La telemedicina dimezza la mortalità nei malati cronici

Redazione DottNet | 02/04/2012 19:49

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La telemedicina funziona meglio di un farmaco per chi soffre di malattie croniche, e puo' abbattere la mortalita' del 45%. E' quanto emerge da uno studio britannico presentato pochi giorni fa a Bruxelles nel corso di un seminario con la vicepresidente della Commissione Ue Neelie Kroes. Lo studio del dipartimento per la Salute britannico e' durato tre anni, e ha analizzato piu' di 6 mila pazienti, a cui e' stato installato in casa un dispositivo per il monitoraggio della salute. Oltre alla riduzione della mortalita' rispetto a un gruppo di controllo, l'analisi ha registrato un calo del 14% dei ricoveri in ospedale e una riduzione della spesa sanitaria dell'8%.

"Della telemedicina si discute molto, ma ancora siamo ad applicazioni isolate - commenta Laura Raimondo, amministratore delegato della sede italiana dell'University of Pittsburgh Medical Center (Upmc), che organizza con l'istituto palermitano Ismett dal 6 all'8 giugno un simposio internazionale a Bruxelles su questo tema - in Europa ad esempio solo l'8% dei pazienti ha accesso a una cartella clinica elettronica. Gli studi condotti finora sono comunque concordi nell'affermare che oltre a migliorare la qualita' delle cure questi sistemi nel lungo periodo permettono una riduzione dei costi". Nonostante la telemedicina sia ancora diffusa 'a macchia di leopardo' nel panorama europeo, prosegue l'esperta, ci sono i primi segni di una 'rivoluzione': "Le applicazioni per la telemedicina sono gia' al terzo posto tra le vendite delle industrie sanitarie dopo farmaci e dispositivi - afferma Raimondo - c'e' una gamma molto ampia di opzioni, dal monitoraggio degli anziani alla possibilita' di uno scambio di informazioni tra centri piccoli e istituti piu' grandi con piu' conoscenze: l'Upmc ad esempio ha un progetto in corso con un ospedale pediatrico in Colombia che ha permesso di ridurre la mortalita' infantile dal 9,3 al 4%".