Farmaci falsi, il web ne è invaso. Aduc: legalizzare le vendite online

Redazione DottNet | 25/03/2012 14:09

Se a trainare il mercato dei farmaci falsi online sono sempre stati il sesso e lo sport, la cronaca di oggi, con una giovane donna morta a Barletta dopo essere stata sottoposta ad un test con una sostanza acquisita tramite internet, apre a scenari piu' allarmanti. In Europa ed in Italia, in testa alla lista di quelli piu' contraffatti e venduti in rete ci sono da tempo le famose pillole blu, il viagra, seguite a ruota dai prodotti per gli sportivi, soprattutto gli anabolizzanti. I Nas (nuclei antisofisticazione dei Carabinieri) e l'Aifa Aifa (l'Agenzia del farmaco), negli ultimi tempi hanno piu' volte messo in guardia i cittadini dalle e-pharmacies illegali.

 Un dato, che e' condiviso a livello internazionale dalle forze dell'ordine, fa comprendere quanto il business sia appetibile dalla criminalita' organizzata: il traffico di farmaci 'taroccati' rende circa 150 volte volte piu' di quello della droga, oltre ad essere meno rischioso. Si stima che un euro investito in un medicinale contraffatto fa guadagnare in media 2.500 euro, molto meno rispetto ai profitti medi degli stupefacenti, che producono 'solo' 16 euro ogni euro investito. Se il commercio tramite web dei farmaci falsi e' in forte crescita, aumenta e si affina l' attivita' di contrasto delle forze dell'ordine dell'ordine. I numeri dei medicinali illegali sequestrati si contano con l'ordine delle centinaia di migliaia l'anno, mentre sono stati chiusi diversi siti internet. Ma la vera guerra ai prodotti-killer si fa sulla rete, sia con tecniche di indagine e tracciabilita' delle sostanze contraffatte vendute sul web, che con i sistemi utili a rintracciare i pagamenti effettuati online per gli acquisti. L'anno scorso, tra il 20 il 27 settembre, e' stata realizzata la piu' grande 'retata mondiale' contro i medicinali falsi o illegali su Internet. Ben 81 Paesi hanno partecipato, con i loro agenti ad una operazione Interpol, sequestrando 2,4 milioni di dosi di sostanze 'tarocche' vendute sul web, per un valore di 4,6 milioni di euro. Solo nel nostro Paese l'operazione ha portato al sequestro di 50.000 dosi di medicinali in sette giorni. Enorme il numero dei siti internet chiusi: 13.485, e tutti dedicati o legati alla vendita di medicine fuorilegge. La triste vicenda di Barletta amplia la sfida: Italia e Ue dovranno vedersela con trafficanti sempre piu' aggressivi. Dopo l'invasione delle aree piu' arretrate del mondo (in Africa almeno la meta' dei farmaci, che non riguardano sesso e sport, e' un falso proveniente dai mercati asiatici), l'e-commerce killer cerca di 'piazzare' i suoi veleni anche nei Paesi cosiddetti 'ricchi'.  L'Aduc (Associazione Diritti Utenti e Consumatori) e' a favore della legalizzazione e quindi, il controllo, della vendita online di farmaci.
''La vicenda della donna morta'' ieri a Barletta per la ''somministrazione di un farmaco acquistato online ci riporta ad una vicenda che abbiamo sollevato da anni. Ricordiamo - rileva l'Aduc in una nota - che vendere farmaci online e' vietato dalla legge italiana. Chi acquista online lo fa illegalmente a proprio rischio e pericolo, come se acquistasse un farmaco sul mercato nero. L'Italia e' uno dei Paesi dove la vendita (illegale) online di farmaci e' maggiormente diffusa anche grazie all'attuale normativa''. ''In Gran Bretagna e negli Stati Uniti, contrariamente all'Italia, le compagnie farmaceutiche possono vendere medicinali direttamente ai pazienti tramite consegna a domicilio. Questa pratica - sottolinea l'Aduc - e' utilizzata in gran parte per pazienti affetti da malattie croniche che richiedono la somministrazione continuata e regolare di medicinali su ricetta, come Hiv, artrite reumatoide, emofilia e sclerosi multipla''. ''Sarebbe quindi opportuno - e' la conclusione dell'Associazione - legalizzare e controllare la vendita online di farmaci, affinche', i milioni di italiani che oggi non rinunciano all'acquisto via internet abbiano la possibilita' di farlo in modo sicuro e controllato''. L'Aduc ricorda di aver gia' esposto, in una audizione al Senato, le proprie proposte su questo tema

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