Generici, ponete le vostre domande, le gireremo agli esperti del settore. Intanto dalla Francia dubbi sulla loro efficacia. Di Lascio (Ordine di Ferrara): il Governo deve fare chiarezza. Denuncia di un Mmg: se non prescrivi ti cambiano

Redazione DottNet | 28/02/2012 15:58

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La questione pro o contro generici si acuisce sempre di più, a giudicare dai gruppi di discussione che animano Dottnet. A questo proposito, se avete domande da porre potete postarle nei commenti: noi le gireremo ad uno o più esperti del settore che potranno dare una risposta si spera quanto più imparziale possibile, avviando magari un utile confronto tra medici e addetti ai lavori. Intanto un primo dubbio sull’efficacia del generico arriva dalla vicina Francia: il Rapporto pubblicato dall'Accademia di medicina d’Oltralpe analizza i vantaggi (e gli svantaggi) di questi prodotti nella prescrizione, in un Paese, la Francia appunto, dove il mercato dei 'senza brevetto' è velocemente cresciuto negli ultimi anni ma che nel 2011 ha subito una lieve diminuzione, al contrario di quanto sta accadendo da noi.

 "I generici – spiega Charles-Joël Menkès, autore del rapporto – diminuiscono i costi della sanità. Ma nel contesto attuale di diffidenza verso il farmaco (in Francia si sono susseguiti scandali legati alla sicurezza dei medicinali ndr) dobbiamo vigilare". Ed è quindi importante "riconoscere i problemi che possono essere legati ai generici". Questi medicinali non sono, si legge nel Rapporto, "copia conforme della specialità originale. Ma sono sottoposti allo stesso grado da richieste da parte delle autorità delle  specialità di riferimento". E pur contenendo le stesse quantità di principio attivo, il generico – si ricorda - può essere prodotto con eccipienti diversi, che dunque possono anche provocare reazioni allergiche. Può cambiare la presentazione -  compresse invece di capsule - e questo può disorientare alcune tipologie di pazienti, come gli anziani. Gli accademici francesi sottolineano poi, con esempi pratici, che "la bioequivalenza tra il prodotto di riferimento e il generico non rappresenta automaticamente l'equivalenza terapeutica, in particolare nel caso della sostituzione di un generico con un altro". E anche l’infaticabile presidente dell’Ordine dei Medici di Ferrara Bruno Di Lascio interviene sulla vicenda generici: nel corso del Consiglio Nazionale della Federazione degli Ordini tenutosi  a Roma nelle settimane scorse  ha rilanciato ai 107 colleghi dello Stivale l’importanza di coalizzarsi sulla necessità di pretendere chiarimenti sulla prescrizione, sollecitata nel Decreto Cresci Italia, dei farmaci generici.  Giova ricordare che già lo scorso 30 gennaio Di Lascio aveva scritto al Presidente del Consiglio, Mario Monti, al Ministro della Salute, Renato Balduzzi, e a tutti gli esponenti politici nazionali, sottoponendo cinque quesiti “ancora oggi senza risposta, sia da parte dei tecnici, che dei politici”, ha tenuto a precisare. 

I cinque quesiti di Di Lascio

Secondo Di Lascio, l’argomento deve essere sviscerato nella sua complessità e non solo parzialmente corretto relativamente al concetto di «sostituibilità». Di qui l’invito agli altri Presidenti d’Italia a fare «squadra» e a pretendere risposte dal Governo prima che il decreto diventi legge. Vediamo le domande che pone il presidente Di Lascio:  Primo: «Il significato de ‘nei casi in cui sussistano specifiche motivazioni cliniche contrarie’». Secondo:  «Come mai per i farmaci contenenti eparina o digitale non sono presenti farmaci generici». Terzo: «In che misura economica questa disposizione contribuirà al Cresci Italia». Quarto: «Il dispositivo riguarda solo i medici dipendenti o convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale o tutti i medici e odontoiatri d’Italia?». Quinto: «La norma contribuirà a migliorare le condizioni di salute di chi è malato?». Di Lascio ha rimarcato come in assenza di chiarimenti l’assunzione di un generico possa comportare rischi, perché si parla di «stessa composizione in principi attivi, ma non in eccipienti. E questo – spiega – significa possibilità di presenza di sostanze controindicate, ad esempio amido in pazienti affetti da celiachia». Secondo Di Lascio «non possiamo permetterci margini di dubbio, perché si va a ledere il rapporto di fiducia col paziente, che chiede verità e rassicurazioni. Oltre al fatto che noi stessi, oltre che medici, siamo pazienti». Inoltre per Di Lascio c’è un articolo del decreto  Cresci-Italia che suscita dubbi  e perplessità: l’articolo 11, comma 9 del decreto, impone al medico di informare “il paziente dell’eventuale presenza in commercio di medicinali aventi uguale composizione in principi attivi, nonché forma farmaceutica, via di somministrazione, modalità di rilascio e dosaggio unitario uguali”. Sulla ricetta medica, stabilisce la norma, dovrà essere indicato se il farmaco è «‘sostituibile con equivalente generico’, ovvero, ‘non sostituibile’, nei casi in cui sussistano specifiche motivazioni cliniche contrarie». II farmacista, se il medicinale è dichiarato sostituibile, dovrà fornire «l’equivalente generico avente il prezzo più basso, salvo diversa richiesta del cliente».

La denuncia del medico di base

''La migrazione dei pazienti e' di circa il 15% l'anno e continua ad aumentare perche' la gente e' diventata intollerante, ha grosse pretese. Va via perche' non ritiene di dover pagare il certificato per la palestra. Poi la divulgazione di nuove tecniche ed esami diagnostici, scatena la corsa a farseli prescrivere e se il medico si rifiuta, viene cambiato''. La denuncia arriva da Nicola Briganti, segretario provinciale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) di Grosseto, sulle pagine de 'La Nazione', come riporta il sito dell'associazione. ''Va peggio per i colleghi con piu' pazienti anziani, che necessitano di continui controlli - continua - Io ho una parchinsoniana che da sola costa un centoquarantesimo di quanto spendo per gli altri pazienti''. Quanto alla iperprescrittivita', ''bisogna vedere se anche i media - conclude - con le campagne di prevenzione, non abbiano qualche responsabilita'. Noi abbiamo messo un argine alle richieste irricevibili, anche se abbiamo tutti almeno un ipocondriaco che viene ogni settimana in studio. Io lo curo con l'ascolto e una visita veloce''.