Sindacati, centralità alla professione medica. Testa contro Milillo sui medici di base sette giorni su sette. La Simg prepara un memorandum per il ministro

Medicina Generale | Redazione DottNet | 08/03/2012 20:41

Ridare centralità alla professione medica e trovare un punto di incontro tra medici di famiglia e ospedalieri: questo l'obiettivo cui hanno deciso di lavorare Fimmg, Cimo Asmd, Sumai e Fimp, le quattro sigle sindacali rappresentanti dei medici convenzionati e dipendenti, riunitesi insieme per la prima volta ieri in un convegno a Roma. ''Il dialogo tra noi medici è diventato indispensabile - spiega Giacomo Milillo, segretario della Federazione dei medici di medicina generale - Non possiamo più ipotizzare due mondi separati.

I medici di famiglia e quelli ospedalieri lavorano da sempre insieme nel Ssn, e adesso più che mai devono trovare un punto d’incontro''. Dello stesso avviso Riccardo Cassi, presidente Cimo Asmd (medici ospedalieri): ''Dobbiamo lavorare insieme per ridare centralità alla nostra professione. Il medico non è un dirigente, ma una figura professionale precisa che va definita anche a livello contrattuale''. Roberto Lala, segretario nazionale Sumai (medicina ambulatoriale), ha sottolineato come ''non possiamo più permettere, come sta accadendo in questi giorni, di subire continui attacchi fino ad adombrare sui medici responsabilità sulle gare di appalto. Dobbiamo costruire una forte unità ed eliminare tutte le conflittualità, per salvaguardare anche il rapporto con i pazienti''. Giuseppe Mele, presidente della Federazione italiana dei pediatri, ha posto infine l'accento sulle cure sul territorio, che vanno rafforzate ''sempre di più affinché diventino il pilastro del Ssn''.

 

 

Snami contro Fimmg

 

 

Sette giorni su sette: il leit motiv del ministro Balduzzi sul riordino della sanità e della medicina di base è un’eco che tuona in ogni occasione pubblica per ricordare che i problemi dei pronto soccorso devono in parte essere scaricati anche sui medici di famiglia.  “Secondo me – afferma Angelo Testa dello Snami -  si  cancellerebbe così la Medicina di Famiglia dal panorama medico italiano e il Medico di Medicina Generale, figure tanto care gradite al Cittadino”. “E' un grossolano errore di valutazione che l' efficienza della MG si valuti in base a quanti pazienti arrivano al Pronto Soccorso – continua Testa -  senza chiedersi di che percentuale si tratti rispetto al numero complessivo di pazienti visti e trattati dai Medici di Famiglia. La semplicistica lettura si combina bene con una altrettanto semplicistica proposta di soluzione: i medici di Medicina Generale siano disponibili 7 giorni alla settimana per 12 ore al giorno nei loro studi, per intercettare questa vasta domanda di cure impropriamente afferente a luoghi dedicati alle "vere" urgenze ed emergenze”. “Nessuno – dice ancora il segretario dello Snami -  ha mai dimostrato che una maggiore disponibilità oraria dei medici di Medicina Generale determini una riduzione di accessi al Pronto soccorso, anzi vi  sono anzi esperienze contrarie.  Negli orari in cui si concentra il lavoro dei medici famiglia (mattino e pomeriggio), non sembra che gli accessi al Pronto Soccorso crollino di numero come ci si dovrebbe aspettare. Le persone ci vanno per  propria autonoma decisione, non perché "non trovano" il loro medico, ma perché è più conveniente”. “Il motivo dell''uso improprio dei  Pronto Soccorso, sia pure  dopo lunghe ore di attesa, è perché – commenta Testa -  si ricevono, nella stessa giornata esami di laboratorio, strumentali, e visite specialistiche, senza pagare i costosi ticket che si pagherebbero percorrendo la stessa trafila tramite il proprio Medico di Famiglia e completando il percorso in un giorno solo, invece che in varie settimane, o addirittura mesi, se si seguisse la via ordinaria”,  conclude il leader dello Snami: “Signor Ministro, per cortesia ci ascolti. Non è questa la soluzione per il cambiamento”. E rivolgendosi direttamente a Milillo: “Perchè non sottolinei che le disfunzioni non avrebbero fine con le aggregazioni dei medici nel territorio e non sottolinei anche tu che il problema degli assalti al pronto soccorso non dipende da noi? O pensi veramente sia così?”. Nei giorni scorsi sull’argomento era intervenuta la delegazione piemontese della Fimmg:  ''Il 30 per cento dei medici di famiglia piemontesi lavora già in medicina di gruppo, garantendo quindi aperture prolungate degli studi, il 40 per cento è in rete'', afferma in una nota la FIMMG  del Piemonte, che prende posizione perché ''stufa di sentire chiamare in causa i medici di famiglia quando si registra qualche grave fatto di cronaca sanitaria''. ''Invece di prendersela con l'ultimo anello della catena - afferma il segretario, Roberto Venesia - andiamo a vedere le problematiche legate al mancato sviluppo delle cure intermedie (ad es. cure domiciliari) ed i ritardi nei processi di integrazione dei servizi. Da sei anni - aggiunge - la FIMMG ha presentato ai politici a tutti i livelli proposte per una riforma credibile delle cure primarie in grado di dare risposte più consone alle esigenze della popolazione. Ma finora - conclude - non è arrivata nessuna risposta''. Di diverso avviso è Renata Polverini, presidente della Regione Lazio: ''Questo intervento del ministro è quanto mai opportuno. Sono convinta che i medici daranno una risposta positiva come stanno facendo nella nostra regione - dice Polverini, a margine dell'apertura di un poliambulatorio, commentando la proposta del ministro della Salute Renato Balduzzi -. Anche noi stiamo lavorando, peraltro con successo, ad accordi di collaborazione tra le strutture sanitarie e medici di famiglia”. “Credo che se i dottori daranno la loro disponibilità - ha aggiunto Polverini - si creerà quel servizio che guarda al territorio più che all'ospedale e che decongestionerà le strutture portando le persone a rivolgersi all'ospedale solo quando c'è necessità''. Ma un’altra risposta, di tutt’altro tenore, arriva dal Piemonte: ''Il 30 per cento dei medici di famiglia

 

Cricelli

 

E dice la sua anche la Simg, per la quale  è necessario passare a un sistema di media intensità e complessità delle cure e dell’assistenza puntando in particolare sulle aggregazioni di medici, operatori sanitari e servizi. “Il miglior risultato di cura per ogni euro investito”, è il claim del primo “Memorandum per il Servizio sanitario nazionale” con considerazioni operative che la Società Italiana di Medicina Generale (Simg) invierà al Ministro della Salute e alle associazione professionali di settore. Si dà grande rilievo, come detto, alle  aggregazioni di medici, operatori sanitari e servizi: “Sosteniamo con forza il processo di trasformazione della medicina generale confermato dal Ministro Balduzzi – spiega Claudio Cricelli, Presidente della Simg –  e siamo certi che esso risponda alle esigenze del nostro Paese. È necessario passare da un sistema a bassa intensità e complessità ad uno a media intensità e complessità delle cure e dell’assistenza”.  “Siamo convinti – incalza Cricelli – che sia possibile realizzare un modello moderno, efficiente ed efficace della medicina generale che evolva sviluppando le cure Primarie e del Territorio in armonica collaborazione tra i processi di cura e di assistenza. Il cambiamento deve basarsi sull’analisi epidemiologica delle condizioni cliniche, sulla presa in carico delle persone, sulla integrazione tra processi clinici ed assistenziali. E deve essere totalmente governato da un sistema di controllo di gestione e di Management Sanitario che verifichi l’efficienza allocativa e produttiva e l’equità delle prestazioni”. Nel dettaglio la Simg sta preparando un’infrastruttura definita Primary Care Governance System (Pcgs) che avrà obiettivi gestionali, di eccellenza delle cure cliniche, di analisi dei costi e dei benefici prodotti.

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