Intervista esclusiva con Giovanni Monchiero, presidente Fiaso: l’Intramoenia va ripensata; recuperare l’efficienza delle Asl è il principale obiettivo della sanità pubblica

Sanità pubblica | Silvio Campione | 14/03/2012 21:02

“Dentro o fuori dell'ospedale: i luoghi si troveranno ma il problema rimane con i cittadini che non capiscono perché se vai il lunedì a chiedere una visita l'avrai gratis fra sei mesi, ma se vai il giovedì l'avrai il giorno dopo a pagamento''. Giovanni Monchiero, presidente della Federazione delle aziende sanitarie ospedaliere sintetizza la problematica legata alla cosiddetta intrameonia e lo stop alle deroghe per i medici ospedalieri che svolgono la libera professione fuori delle strutture. E aggiunge: ''l'intramoenia va ripensata dall'inizio in maniera più approfondita''.

''Per quanto riguarda l'aspetto delle visite - spiega Monchiero - l'attività libero professionale si può fare benissimo utilizzando per esempio gli ambulatori in orari e giorni diversi dai normali. Ma occorre ricordare che l'intramoenia è un vecchio diritto riconosciuto per consentire ai medici migliori di non abbandonare il pubblico ricavando ulteriori guadagni oltre lo stipendio da direttore di struttura; questa è la verità. Non è vero che serva a ridurre le liste di attesa ma a riconoscere ai medici migliori una ulteriore possibilità di ricavo. Quanto questo fosse corretto ed etico non so - sottolinea il presidente della Fiaso - ma ha creato molte perplessità; diciamo che forse era un male necessario. Oggi - spiega Monchiero - la stragrande maggioranza dei medici ha optato per l'intramoenia anche perché c'era la sanzione di non poter diventare primari. Ma tutto va rivisto anche pensando di offrire ai medici retribuzioni basate sul merito''. Quanto ai tempi stretti per l'attuazione di nuove norme più stringenti (entro giugno) Monchiero afferma: ''gli spazi si troveranno, i medici mugugneranno un po' e poi la faranno dentro; il problema rimarrà la contraddizione di fronte al cittadino'', che non capirà quella sorta di doppio binario.

Le Asl, specchio della sanità italiana, sono in grande difficoltà: i tagli sono ormai all’ordine del giorno. Potrà esserci un recupero dell’efficienza, anche per dare risposte certe ai pazienti?

E’ un discorso molto lungo: il recupero dell’efficienza è ovviamente il principale obiettivo che si pongono le strutture pubbliche. Situazione di criticità ce ne sono e ce ne saranno ancora di più mano a mano che il Paese andrà verso ulteriori difficoltà. Qualcuno soffrirà di meno, perché evidentemente ha saputo gestire al meglio le risorse. Altri invece dovranno tirare ancora di più la cinghia perché la coperta è molto corta. Comunque una delle cause nel mancato recupero dell’efficienza è proprio nell’assenza di politiche mirate all’incoraggiamento ad una gestione più razionale e consona delle disponibilità

Se volessimo dare una collocazione geografica alle situazioni più complesse, come dovremmo orientarci?

Innanzitutto demoliamo i soliti luoghi comuni: il Nord non è più efficiente del  Sud. L’Italia, secondo me, non è divisa in due in senso verticale, ma  anche in senso orizzontale. Problemi ci sono ovunque, anche se resistono aree ben gestite dove i cittadini avvertiranno meno il peso dei tagli.

Probabilmente nella gestione deficitaria avranno influito anche le clientele politiche, di cui le Aziende sanitarie non sono quasi mai riuscite a farne a meno.

Ci sono, come a volte appare evidente. Ma si tratta di una patologia. E una patologia non è mai rappresentativa della realtà. La realtà è che spesso ci si dimentica delle cose più opportune per razionalizzare le gestioni.

Intanto il federalismo sta dando i suoi frutti, penalizzando il Sud.

Il federalismo è stato predicato ma non praticato. Probabilmente se fosse stato davvero applicato nei suoi principi essenziali avrebbe dato qualche risultato. Le aziende sanitarie vengono tuttora finanziate sulla base della spesa storica che è l’esatto opposto del federalismo. Tuttavia i presidenti di regione stanno trattando per ottenere maggiori disponibilità. Vedremo con quali risultati.

E sul piano dell’innovazione come si muovono le aziende sanitarie?

Qualcuna sta facendo passi significativi, ma tutto sta nella ripartizione delle risorse. Il discorso è sempre lo stesso: occorrono finanziamenti.

Insomma un direttore di Asl non se la passa bene

Direi proprio di no. Siamo in una situazione drammatica con stipendi quasi offensivi, al di sotto di qualunque  figura non amministrativa. E’ vero che in questo momento non è bello parlare di emolumenti, ma il nostro è diventato un mestiere per pensionati o quasi. Con responsabilità sempre maggiori.

Qual è la sua ricetta per una sana gestione?

Bilanci trasparenti, finanziamenti oggettivi. Se c’è coerenza con le erogazioni di denaro, i risultati arrivano. E se sono positivi ci guadagnano tutti. Altrimenti sarà un danno generale.

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