Lombardia prima in mobilità da altre regioni. Intramoenia, troppe le irregolarità: denunciati medici per quattro milioni di danni

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 14/03/2012 13:58

Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Lazio e Piemonte sono le Regioni verso cui c'e' stata la maggior mobilita' sanitaria interregionale nel 2010. E' quanto emerge dalle tabelle sui saldi di mobilita' interregionale per il riparto delle risorse per il Servizio Sanitario Nazionale per l'anno 2012, approvata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nella riunione del 29 febbraio scorso. I dati mostrano in particolare che la Lombardia e' la regione che vanta i maggiori crediti (dalle altre regioni per le prestazioni sanitarie offerte ai loro cittadini ndr), pari a oltre 768 milioni di euro, seguita dall'Emilia Romagna con 555 milioni, il Veneto con 305, il Lazio con 317 milioni e il Piemonte con 224 milioni. Le regioni con un saldo negativo invece, cioe' dove il rapporto tra i debiti da pagare alle altre regioni e i crediti per le prestazioni elargite hanno il segno meno, sono la Campania con -298 milioni, la Calabria con -236 milioni, la Sicilia con -201, la Puglia con -173 e il Lazio con -102.

Nessuno mette in discussione la libertà di scelta e di muoversi per farsi curare in centri di eccellenza. Ma un conto è spostarsi per ricevere cure in strutture del genere, un conto invece è doversi muovere per fare esami e interventi di routine, come sembra accada per gli abitanti delle regioni del Sud, che non assicurano livelli di cura accettabili". Così Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale dei diritti del malato (Tdm), commenta i dati sulla mobilità sanitaria interregionale. Secondo Moccia, le regioni da cui vi è la maggiore migrazione "alimentano la sanità delle regioni più virtuose - spiega - ma continueranno ad indebitarsi, senza investire sulla sanità del loro territorio". Una situazione che desta particolare allarme è quella della Campania, "che registra, come anche emerso dalla relazione del ministro Balduzzi, la maggiore mortalità rispetto alle altre regioni". Qui non solo ci sono problemi di salute per la popolazione, aggiunge, "ma anche sprechi e grande corruzione nel mondo sanitario che sottraggono risorse alla regione. Serve dunque più attenzione - conclude Moccia - sulla Campania, così come sulla Calabria. Sarebbe bello leggere in futuro che la gente si sposta in centri di eccellenza al Sud, come ad esempio il Neuromed in Molise o l'Ismett di Palermo".

Intramoenia, le indagini dei Nas

Visite fatte in ospedale ma compensi presi direttamente e 'sottobanco'. Pazienti 'indotti' a rivolgersi alle strutture private. Fino a camici bianchi 'disinvolti' che, timbrato il cartellino, si dirigevano subito nello studio privato, incuranti della presenza dei Carabinieri proprio per controllarne l'attivita' (arrestati poi in flagranza). E' una fotografia delle 'irregolarita' ' commesse dai medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale scattata dai Carabinieri dei Nas, che nell'ambito dell'operazione 'tra le mura' nel 2011 hanno verificato i comportamenti di oltre 700 medici, denunciandone la meta'. Oltre il 90% dei reati, ha evidenziato il generale Cosimo Piccinno illustrando l'attivita' dei Nas alla commissione d'inchiesta sul servizio sanitario, e' legata proprio all'attivita' libero professionale che i medici del servizio pubblico possono svolgere, gia' messa sul banco degli imputati nello scandalo del Cardarelli di Napoli. E per la quale e' in corso un tentativo di revisione della normativa. ''I dati che ci hanno illustrato - ha sottolineato il presidente della commissione, Ignazio Marino - dimostrano ancora una volta come sia essenziale una regolamentazione chiara dell'attivita' intramoenia e un impegno preciso del ministro Balduzzi in questo senso''. Nelle 337 denunce (per un danno stimato di 4 milioni di euro), ai camici bianchi sono stati contestati diversi reati legati all'attivita' libero-professionale, che vanno dal peculato (medici che hanno percepito denaro 'in nero' per visite mediche fatte per conto dell'ospedale), alla concussione (medici che hanno indotto pazienti a rivolgersi alle strutture private per le cure) all'abuso d'ufficio (attivita' libero professionale svolta nell'orario di lavoro istituzionale). La 'piaga' dell'assenteismo, peraltro, ha osservato Piccinno, pesa non solo sulle casse del servizio sanitario, ma anche sulle liste di attesa. Tra i casi piu' clamorosi, reparti in cui servono 426 giorni per ottenere un controllo senologico, o 190 per una visita oculistica, mentre i medici, in teoria presenti nelle strutture pubbliche, esercitavano tranquillamente la loro attivita' negli studi privati in 'orario d'ufficio'. Tutte queste irregolarita', secondo il comandante dei Nas, dimostrano comunque delle 'falle' nel sistema dei controlli: ''Soprattutto come cittadino - ha detto Piccinno - mi chiedo se esistano'', anche perche' ''i Nas dovrebbero essere considerati l'ultimo baluardo per il monitoraggio delle strutture sanitarie, non il primo. Tanto piu' che oggi siamo pochi, siamo solo 1.000 su tutto il territorio nazionale''. Una soluzione, secondo Marino, non puo' che passare per la creazione di ''una agenzia di controllo indipendente dalla politica''.

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