Saranno i medici ad informare i pazienti sui prezzi dei farmaci

Farmaci | Redazione DottNet | 11/04/2012 10:21

Una cosa è certa: d'ora in poi i medici dovranno informare i pazienti che lo chiedono sul prezzo dei farmaci prescrivibili e saper indicare quelli che costano meno. Ma sugli effetti di questa maggiore informazione i camici bianchi si dividono, come riporta il Sole24ore. Tra chi attacca la norma perché ritenuta inutile e basata sull'«insinuazione» che i medici siano condizionati dalle industrie farmaceutiche e chi invece guarda con favore all'iniezione di trasparenza che dovrebbe derivarne.

 Alla prima scuola di pensiero appartiene Giacomo Milillo, segretario della Fimmg, il maggior sindacato dei medici di famiglia, che, intervistato dal quotidiano economico, risponde: «Dobbiamo sicuramente imparare meglio a esprimerci in modo non tecnico – dice Milillo – e bisogna far capire al paziente che stiamo scegliendo tra più possibilità». Ma a suo avviso è inutile farsi troppe illusioni: «Non siamo computer, non possiamo conoscere tutti i farmaci in commercio: possiamo invece muoverci tra i medicinali compresi nel nostro prontuario». Sulla scelta della terapia la Fimmg si è data delle regole, una sorta di "flow chart decisionale" fatta di tre step: preferire quando è possibile il farmaco a brevetto scaduto; decidere con il paziente il prodotto, considerando anche la differenza di prezzo; scrivere infine la ricetta apponendo sempre la dicitura «non sostituibile», in particolare quando si tratta di curare malattie croniche che richiedono la costanza della cura nel tempo e a maggior ragione se si prescrive un generico. «Annulliamo la sostituibilità» è il motto della Fimmg. Anche per una ragione medico-legale. «La giurisprudenza – spiega Milillo al Sole24ore – è stata chiara nel riconoscere i medici responsabili di ogni effetto della terapia quando non ne precisano la non sostituibilità». In sottofondo riecheggia la questione della portata della bioequivalenza, che il segretario Fimmg non esita a rimettere in discussione: «Continuare a dire che i farmaci bioequivalenti sono uguali tra loro è falso». Non a caso la Fimmg chiede all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) un elenco come quello dell'Orange Book (la lista dei prodotti utilizzabili al posto del medicinale di marca) «che fornisca più informazioni ai medici sulla bioequivalenza tra generici». Ma non tutti la pensano allo stesso modo. Per Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg), il problema non è questo: l'Aifa e lo Stato garantiscono sulla qualità di ogni medicinale autorizzato «tramite un sistema di controllo riconosciuto tra i migliori al mondo» e «qui si sta deliberatamente facendo confusione». Perché la novità del decreto sulle liberalizzazioni è un'altra: «In presenza della prescrizione di un qualunque farmaco, al cittadino deve essere ora permesso di sapere qual è quello che ha il prezzo più basso». Non che prima non potesse saperlo, precisa Cricelli: «Da quasi nove anni sono a disposizione sul sito dell'Aifa le "liste di trasparenza" che permettono di verificare il prezzo di tutti i farmaci equivalenti in commercio. L'intento del Governo è quello di far usare queste liste, consentendo di aumentare la quantità di informazioni e la possibilità decisionale del cittadino che, se lo vuole, potrà scegliere di risparmiare». Il medico non ha le mani legate: «Continua a decidere liberamente quando un farmaco non deve essere sostituito. Bisogna valutare caso per caso, tenendo presente che adesso il cittadino può decidere». Sul sospetto che i camici bianchi facciano scudo per continuare a poter prescrivere i farmaci di marca cedendo alle pressioni di Big Pharma Milillo si scalda: «Sono insinuazioni belle e buone. Chi ha interessi delinquenziali potrebbe trarre benefici sia dalle vecchie aziende sia da quelle dei generici: il marketing è ormai lo stesso. La verità è che di queste norme non c'era bisogno: sono inutili».

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