali. Intanto vediamo quanto riesce a incassare un medico di medicina generale in linea di massima (e anche su questa voce ci aspettiamo vostri commenti e precisazioni): innanzitutto chi opera in uno studio per 12 ore, cioè aperto dalla mattina alle 8 alla sera alle 20, ha un’indennità che gli altri colleghi della stessa categoria non percepiscono, pari a 1200 euro lordi al mese. Infatti non tutti i medici hanno lo stesso orario di lavoro: si va dalle 5 ore settimanali di un medico che ha fino a 500 pazienti, alle 10 ore per chi ne ha da 500 a 1.000 e 15 ore settimanali per il medico che ha da 1.000 a 1.500 iscritti. E quindi lo stipendio varia in base al numero degli assistiti dipende,  una prestazione che la Asl tassa al 20% di ritenuta d’acconto: per cui con mille iscritti il medico riscuote 80 mila euro lordi annui, con 1.500 ne riscuote 120.000, con 500 arriva a 40 mila. Quest’ultimo caso però in pratica non si verifica quasi mai perché questi medici sono per la maggior parte impegnati, per esempio, nella Guardia medica da cui riscuotono un altro stipendio che va a pareggiare quello dei colleghi con più pazienti. I dati statistici riferiti al 2008 riferiscono  che in media ogni medico ha 1.114 assistiti: il 46% si colloca tra i 1.000 ed i 1.500 pazienti, ed il 21% va oltre i 1.500. le indennità hanno un ruolo non secondario nel guadagno mensile, indennità che in alcuni casi possono arrivare anche a 6/7 mila euro al mese: il massimalista con 1.500 pazienti con il corrispondente introito percepisce un’indennità di altri 1.200 euro mensili (sempre lordi) solo perché opera in uno studio per dodici ore, come in effetti imporrebbe la normativa ideata da Balduzzi. A questi vanno aggiunti  74 euro al mese per  il computer, le prestazioni per l’Assistenza domiciliare integrata o per le medicazioni o per i vaccini praticati in studio, le partecipazioni a Progetti obiettivo della regione o del Ministero, le schede per le ricerche sanitarie, le partecipazioni a commissioni mediche, i rimborsi per il funzionamento dello studio professionale, il pagamento per una serie di certificati, come per le attività sportive (gratuite per molti camici bianchi).

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