Sifo, sì al decreto liberalizzazioni, ma chi lavora nelle asl non riuscirà a ottenere una farmacia. Msfi, il Governo favorisce le società

Redazione DottNet | 19/03/2012 18:19

''Concordiamo con i principi del Decreto Liberalizzazioni sull'apertura di circa 5.000 nuove sedi farmaceutiche perche' e' giusto garantire un piu' capillare servizio al cittadino migliorando insieme alla concorrenza, la qualita' e il risparmio per il Paese. Vogliamo pero' unirci al disappunto e alla protesta dei 3.000 farmacisti in Italia che operano nelle Aziende Sanitarie che, di fatto, non riusciranno mai a vincere una di queste nuove farmacie messe a concorso in quanto il loro punteggio e' valutato quasi la meta' rispetto a quello attribuito a chi gia' opera o gestisce farmacie private o parafarmacie. Di fatto, quindi, pur volendo liberalizzare, il decreto sostiene ancora gli interessi dei farmacisti privati, spesso titolari per diritto ereditario, attribuendo loro condizioni di favore ingiustificabili per l'assegnazione delle farmacie che si metteranno a concorso''.

 Questa la posizione della SIFO, la Societa' Italiana dei Farmacisti Ospedalieri e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie, che ritiene assolutamente incongruo non riconoscere a chi opera in Aziende sanitarie competenze manageriali, gestionali e professionali e non tenere conto di criteri meritocratici e di equita' di trattamento. In particolare, ribadisce SIFO, chi lavora nelle strutture ASL e ospedaliere, svolge compiti importanti, come l'erogazione diretta ai pazienti di farmaci ad alto rischio - antitumorali, farmaci biologici, farmaci innovativi, ad alto costo e ad alto rischio d'inappropriatezza prescrittiva; e ancora, l'erogazione di farmaci per le Malattie Rare, farmaci della fascia A e C in varie categorie particolari di pazienti (es fibrosi cistica); erogazione di prodotti galenici sterili e non sterili preparati in laboratorio ad elevato livello tecnologico. Da sottolineare anche l'importante compito di vigilanza sulle farmacie private/convenzionate, parafarmacie e grossisti di medicinali e la vigilanza e controllo dell'appropriatezza prescrittiva dei farmaci in ospedale e sul territorio. Tutti compiti che vanno nella direzione di favorire un miglior controllo della spesa farmaceutica''. ''La disparita' di trattamento nella valutazione del percorso professionale - denuncia l'associazione - tradisce le aspettative che tale decreto aveva acceso in tanti Farmacisti del Servizio Sanitario Nazionale (che operano nelle strutture sanitarie ASL e Ospedali) di vedere riconosciute la loro grande competenza ed esperienza nonche' la loro lealta' ed abnegazione nello svolgimento di un'attivita' cruciale per il funzionamento efficace ed efficiente delle Strutture del SSN''.

 

La critica dell’Msfi

 

Il presidente del Movimento Spontaneo Liberi Farmacisti, Ettore Lembo critica duramente la manovra dell’Esecutivo: “Che il Governo in carica non sia Tecnico bensì Economico non è una novità, avendo manifestato la volontà di imporre un radicale cambiamento al Sistema Aziendale Italiano con la trasformazione delle ditte individuali in società, al fine di facilitarne l'acquisizione da parte dei grandi gruppi economici capaci di aggredire i mercati più forti per effettuare operazioni di concentrazione di mercato”. Un fine “malcelato con l'illusoria maschera dell'occupazione e dello sviluppo”. Lembo, dunque, non ha dubbi sull’obiettivo del Governo. E va giù pesante: “il mercato farmaceutico, per importanza dietro al mercato alimentare (controllato dalla GDO ed il mercato energetico, totalmente in mano ad i potentati dei petrolieri), fa gola sia alla stessa GDO sia alla distribuzione intermedia del farmaco. Quest'ultima silente in questa fase, ma detentrice attraverso pochi gruppi (meno di 5) della distribuzione del farmaco in Europa”. “L'economia italiana – spiega Lembo - è caratterizzata da una predominanza di ditte individuali (80%), difficilmente aggredibili dalle società di capitali e dai potentati economici perché troppo parcellizzate. La farmacia non si discosta da questa realtà. Infatti, da uno studio dell'Agenzia delle Entrate del 2008, risulta che su 15.358 farmacie prese in esame ben 11.393 (77,7%) sono ditte individuali, 3.146 (20,5%) risultano essere società di persone, e solo 273 (1,8%) società di capitali, enti commerciali e non”. Ed ecco che il Governo, “per favorire l'ingresso dei grandi gruppi di capitale nella distribuzione farmaceutica, impone per legge la trasformazione delle farmacie da Ditte individuali in Società”. Secondo Lembro “si evince chiaramente nei commi 7 e 17 dell'articolo 11 del Decreto Cresci Italia, di prossima conversione in Legge”. Il comma 7, spiega il presidente del Msfi, “recita che i candidati di età non superiore ai 40 anni possono concorrere per una gestione associata, sommando i titoli posseduti. Si noti l'introduzione della società in un concorso pubblico, che non è certo un bando di gara, dove il singolo partecipante viene penalizzato essendo un concorso per soli titoli, come evidenziato nel comma 3 dello stesso articolo”. Inoltre, “chi ha 40 anni, chissà per quale discriminante motivo, non ha possibilità di associarsi subendo un'ulteriore penalizzazione. Il comma 17 dello stesso articolo entra in contrasto con il comma 5 che fissa il limite per la partecipazione al concorso a 65 anni. Quindi un sessantacinquenne vincitore di concorso dovrebbe, se la legge lo permettesse, fare una società per potere mantenere la titolarità della farmacia. In pratica vince la farmacia ma per legge la dovrà lasciare”.                  

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato