Per Cittadinanzattiva la Lombardia è una regione virtuosa ma sono ancora troppi gli errori medici. Il gap tra Nord e Sud. Acoi, stop agli interventi senza assicurazione

Redazione DottNet | 02/04/2012 18:34

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Oltre un quarto delle problematiche segnalate dai pazienti degli ospedali lombardi riguarda casi di presunta 'malpractice', i cosiddetti errori medici. E il 19.7% degli intervistati segnala un deficit di assistenza territoriale in una regione che, nel panorama nazionale, si attesta su livelli superiori rispetto ad altre realta' e grazie alla qualita' delle cure mediche continua ad attirare pazienti da altre zone d'Italia. E' quanto emerge da rapporto dell'Osservatorio civico sul federalismo in Sanita' dell'associazione Cittadinanzattiva, presentato oggi in 'chiave lombarda'. Dati che evidenziano una forbice fra regioni del Nord e regioni del Sud Italia, con differenze strutturali che sarebbero ''di fatto legittimate giustificandole come inevitabili''.

 In particolare dallo studio, basato su dati ufficiali, su questionari distribuiti negli ospedali e sulle segnalazioni dei pazienti ricevute da Cittadinanzattiva, emerge che le regioni piu' problematiche sono quelle del Sud, in particolare Campania e Calabria, ma anche Piemonte e Liguria. In Lombardia, oltre a casi di errori medici, i pazienti segnalano scarsa informazione (15.9%), lunghe liste d'attesa (10.1%) e scarsa assistenza ospedaliera (8.5%). ''A livello nazionale i cittadini lamentano il mancato accesso ai farmaci e l'aumento del costo dei ticket - ha spiegato Francesca Moccia, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva - ci sono pochi posti letto e lunghe liste d'attesa''. Secondo l'associazione la Lombardia ''dovrebbe continuare a tenere le porte aperte a pazienti di altre regioni'' e ''differenziare i casi'' per quanto riguarda la comunicazione al momento delle dimissioni delle spese sostenute dall'ospedale per la cura del paziente, introdotta nelle scorse settimane. ''Per un malato terminale o in gravi condizioni - ha sottolineato Boccia - puo' essere mortificante sapere quanto il sistema sanitario ha speso per curarlo''. La Lombardia si inserisce fra le regioni virtuose anche per quanto riguarda la cura della mamma e del bambino. Il tasso di mortalita' infantile e' infatti inferiore alla media nazionale - secondo gli ultimi dati Istat - di 2.7 decessi ogni mille nati vivi. La richiesta e' quindi quella di evitare un 'federalismo sanitario' che porti a ''un taglio delle prestazioni e dei servizi ispirato a sole valutazioni economiche'', ma garantire la ''sostenibilita' e l'universalita' dei servizi''. Alla presentazione hanno partecipato, fra gli altri, il direttore generale della Sanita' di Regione Lombardia Carlo Lucchina e il senatore del Pd Daniele Bosone, vicepresidente della commissione Igiene e Sanita'.

Niente assicurazione

Stop agli interventi chirurgici: il nuovo rischio e' di non avere piu' neppure una adeguata copertura assicurativa. A lanciare l'allarme il presidente dell' Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi), Luigi Presenti. ''I chirurghi italiani - afferma Presenti - stanno lavorando al limite delle proprie possibilita', in un contesto molto difficile che peggiora di anno in anno. Gia' in molte aziende in tutta Italia i medici lavorano senza assicurazione, perche', da un lato le Aziende non hanno fondi per pagare premi sempre piu' elevati, dall'altro le compagnie assicurative sono sempre piu' restie a coprire la responsabilita' professionale. Potremmo essere costretti - annuncia Presenti - a non entrare piu' in sala operatoria''.  ''I chirurghi italiani continuano a svolgere il proprio prezioso lavoro senza garanzie. Inoltre - spiega il presidente Acoi - il lievitamento dei costi delle compagnie assicurative, che non vogliono assicurare i medici, ricade sulla spesa e, dunque, sui cittadini''. ''Abbiamo piu' volte segnalato alle autorita' competenti - dice ancora Presenti - le inefficienze, le mancanze e le storture del sistema sanitario nazionale, cercando di intervenire per correggerle, ma raramente queste parole sono state prese in considerazione. Non siamo piu' disposti a tollerare questo stato di cose''.

Sos bisturi coreani

Dai bisturi coreani che ''non tagliano'' alle suturatrici cinesi di non garantita qualita' ai cateteri che rischiano di rompersi. Nelle sale operatorie italiane si trovano anche queste tipologie di dispositivi medici 'a rischio' e la ragione, e' la denuncia del presidente della Societa' italiana di chirurgia, Gianluigi Melotto, e' da ricercarsi nella politica ''dell'acquisto al prezzo piu' basso spesso perseguita dalle amministrazioni''. ''E' assurdo pensare - ha sottolineato Melotti in occasione di un seminario sulla sicurezza dei dispositivi medici, promosso dall'Istituto superiore di sanita' - che a causa della attuale crisi economica si possa andare a tagliare sul costo dei materiali che si usano negli ospedali: se si acquistano bisturi provenienti dalla Corea, dal prezzo vantaggioso ma che non tagliano come dovrebbero, questo non porta certamente ad un risparmio per il nostro Servizio sanitario nazionale''. Il problema, ha affermato l'esperto, e' che ''in Italia, con il federalismo in Sanita', ci sono in pratica 22 sistemi quante sono le Regioni e le Province Autonome, ed in queste condizioni i controlli diventano difficili''. Ad ogni modo, anche alla luce del recente scandalo delle protesi mammarie francesi Pip a rischio rottura, hanno ricordato gli esperti, l'Unione europea ha avviato una revisione delle normative del settore finalizzata a regole ancora piu' stringenti in termini di controlli e certificazioni. Le nuova regolamentazione dovrebbe essere pronta entro l'Estate.  Un giro di vite sul fronte dei controlli che, in realta', l'Italia ha pero' gia' attuato da tempo, ha sottolineato il direttore della Direzione generale dispositivi medici del ministero della Salute, Marcella Marletta: ''Ad oggi sono state effettuate oltre 1400 ispezioni nei siti produttivi. Il problema della sicurezza dei prodotti - ha commentato - non riguarda, in generale, i fabbricanti italiani''.