Tajani (Ue), ridotti i tempi per immettere sul mercato un farmaco: da sei mesi a trenta giorni. Vantaggi per i generici

Redazione DottNet | 03/03/2012 19:13

Bruxelles vuole dare un severo giro di vite sui tempi che uno Stato deve impiegare per fissare i prezzi di un farmaco e decidere se inserirlo nel prontuario nazionale, quindi se sara' o no soggetto al rimborso. E questo non solo a beneficio del paziente, ma anche per abbattere i costi per salute pubblici. Cosi, su iniziativa del vicepresidente della Commissione europea responsabile per l'industria, Antonio Tajani, Bruxelles propone una drastica riduzione sui tempi per decidere la messa sul mercato di un farmaco.

 Per i generici i tempi passerebbe dai 180 giorni attuali a 30 giorni, ossia 15 giorni per fissare i prezzi del prodotto e altri 15 per decidere se inserirli nel sistema mutualistico. Per il prodotto originale invece, da 180 giorni si scendere a 120, salvo per casi complessi. Senza contare che oggi spesso neppure i 180 giorni vengono rispettati: si va - dicono gli esperti - dai 250 per i generici fino a punte di 700 giorni per un farmaco originale''. Per Tajani quindi ''e' necessario che la decisione sui prezzi e i rimborsi siano prese piu' rapidamente per preservare il dinamismo del mercato farmaceutico e offrire ai cittadini un miglior accesso ai medicinali''. Senza contare che ''la proposta permettera' di fare delle economie sostanziali sui costi della salute pubblica, garantendo piu' prevedibilita' e trasparenza per le imprese, che migliorerebbero la loro competitivita'''. La proposta di direttiva quindi, non punta ad armonizzare i prezzi ma cerca di creare una piattaforma comune di regole e di scadenze. Per farle rispettare, Bruxelles propone di designare a livello nazionale un organismo competente con poteri speciali affinche' possa adottare misure provvisorie, ma anche condannare uno Stato al risarcimento dei danni provocati ad un'impresa per il ritardo sull'ammissione di un farmaco sul mercato, o ancora sanzioni pecuniarie per ogni giorno di ritardo ingiustificato. L'Italia e' particolarmente interessata, e del resto in questa direzione sta andando il decreto 'CrescItalia', in quanto - dicono gli esperti - ''e' fanalino di coda per la presenza di farmaci generici sul mercato, tra il 10 e il 15% circa, ben lontano dalla media Ue del 50%. Senza dimenticare che quando il generico arriva sul mercato abbatte il prezzo del 25% rispetto al farmaco originale, differenziale che cresce nel tempo facendo risparmiare sia i pazienti che l'erario. Un esempio concreto viene da uno studio in cui e' emerso che nell'Ue, su un periodo test di sette anni, tra il 2000 e il 2007, se i generici non avessero dovuto attendere 5 mesi, ma zero giorni, dalla fine della tutela del brevetto del prodotto originale alla loro messa del mercato, i 27 Stati membri avrebbero risparmiato tre miliardi di euro, e tra questi soprattutto Paesi come l'Italia che ha un maggior margine di recupero sui generici. Parliamo di un settore importante, quello dell'industria farmaceutica europea, con un fatturato di 200 miliardi l'anno e oltre 600mila posti di lavoro.

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