Balduzzi: l’Intramoenia non sarà più libera senza regole. La soluzione entro luglio

Redazione DottNet | 07/03/2012 20:57

Dopo gli arresti di Napoli, il Governo cerca di correre ai ripari intervenendo sull’Intramoenia, al centro di vaste polemiche nei giorni scorsi. ''Nel mese di marzo avvieremo le consultazioni'' per arrivare ''a una soluzione intermedia'' sulla libera professione dei medici che non sia ''l'intramoenia in senso stretto'' ne' ''libera senza regole'', tenendo fermo il limite del 30 giugno, ha spiegato il ministro della Salute Renato Balduzzi al termine della seduta della commissione Affari sociali. Il ministro ha precisato che l'idea è di usare ''come strumento un ddl con corsia preferenziale'' o ''in estrema ratio un decreto''.

  Balduzzi ha sottolineato di aver ''garantito alla commissione la massima disponibilità all'ascolto'' delle proposte che saranno avanzate e che le consultazioni interesseranno ''le commissioni parlamentari, le Regioni e le categorie interessate''. La commissione, ha aggiunto Balduzzi, ''ha accolto l'orientamento del governo di prendere atto del termine del 30 giugno'' e di studiare una mediazione che ''dia serietà all'intramoenia tenendo conto delle migliori pratiche''. I deputati, ha assicurato lasciando la commissione la deputata Udc Paola Binetti, hanno garantito il loro impegno a ritirare gli emendamenti sull'intramoenia presentati al provvedimento sul governo clinico, che potrà così proseguire il suo iter parlamentare ed essere licenziato dalla commissione per l'Aula già martedì prossimo. Secondo indiscrezioni l'accordo raggiunto tra governo e forze politiche per risolvere il nodo dell'intramoenia prevede un disegno di legge ad hoc che chiarirà le regole per la libera professione dei medici del servizio pubblico. Così saranno ritirati gli emendamenti al governo clinico in cambio di un impegno, da parte del governo, a chiudere il nuovo provvedimento entro giugno, scadenza dell'ultima proroga per l'intramoenia allargata, attività libero professionale esercitata fuori da strutture Asl e ospedali. La proposta del Pdl era quella di rendere compatibile con l'attività pubblica anche quella negli studi privati, una sorta di istituzionalizzazione dell'intramoenia allargata. Proposta che aveva trovato la netta opposizione di Pd e Lega, e che rischiava anche di bloccare l'iter del governo clinico, giunto ormai praticamente a conclusione in commissione.Dopo ''piu' di dieci anni'' va messo ''un punto fermo'' sulla libera professione dei medici perche' non e' accettabile che ci siano, come dimostrato dai fatti drammatici di Napoli ''due percorsi, uno per chi ha i soldi e uno per chi non ce li ha''. Lo afferma il presidente della commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale Ignazio Marino, secondo il quale andrebbero anche ''inasprite le sanzioni'' per chi trasgredisce.   Marino, commentando la prospettiva di un nuovo intervento normativo sul tema, ha ribadito che ''una legge esiste, anche se per anni non e' stata applicata, nonostante fosse stata approvata nel 2007 con il consenso di tutte le forze politiche''. Per il senatore del Pd non si puo' quindi prescindere da un punto fondamentale regolato dalla legge, cioe' l'obbligo per i medici dipendenti del servizio pubblico di fare ''lo stesso numero di visite in ospedale e nella libera professione'', oltre al fatto che l'attivita' fatta dentro le strutture pubbliche rappresenta ''una garanzia per la sicurezza e la continuita' delle cure''. E anche ''l'unico modo per prevenire il rischio di malaffare'', di veri ''atti criminali'' come quelli avvenuti al Cardarelli di Napoli ''se saranno confermati''.

Il commento di Bianco (Fnomceo)

"Siamo sulla buona strada". E' il commento del presidente della Federazione degli ordini deimedici (Fnomceo), Amedeo Bianco, sull'accordo tra governo e forze politiche per risolvere il nodo dell'intramoenia. "Registro con grande soddisfazione - afferma - gli atti di profonda responsabilità istituzionale messi in campo dal Governo e dai parlamentari della Commissione Affari Sociali della Camera".  Bianco parla di "sforzo congiunto che intende portare la regolamentazione definitiva dell'attività libero-professionale intramoenia dei medici del Ssn verso una soluzione equilibrata". E riconosce al ministro della Salute, Renato Balduzzi, il merito di essersi proposto quale elemento di equilibrio rispetto a posizioni parlamentari differenziate. Ai deputati ha poi riconosciuto il merito di aver creato l'opportunità per una soluzione largamente condivisa ed efficace che porterà serenità e trasparenza su questa complessa materia. "A legislazione vigente - ha spiegato il presidente della Fnomceo - disponiamo di tutti gli elementi idonei per regolamentare un sistema che si colloca in un delicato punto di equilibrio di diritti: quello del medico di esercitare la sua attività libero-professionale, quello delle istituzioni e dei cittadini che intendono salvaguardare equità e accessibilità ai servizi sanitari". Trasparenza nei meccanismi di accesso alle prestazioni istituzionali e libero-professionali intramoenia, cogenza delle regole sui volumi delle attività consentite con relativa rendicontazione numerica ed economica e soprattutto incisività dei controlli ed efficacia delle sanzioni per le inadempienze dei professionisti e degli amministratori: questo, secondo Bianco, "è il mix che, messo a regime, renderà la libera professione intramuraria un'occasione di sviluppo non solo qualitativo ma anche quantitativo dell'offerta di servizi delle aziende sanitarie".

La posizione della Cgil

''Più legalità, più trasparenza e più controlli''. E' questa, secondo la Cgil medici la ricetta perché il Servizio sanitario nazionale sia ''una casa di vetro pubblica'' ed evitare situazioni come quella del Cardarelli di Napoli. Una 'casa di vetro', spiega il segretario, Massimo Cozza, nella quale ''svolgere l'intramoenia in modo adeguato'', ''a tutela dei cittadini e dei medici che vogliono lavorare solo per il servizio sanitario nazionale''. Per Cozza, occorre non solo che ''le Regioni si attivino politicamente'' per adeguare le strutture sanitarie all'attività libero-professionale dei medici, anche con ''interventi cogenti nei confronti dei direttori generali ad oggi inadempienti'', ma anche ''rivalutando l'indennità di esclusività '' dei camici bianchi. 

La situazione oggi

Se sono necessari anche dei mesi per poter effettuare una visita specialistica o un intervento chirurgico in una struttura sanitaria pubblica, può accadere che il paziente sia allettato dalla proposta di medici poco scrupolosi di affrettare i tempi passando ad una struttura privata. Naturalmente dietro adeguato pagamento. E se ciò accade, è anche perché mancano i controlli per impedire questo 'travaso' di pazienti dal pubblico alla libera attività professionale dei medici. E' quanto accadeva, ad esempio, all'ospedale Cardarelli di Napoli, dove un'inchiesta dei carabinieri del Nas e Guardia di finanza ha portato oggi all'arresto del primario di Ortopedia, Paolo Jannelli. Misure cautelari sono state decise dalla Procura di Napoli per tredici medici e paramedici accusati di concussione, abuso d'ufficio, falso e truffa a danno della PA. In manette Iannelli, ai domiciliari il fratello: Avrebbero dirottato verso la clinica privata Villa del Sole (di proprieta' dello stesso Jannelli) pazienti dell'ospedale Cardarelli. Plauso per l'operazione è giunto dal ministro della Salute, Renato Balduzzi: ''E' stato colpito il malaffare in sanità'', ha affermato, sottolineando la necessità di ''tenere altissima la guardia perché le tentazioni sono molteplici, e l'operazione di Napoli è emblematica perché ha permesso di far luce su una rete preoccupante di medici, paramedici e amministratori e assicurare alla giustizia professionisti che hanno inquinato le relazione tra medico e paziente costruendo un sistema di illegalità nelle prestazioni sanitarie in regime di intramoenia''. E proprio il sistema dell'intramoenia finisce oggi sotto accusa: in vigore è, infatti, la cosiddetta intramoenia allargata, cioè la possibilità per i camici bianchi dipendenti del Ssn di praticare la libera professione fuori dalle strutture pubbliche qualora queste ultime non abbiano predisposto gli spazi adeguati. Il decreto Milleproroghe fissa però al 30 giugno 2012 il termine per tale regime transitorio. Dopo tale data i medici dovrebbero dunque svolgere attività dipendente e 'privata' sempre all'interno dei nosocomi. Fino ad allora, sostiene ad esempio il Codacons, sarà difficile bloccare il meccanismo di 'dirottamento' dei pazienti verso le cliniche private: ''Il fenomeno - avverte l'associazione - è molto esteso''. E' ''chiaro che l'applicazione della legge 120 del 2007 sulla libera professione intramoenia non può più essere rimandata. Si sta permettendo da troppo tempo a pochissimi medici meno virtuosi di fare dieci prestazioni negli ospedali pubblici e cento nel proprio studio o nella propria clinica privata, a scapito dell'universalità di accesso alle cure garantita dal nostro Servizio Sanitario Nazionale (Ssn)", afferma il presidente della Commissione d'inchiesta sul Ssn Ignazio Marino. Intanto, per i medici sottoposti a misure restrittive della libertà e' scattata la sospensione dall'Albo, ha annunciato il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco, secondo il quale l'accaduto a Napoli rappresenta però un ''caso isolato''. E se anche il Tribunale per i diritti del malato chiede lo stop dell'intramoenia allargata, il sindacato dei medici dirigenti Anaao punta il dito contro la mancanza di controlli. Legare le retribuzioni al merito, ma dire stop alla libera professione dei medici e' invece la soluzione indicata da Giovanni Monchiero, Presidente della Federazione Italiana Aziende Sanitarie ed Ospedaliere (Fiaso), per contrastare i fenomeni di abuso.

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