Cgil: la responsabilità professionale del medico va cambiata. Assicurazione obbligatoria sì, ma per le strutture sanitarie. I costi per i camici bianchi

Redazione DottNet | 13/03/2012 08:48

La Fp-Cgil e la Fp-Cgil Medici hanno inviato al ministro della Salute, Renato Balduzzi, le proposte sulla responsabilità professionale in sanità, come concordato al tavolo tecnico ministero-sindacati avviato il 28 febbraio 2012. Per il sindacato la responsabilità professionale è un sistema ''da cambiare, tenendo fermo il diritto al giusto risarcimento dei cittadini vittime di errori sanitari''. Per prevenire i contenziosi legali, infatti, rilevano i sindacati, ''vengono prescritti più esami e più farmaci del necessario, aumentano visite e accertamenti inutili se non dannosi, mentre le operazioni a rischio vengono sempre più evitate.

Una questione che potrebbe minare lo stesso rapporto di fiducia con il cittadino. Bisogna porre un argine alla diffusione della medicina difensiva - sostengono - che causa costi sempre maggiori per il sistema (si stimano circa 10 miliardi di euro) e un aumento degli effetti dannosi sulla qualità della vita lavorativa di una parte rilevante dei professionisti sanitari''. I medici e le figure professionali in sanità, che comunque, precisano le organizzazioni, ''devono continuare a pagare per gli errori riconosciuti in ambito penale, devono essere trattati in ambito civile come tutti gli altri professionisti''. Fp-Cgil ed Fp-Cgil Medici esprimono poi ''contrarietà'' alle norme che costringono i medici e gli altri professionisti sanitari ad assicurarsi, ma che non lo impongono alle strutture. Si chiede, in particolare, un intervento regolatore sulle clausole vessatorie. La proposta prevede, infine, che venga implementato il Risk Management, adeguatamente supportato dalla stessa azienda, per ridurre la malpractice e incidere in modo virtuoso sul premio assicurativo.

I costi per i medici

Nel giro di un anno, a fronte di un aumento di circa l'8% del tasso di rischio clinico ogni 100 medici, il costo assicurativo medio per camice bianco è aumentato a livello nazionale del 23,86% per un totale 4.569 euro a professionista: quasi mille euro in più in soli 12 mesi. Ma le medie dicono poco quando in gioco c'è la necessità degli ospedali di tutelarsi dalle ricadute economiche di veri o presunti errori: c'è medico e medico; c'è paziente e paziente.  Così, l'onere per la copertura assicurativa di un ricovero in chirurgia generale è aumentato solo del 5,75% per un valore unitario di 82,22 euro a fronte di un valore medio nazionale di 71,54 euro a degenza, mentre in ostetricia – dove il posto letto in termini di Rc vale la cifra record di 6.739 euro – la copertura assicurativa per ogni singolo nato ha pesato 196,30 euro sulle casse della struttura, con un aumento del 31,36 per cento. A confermare il dilagare del caro-polizza nelle corsie del Ssn è la terza edizione della «Medmal Claims Italia», realizzata dalla società di brokeraggio Marsh su un campione di 80 ospedali pubblici, anticipata nel numero in distribuzione del settimanale «Il Sole-24 Ore Sanità».  Lo studio – presentato a Milano dall'autore, Emanuele Patrini (Healthcare Practice Leader Marsh) – prende in esame un totale di circa 28mila richieste di risarcimento a fronte di un totale di 2 milioni e 200mila ricoveri gestiti da 34mila 629 medici e 81mila 187 infermieri. Dai dati è emerso che avvengono 10,15 sinistri ogni cento posti letto, 2,70 ogni mille ricoveri, 17 ogni cento medici, 7,36 ogni cento infermieri.  Ancora una volta, la realtà fotografata dalle medie non dà conto della variabilità geografica: gli eventi avversi sono 8,89 ogni cento posti letto al Nord, 11,61 al Centro e 12,12 al Sud; in rapporto ai medici si registrano invece 15,16 eventi avversi ogni cento dottori al Nord, 20,61 al Centro e 15,46 al Sud.  La rilevazione conferma i trend e la variabilità regionale già evidenziati nelle due prime edizioni: il maggior numero di richieste di risarcimento danni si concentra al Nord (54,58% del totale analizzato), sempre al Nord si registra il maggior numero medio di richieste per singola struttura (40%). Ma è il Centro a dover versare l'obolo più pesante sul fronte della copertura del rischio. Ogni ricovero costa 80,12 euro contro i 71,43 del Sud e i 74,82 del Nord; ogni dottore spedito in corsia costa 5mila 700 euro: 1.700 euro in più che al Sud; circa mille in più che al Nord. Primati da brivido. Altrettanto elevati sono gli importi liquidati e la tempistica di gestione del contenzioso: nei sette anni sotto la lente è stato chiuso solo il 31% delle richieste di indennizzo, il 45% delle pratiche è ancora in itinere; il 20% s'è perso strada facendo. Per gli 8.725 casi risolti è stato liquidato un valore complessivo di oltre 233milioni di euro, per una media di quasi 27mila euro ad evento.  L'evento più costoso in assoluto è stato registrato in un punto nascita e ha meritato 2milioni 124mila euro di risarcimento. Un dato che salta agli occhi specie in questi giorni in cui è riesploso il dibattito sul ricorso al cesareo nelle ostetricie nazionali, oggetto anche di una risoluzione oggi al voto di Montecitorio. Certo è che anche il liquidato medio per un errore nel punto nascita sfonda il muro del suono: 270mila euro, contro i 207mila in chirurgia e i circa 29mila in ortopedia.  A far riflettere è anche il trattamento che il caro-polizze riserva agli ospedaletti: nelle strutture di primo livello la copertura assicurativa costa 3mila euro a letto (81,63 euro a ricovero); nei policlinici universitari – dove magari la casistica è più complessa – si spendono almeno 500 euro in meno (66,85 a ricovero).

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