Troppi ricoveri inutili e parti cesarei. Fiaso: dal 2013 tutte le regioni in rosso, occorre rimodulare i ticket

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 22/03/2012 08:50

Ricoveri inutili, soprattutto nelle regioni meridionali, per situazioni che non richiederebbero un ricovero ospedaliero a meno di complicanze particolari: e' il caso di bambini ricoverati per disturbi gastrointestinali o asma, o per soggetti affetti da ipertensione semplice. Ricoveri non necessari che implicano un costo per il Sistema sanitario nazionale. E' uno dei dati che emerge dal Programma nazionale di valutazione esiti 2010 (PNE) sulle attivita' di cura delle strutture ospedaliere pubbliche e private convenzionate, a cura dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e ministero della Salute.

Il Rapporto - che raccoglie i dati di attivita' di circa 1500 strutture ospedaliere italiane sulla base di 46 indicatori (che rispecchiano il 40% dell'attivita' assistenziale ospedaliera) - e' giunto alla sua terza edizione ed e' indirizzato alle autorita' regionali ma, da quest'anno, anche le singole aziende sanitarie potranno registrarsi e accedere al sito per avere visione degli esiti delle strutture. Il 'capitolo' dei ricoveri inutili e' emblematico: per l'ipertensione, ad esempio, si passa da un tasso di ricoveri pari al 3.6 per mille nella provincia di Foggia allo 0.1 per mille di Torino o Novara. Altra tipologia e' quella dei bambini ricoverati per asma: si va dallo 0.2 per mille di Padova, Firenze e Vicenza al 2.98 per mille di Palermo. Il ricovero e' inappropriato anche nel caso di disturbi pediatrici gastrointestinali: in questo caso, se a Venezia, Pistoia e Firenze si registra un tasso di ricoveri pari allo 0.3 per mille, il dato sale al 7.42 per mille a Bari e al 7.38 per mille a Palermo. Questo, commentano gli esperti Agenas, e' soprattutto il ''segnale di un malfunzionamento delle cure primarie e, nel caso dei bambini, di criticita' da parte dei pediatri''.

Parti cesarei

 

In Italia nel 2010 si sono registrati negli ospedali 423.090 parti con taglio cesareo. Una percentuale alta (pari al 28.34% sul totale dei parti), con picchi in Sicilia, Campania, Lazio e Calabria. Il dato emerge dal Programma nazionale di valutazione esiti 2010 (PNE) sulle attività di cura delle strutture ospedaliere pubbliche e private convenzionate, a cura dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e ministero della Salute. Le percentuali piu' alte si hanno innanzitutto in Sicilia: alla Casa di cura Orestano di Palermo la percentuale dei cesarei effettuati nel 2010 e' pari al 90%; si passa poi all'83,80% della casa di cura Serena di Palermo; l'80,50% della Casa di cura Villa Maione di Villaricca in Campania; il 77% dell'ospedale San Benedetto di Alatri nel Lazio; il 77% del Policlinico Madonna Consolazione di Reggio Calabria. I tassi piu' bassi si hanno invece, a macchia di leopardo, in Lombardia (ospedale Vittorio Emanuele III con una percentuale di cesarei pari 4,20%), Campania (ospedale S. Leonardo di Stabia con 4,40%), Marche (Ospedale generale di zona, C. Marche) e Veneto (ospedale Ca' Foncello di Treviso, con il 5,70%). Lo studio dell'Agenas, spiegano gli esperti, non sono classifiche ma dati di riferimento tra strutture e Regioni che hanno l'obiettivo di indicare le criticita' delle prestazioni e dei servizi.

La Fiaso

''Le risorse statali destinate al Servizio sanitario nazionale appaiono insufficienti, al punto da rendere realistica l'ipotesi che nel 2013 la maggioranza delle Regioni sara' sottoposta a piano di rientro''. E' quanto sostiene la Fiaso (Federazione italiana delle aziende sanitarie ospedaliere) in un documento riservato, consegnato ieri al ministro della Salute, Renato Balduzzi. ''E' emersa - spiega la Fiaso - l'ipotesi di reperire risorse aggiuntive anche attraverso una compartecipazione degli utenti''. Aumento della compartecipazione e riduzione dei livelli essenziali di assistenza: e' questa la 'ricetta' indicata dalla Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie ospedaliere) per raggiungere la sostenibilita' del Servizio sanitario nazionale.  ''La sostenibilita' del Ssn puo' essere raggiunta - dice - con l'aumento delle risorse disponibili (compartecipazioni)- i ticket - e la riduzione delle prestazioni (revisione dei lea)''.

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