Incontro sindacati-governo sulla medicina del territorio. Snami: si comincia male. Il Veneto sperimenta l’integrazione tra le specialità

Medicina Generale | Redazione DottNet | 01/03/2012 11:58

Il medico di famiglia e il suo ruolo sono ormai al centro dell’attenzione di Governo e associazioni di categoria. Come abbiamo visto, ieri la Cgil ha diffuso la sua ricetta per la medicina del territorio, spingendosi fino a porre un tetto al numero degli assistiti in carico agli Mmg “in modo da poter dare più tempo al territorio”. E, come sicuramente si ricorderà, lo stesso ministro Balduzzi ha affermato che sarà la medicina di base a salvare i pronto soccorso dall’affollamento, il tutto ovviamente con l’avallo dei sindacati di categoria.

Intanto la prima riunione al ministero con i sindacati medici per lo Snami è cominciata col piede sbagliato. L'incontro è stato incentrato sulle problematiche relative all'integrazione fra ospedale e territorio anche alla luce delle criticità che le politiche di ridimensionamento della rete  ospedaliera stanno vivendo per il trasferimento sul territorio della gestione del post acuto. "Non si può chiedere al territorio di farsi carico di un maggior onere organizzativo e professionale senza un riordino delle Cure Primarie - sottolinea Pasquale Orlando dell'Esecutivo Nazionale Snami presente all'incontro -. Lo Snami denuncia da sempre l'abbandono del territorio da parte delle istituzioni e la paradossale situazione per cui semplicisticamente si tentano di scaricare al nostro comparto disfunzioni legate alla critica ristrutturazione degli ospedali. Lo Snami è pronto a raccogliere la sfida delle novità, purché al tavolo partecipino attori aventi pari dignità ,sia sciolto il nodo economico e non si facciano scelte non condivise dettate dalla fretta". Perplessità anche sulle  ricetta elettronica nei confronti della quale tutte le forze sindacali presenti all'incontro, in rappresentanza dei medici e farmacisti, hanno esposto le criticità insite nel progetto. "Ho sottolineato - dice Salvago dello Snami -  che la maggior parte delle regioni non sono pronte per l'assenza di una rete informatica affidabile ed è impossibile pensare di andare  a regime entro dicembre senza una sperimentazione seria sul campo e non virtuale “all'Italiana”. Viceversa si impantanerà il sistema con un aggravio di lavoro non sopportabile per i Medici e lunghe attese per i cittadini". “Si stanno smobilitando gli ospedali ma nel contempo non hanno potenziato il territorio -  afferma  Testa, Presidente Nazionale dello Snami -. Alla crescente domanda di salute ed all'aumento delle cronicità, l'unica  risposta è stata il  sottodimensionamento dei Pronto Soccorso che, soprattutto nei momenti critici come l'attuale  epidemia influenzale, a causa dell’eccesso di prestazioni richieste vanno al puntuale collasso totale. In questi frangenti il territorio, cioè la Medicina Generale, cenerentola della Sanità ma da sempre ai vertici del gradimento dei pazienti, e che rappresenta il comparto a cui andrebbero assicurati non solo a parole investimenti e grande attenzione, fa da capro espiatorio al fallimento del sistema  per carenze ed incompetenze altrui”. Le statistiche parlano chiaro, continua il sindacalista: in 12 anni sono stati tagliati il 22% dei posti letto,  ridotto drasticamente anche personale medico ed infermieristico, mentre gli accessi al pronto soccorso nello stesso periodo sono aumentati del  6,9%. Ciò va attribuito ad un fisiologico trend di aumento della domanda di salute ed in grandissima parte al progressivo impoverimento della classe media. “Oggi recarsi al pronto soccorso e fare degli accertamenti a basso costo – incalza Testa -, evitando il ticket che ordinariamente si dovrebbe pagare, diventa a volte quasi una necessità ed in altri casi una furba e cattiva abitudine tutta Italiana. Anche perché dalle statistiche risulta che il 70 % degli accessi in ospedale è un codice verde, per cui non si paga il ticket, e solo il 10% sono codici bianchi per cui si paga solo un piccolo contributo”. “Dovremo iniziare a parlare concretamente delle differenze tra Medicina del Territorio e Medicina delle Città – conclude Testa -, soprattutto se metropoli, non assimilabili nelle dinamiche assistenziali e con criticità che possono richiedere soluzioni agli antipodi. Sulle liste d'attesa eccessivamente lunghe, sui tagli indiscriminati al numero dei posti letto e delle unità di personale medico ed infermieristico, sul sottodimensionamento dei Pronto Soccorso e del 118, sui mancati investimenti a  favore della Medicina Territoriale con conseguente carenza di strutture territoriali per anziani e disabili, cosa c'entra  la Medicina Generale e quali sono le sue responsabilità? Lo Snami da tempo, inascoltato, ha proposto il suo modello di h 24, le postazioni “filtro” sul territorio e nei pressi dell'ospedale in alternativa alle case della salute e grupponi vari non attuabili concretamente per questioni economiche, innaturali per il ruolo del Medico di Famiglia perché non  migliorerebbero  l'assistenza ai pazienti”.

 

Il caso Veneto

 

Un dialogo migliore tra le Asl, le strutture territoriali e i medici di famiglia, l’incremento del personale di pronto soccorso e l’utilizzo di nuove tecnologie per lo scambio in tempo reale di dati legati ai pazienti: sono gli elementi che rappresentano la soluzione indicata dalla Fimmg per ridurre l’impatto del numero abnorme di “codici bianchi” che soffocano gli ospedali. Uno di questi elementi cardine, secondo la Federazione dei medici di medicina generale, è la grande novità della programmazione sanitaria del Veneto, che dovrebbe trovare il suo compimento nel 2014. Questa prevede che non ci sia più un medico di famiglia che lavori isolato, ma che tutti siano collegati tra di loro nelle medicine di gruppo integrate, attraverso collegamenti telematici che dovrebbero permettere a ciascun medico di visualizzare la cartella clinica di qualsiasi paziente appartenente alla medesima medicina di gruppo.  Un aspetto al quale la Fimmg tiene in modo particolare, nella speranza che venga applicato sul serio per semplificare il lavoro e renderlo anche più efficace. «L’ulteriore novità – sottolinea il fiduciario della Fimmg dell’Asl 12, Lucio Pasqualetto – sta nel fatto che alla fine ogni medico di famiglia potrà collegarsi con la propria Asl per accedere ai documenti relativi al fascicolo sanitario di ciascun cittadino della propria medicina di gruppo. Tutto questo permetterà minor spreco di risorse, perchè non verranno più richiesti per lo stesso paziente accertamenti già effettuati in altre sedi per la stessa problematica».  Anche la guardia medica potrà accedere a questi dati, avendo quindi a disposizione gli elementi utili per formulare una diagnosi più fondata. Una miglioria tecnologica che in molti sperano possa anche ridurre il numero di codici bianchi che “intasano” il Pronto soccorso dell’Angelo, che nel solo 2011 ha registrato 52 mila codici bianchi, pari al 61 per cento degli accessi complessivi. «Ma solo l’aspetto informatico non basterà – prosegue Pasqualetto – Potrebbe bastare per una Asl decentrata e di ridotte dimensioni, non certo per quelle dei capoluoghi. Le cartelle cliniche informatizzate avranno inoltre un’utilità solo se ciascun medico inserirà i dati correttamente e puntualmente – conclude il fiduciario della Fimmg dell’Asl 12 – Questa è un’operazione che richiede una quantità di tempo notevole e che per la gran parte dovrebbe essere fatta da personale infermieristico o amministrativo. Le risorse messe in campo dalla Regione, 20 milioni di euro in tre anni, non sono sicuramente sufficienti a realizzare questo ambizioso progetto. E allora chi vivrà vedrà! Tutti però concordiamo con l’importanza di questa novità, ma dovrà avere gambe solide per reggersi da sola e far fronte alla mole di lavoro che caratterizza questo settore».

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