Censis, è boom della sanità low cost. Patto per la salute: il futuro saranno i medici di base e la rete ospedaliera

Redazione DottNet | 15/03/2012 19:45

Con la spesa sanitaria pubblica che rallenta, quella delle famiglie cresce. Ed arriva a 30,6 miliardi di euro quanto i cittadini italiani spendono di tasca propria per la salute; cioe' sempre di piu': +8% nel periodo di crisi 2007-2010. Emblematico ne e' il settore farmaceutico, dove la spesa pubblica ha subito, sempre nel 2007-2010, un robusto taglio (-3,5%), mentre la spesa privata per farmaci e' cresciuta di quasi l'11%, superando gli 8 miliardi di euro. E' il Censis a fotografare, in una ricerca presentata al Forum per la Ricerca Biomedica, come gli italiani tengono botta ai tagli nella sanita'. Ed e' debutto-boom per il low cost sanitario.
Per i cittadini aumenta il peso dei ticket sui farmaci (a fine anno si superera' di molto il miliardo di euro) e sale l'insoddisfazione per i servizi ricevuti. Le percentuali piu' alte di persone che lamentano un peggioramento della sanita' sono nel Mezzogiorno (38,5%) e al Centro (34,2%). Gli italiani, insoddisfatti del peggioramento negli ultimi due anni del Ssn nella propria Regione nel 31,7% dei casi (nel 2009 la percentuale era del 21,7%), vi fanno fronte mettendo mano al portafogli. ''Quasi non si passa piu' dal pubblico, seguendo il criterio dell'autoregolazione - ha detto il vicedirettore del Censis Carla Collicelli - soprattutto sui piccoli disturbi.
Quando i sintomi non sono gravi, il 39% degli italiani consulta il medico di base, il 31% tenta la cura fai-da-te stando a casa (con riposo, alimentazione corretta, ecc.) e il 15% assume qualche farmaco che in altre occasioni si è rivelato efficace.
Un altro esempio di spesa privata e' quella per i medicinali non convenzionali, pari a 1,7 miliardi di euro l'anno''. A decollare e' il low cost sanitario. Anche in campo sanitario infatti si va a caccia di offerte. E si cercano prestazioni a prezzi più bassi, di qualita' accettabile, con buoni tempi di accesso. Stime Assolowcost indicano in 10 miliardi di euro il valore della sanità low cost. ''E questo segmento di mercato - secondo la ricerca Censis - crescerà del 25% l'anno. I tagli dei prezzi delle prestazioni sono attorno al 30%, ma possono arrivare al 60% e sul web si moltiplicano le offerte con sconti fino all'85% rispetto ai prezzi di mercato.
Ma il pericolo e' l'induzione di una domanda impropria con risposte inappropriate''. Si rischia dunque di comprare cio' che non serve. ''E con ricette improbabili e talvolta a costi superiori'' ha sottolineato il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi che tuttavia, intravedendo nei cittadini ''protagonisti maturi'', propone di ''portare nella compartecipazione la spesa dei cittadini''. ''Problema chiave'' per il 68,5% degli intervistati e' quello della lunghezza delle liste di attesa. Ma, secondo il ministro della Salute Renato Balduzzi, ''questa ansia del 'tutto e subito' e' speso frutto della modernita'. Non tutte le patologie giustificano tanta insofferenza, quando il sistema delle urgenze ha dimostrato di reggere. L'Italia, con una spesa pubblica pari al 7,37% del Pil, non spende poco, forse spende male'' ha concluso.

Sanità a basso costo, è boom

Anche nella sanita' e' partita la caccia alle offerte. Si cercano prestazioni a prezzi piu' bassi, di qualita' accettabile e con buoni tempi di accesso. E' stimato in 10 miliardi di euro il valore della sanita' 'low cost' . Secondo il Censis ''questo segmento di mercato crescera' del 25% l'anno. I tagli dei prezzi delle prestazioni sono di solito non inferiori al 30%, ma possono arrivare al 60% e sul web si moltiplicano le offerte''. Dall'odontoiatria ai servizi di prevenzione sanita', ha sottolineato il vicedirettore del Censis Carla Collicelli, su internet le offerte sembrerebbero mettere a disposizione sconti fino all'85% rispetto ai comuni prezzi di mercato. ''Nella componente privata del mercato sanitario - ha detto - cresce dunque l'appeal del low cost, destando pero' qualche preoccupazione a causa della mancanza di controlli di qualita' e per la possibile induzione di una domanda impropria con risposte inappropriate''. Un esempio e' la medicina e la chirurgia estetica, con un milione di italiani (di cui 800mila donne) che vi hanno fatto ricorso nel corso della loro vita, settore nel quale si registrano molte offerte promozionali low cost.

Giù la qualità, soprattutto al Centro-Sud

Peggiora la qualita' della sanita', soprattutto nelle Regioni dove i tagli sono maggiori. Nelle Regioni con Piano di rientro, piu' del 38% degli intervistati afferma che la sanita' e' peggiorata nei due anni precedenti e solo meno dell'8% dichiara che e' migliorata (con un saldo tra miglioramento e peggioramento molto negativo, pari a -31%). Nelle Regioni senza Piani di rientro il peggioramento percepito e' del 23,3%. Nel Mezzogiorno (38,5%) e al Centro (34,2%) sono piu' alte le percentuali di persone che lamentano un peggioramento della sanita', secondo la ricerca Censis presentata oggi a Roma nell'ambito del Forum per la Ricerca Biomedica. ''La sanita' peggiora dunque nelle Regioni in cui i Piani di rientro hanno imposto controlli rigidi della spesa e tagli a servizi e prestazioni - ha detto Carla Collicelli, vicedirettore del Censis - in queste Regioni si spende meno rispetto al passato, ma per ora non si spende meglio''. La spesa privata, sottolinea la ricerca Censis, e' cresciuta del 25,5% in dieci anni. L'aumento non dipende solo dalle recenti manovre di bilancio.Ci sono settori dalla copertura pubblica da sempre giudicata inadeguata, come l'odontoiatria, con il 95% della spesa a carico dei privati, quasi 12 miliardi di euro l'anno. In particolare, al moltiplicarsi dei piccoli disturbi le persone cercano risposte rapide, molto spesso a spese proprie, per continuare a svolgere le funzioni quotidiane in famiglia e al lavoro. Sono milioni gli italiani afflitti da piccole patologie: 19,3 milioni soffrono di ricorrenti dolori muscolari, articolari o di altro tipo (1,4 milioni di giovani, con meno di 30 anni, e 7,6 milioni di anziani), 18,7 milioni hanno problemi alla vista (dalla miopia alla presbiopia, all'astigmatismo: 2,4 milioni sono giovani), 10,7 milioni di persone soffrono di allergie (2,3 milioni sono giovani), 10,6 milioni tendono a ingrassare troppo, 9,1 milioni hanno emicranie frequenti, 9 milioni hanno difficolta' a prendere sonno o soffrono di insonnia. Di fronte ai tanti piccoli disturbi e a sintomi non gravi, il 39% degli italiani consulta subito il medico di base, il 31% tenta di curarsi stando a casa (con riposo, alimentazione corretta, ecc.) e il 15% assume qualche farmaco che in altre occasioni si e' rivelato efficace. Un altro esempio di spesa privata e' quella per i medicinali non convenzionali, pari a 1,7 miliardi di euro l'anno. 

L’Anaao

 ''I tagli al Fondo sanitario Nazionale e ai finanziamenti alle Regioni, i piani di rientro dal deficit che obbligano nove Regioni ad ulteriori sacrifici, non fanno che trasferire sulle spalle dei cittadini il costo di bisogni sanitari che non possono essere compressi o rinviati''. ''Ecco cosa succede se si tagliano i servizi e si riducono le prestazioni - continua - La ricerca del Censis fotografa una Italia dove il diritto alla salute e' sempre meno esigibile e dove la sanita' diventa un mercato a basso costo, dove la qualita' e la sicurezza diventano beni difficilmente controllabili''. Si alimenta in tal modo, secondo Troise, un mercato privato di 30 miliardi di euro ''ed una sanita' low cost facilmente fruibile, centrata sul basso costo della prestazione, che diventa un qualsiasi prodotto da consumare, anche se il piu' delle volte di incerta provenienza e di scarsa affidabilita'''. Una spesa sanitaria pubblica sempre piu' contratta, l'introduzione dei ticket sanitari ''spinge i cittadini a risolvere da soli i problemi di salute - conclude - che il Ssn non e' piu' in grado di soddisfare, ed incoraggia una sanita' privata colorata ed accattivante che non ci piace, la cui continua espansione deve preoccupare coloro che hanno il dovere di garantire, sempre e a tutti, la qualita' dei servizi e delle prestazioni''.

Governo clinico

Autonomia e responsabilita' dei manager, ruolo piu' vincolante del collegio di direzione, nuove regole per le nomine dei direttori di struttura semplice e complessa (gli ex primari). Sono alcune delle novita' che saranno introdotte dal provvedimento sulla governance della sanita' che la commissione Affari Sociali ha terminato di esaminare. Ora l'obiettivo e' quello di portare il testo in Aula rapidamente, gia' dopo Pasqua, ''non appena arriveranno i pareri delle altre commissioni competenti'', come spiega il presidente Giuseppe Palumbo. Il provvedimento, che e' stato in sostanza 'riscritto' dopo un primo passaggio in Aula a giugno del 2009, recependo molte delle indicazioni delle Regioni, individua i ''principi fondamentali in materia di governo delle attivita' cliniche'' e ha trovato un sostegno largo in commissione. Il Pd, comunque, gia' annuncia che nel passaggio in Aula cerchera' di modificare le regole per i conferimenti degli incarichi (una terna, stilata da una commissione ad hoc, all'interno della quale il direttore generale potra' scegliere il nuovo dirigente) che sono, dice Margherita Miotto, capogruppo dei democratici in commissione, ''ancora troppo opache''.

Patto per la salute

Nel patto per la Salute, attualmente in discussione, si inserira' anche il tema della continuita' assistenziale e del nuovo ruolo dei medici di medicina generale. Lo ha sottolineato il ministro della Salute, Renato Balduzzi, affermando, durante un'informativa al Senato sulla situazione dei pronto soccorso, come proprio il rafforzamento dell'attivita' ambulatoriale dei medici di base per i casi piu' lievi possa rappresentare un modo per disincentivare gli accessi inappropriati al pronto soccorso. ''Il 15% degli accessi al pronto soccorso - ha detto Balduzzi - e' seguito da ricoveri, mentre l'85% non prosegue con un ricovero ed in questa percentuale vi sono casi di inappropriatezza''. Secondo Balduzzi, per migliorare la risposta dei servizi di pronto soccorso, la ''nuova frontiera e' la capacita' di coniugare l'attivita' della rete ospedaliera con i servizi territoriali ''. Fondamentale, ha aggiunto, e' anche rafforzare ''il filtro in entrata ai pronto soccorso e la capacita' di filtraggio all'interno delle strutture''. Il ministro ha quindi ricordato i numeri relativi alle strutture di emergenza: ''In Italia - ha detto riferendosi a dati del 2009 - sono presenti 550 servizi di pronto soccorso con 343 dipartimenti di emergenza di cui 325 in strutture pubbliche e 18 in strutture private accreditate; i pronto soccorso pediatrici sono presenti nel 15% degli ospedali e l'80% degli ospedali ha un pronto soccorso''. Quanto al numero degli accessi annui, ha proseguito, sono ''23 milioni quelli stimati, di cui 13 milioni certi''. Ci sono inoltre 103 centrali operative. In questi anni, ha commentato il ministro, ''si e' fatto molto, ma molto resta ancora da fare soprattutto per incentivare l'integrazione tra ospedale e territorio''. Tuttavia, ha anche rilevato Balduzzi, ''non vorrei disegnare solo un quadro nero o grigio, che non sarebbe rispettoso del nostro servizio sanitario nazionale: molto e' stato fatto e a fronte della giusta sottolineatura delle cose che non vanno, deve esserci anche la considerazione di cio' che e' stato realizzato''. ''Diffidiamo tutte le Regioni, in particolare quelle in Piano di rientro e quindi compresa la Campania, dal passare al sistema della ricetta elettronica finche' questo significhera' un aumento di costi e un aumento del lavoro per i medici di base''. A dirlo e' il vicesegretario nazionale del Sindacato medici italiani (Smi), Luigi De Lucia, al presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, e al ministro della Salute, Renato Balduzzi, intervenuti oggi a Napoli a un convegno sul cancro. ''Chi si dovra' fare carico delle spese per passare alla ricetta elettronica? - domanda polemicamente De Lucia - In mancanza di un impegno regionale saranno proprio i medici di medicina generale a dover colmare questa lacuna e noi dello Smi siamo fermamente contrari a questa ipotesi''. De Lucia spiega che un medico, per inviare i dati delle cosiddette ricette elettroniche, impiega in media almeno due ore di lavoro extra e che per farlo deve aggiornare la sua attrezzatura con computer nuovo, software specifici e connessioni internet piu' veloci che comunque comportano dei costi. ''Ferma restando la volonta' dello Smi di puntare all'innovazione e alla modernizzazione della medicina generale - dice De Lucia - ci opponiamo all'aggravio di lavoro e di spesa tutta solo a carico dei medici. Per questo chiediamo alle Regioni e alla Campania di non passare a regime con la ricetta elettronica finche' non si sara' stabilito a chi toccano le spese e finche' non ci sara' riconosciuto economicamente il tempo di lavoro in piu'''.

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