In aumento le malattie reumatiche infantili: congresso a Orvieto della Sip

Redazione DottNet | 12/04/2012 18:18

Le malattie reumatiche infantili sono spesso sconosciute, anche ai medici, eppure sono in costante aumento, soprattutto quelle autoinfiammatorie, e sono sempre piu' frequenti i casi anche nei bambini sotto l'anno di vita. A richiamare l'attenzione su questo problema e' Elisabetta Cortis, primario pediatria dell'ospedale di Orvieto e di Narni, che ha organizzato l'XI congresso nazionale del Gruppo di studio di reumatologia pediatrica della Societa' Italiana di Pediatria, dal 18 al 21 aprile presso il Palazzo dei congressi a Orvieto.

 ''Secondo il Centro di controllo delle malattie di Atlanta (CDC) nel 2007 un bambino su 250 era affetto da una malattia reumatica - spiega Cortis - Ma oggi il numero sara' sicuramente cresciuto, anche per la maggior sensibilita' diagnostica dei pediatri e la scoperta di nuove malattie. Purtroppo non si hanno dati epidemiologici certi, neanche in Italia''. Tra le malattie reumatiche infantili la piu' frequente e' l'artrite idiopatica giovanile (l'equivalente dell'artrite reumatoide degli adulti). ''E poi ci sono molte malattie nuove prima sconosciute - continua - come quelle autoinfiammatorie. Per fortuna sono stati fatti molti progressi anche nelle terapie, soprattutto grazie ai farmaci biotecnologici, ma fondamentale e' una diagnosi precoce''. Senza infatti si rischia di intervenire troppo tardi, quando i danni alle ossa e alle articolazioni sono stati fatti. Ecco allora che alcuni sintomi possono essere dei campanelli d'allarme per i genitori, come ad esempio un'andatura zoppicante persistente, dolori osteoarticolari, difficolta' nel prendere le cose, salire le scale, nello svolgere le attivita' quotidiane, soprattutto dopo che si sta molto tempo fermi. ''Con una diagnosi e una terapia tempestiva - conclude Cortis - si puo' assicurare al bambino reumatico una vita normale. Ma e' anche importante che si creino piu' centri di reumatologia pediatrica, che attualmente sono pochi, e coinvolgere i giovani pediatri in questa specializzazione''.

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