L’aborto post nascita è aberrante per D’Avack (Cnb)

Redazione DottNet | 02/03/2012 09:52

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Una posizione ''atroce e inaccettabile'', poiche' il neonato e' ''una persona''. Il vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica (Cnb), Lorenzo D'Avack, boccia senza mezzi termini la ''provocazione'' lanciata da due ricercatori italiani che hanno pubblicato sul Journal of Medical Ethics un articolo in cui sostengono che l'infanticidio dovrebbe essere consentito per le stesse ragioni per cui e' permesso l'aborto. E' una posizione ''inaccettabile - afferma D'Avack sia sotto il profilo etico sia giuridico, poiche' non si puo' equiparare l'infanticidio all'aborto. E' una posizione radicale - prosegue l'esperto - che utilizza una terminologia deviante: non si tratta infatti di aborto, ma si tratta di sopprimere una persona a tutti gli effetti''.

Un atto, rileva D'Avack, ''che che non ha alcuna giustificazione etica in quanto neppure motivato da una eventuale malattia del neonato che ne comprometta gravemente la qualita' di vita futura''. Va inoltre sottolineato, aggiunge Francesco D'Agostino, membro del Cnb, che questa e' la ''posizione di due singoli autori, non avallata da alcuna societa' scientifica''. E' una ''cosa atroce: decenni di pratica dell'aborto - osserva D'Agostino - hanno fatto si' che che il senso morale comune abbia perso qualunque sensibilita'. Ci si e' talmente abituati all'idea che l'aborto sia legittimo e insindacabile, che oggi si vuol fare un ulteriore passo avanti, e dopo aver banalizzato la vita prenatale si sta banalizzando anche la vita post-natale''. Di posizione inaccettabile parla anche Carlo Flamigni, ginecologo e componente del Cnb, il quale ricorda come l'infanticidio ''si sia praticato in alcune regioni italiane fino a pochi decenni fa, in alternativa all'aborto, e rappresenti una tragedia da cui si e' usciti tardi e con grande fatica''. Il punto, afferma, e' che ''quando il feto ha raggiunto la capacita' autonoma di sopravvivenza, si parla di 'persona'''. Ad ogni modo, conclude Flamigni, ''la tesi dei due ricercatori mi pare piu' che altro un modo per aprire una discussione non sull'infanticidio, bensi' sugli attacchi all'aborto stesso, e penso che la loro provocazione abbia questo scopo''.