Cure primarie, accordo tra ministero e sindacati: ruolo unico e integrazione professionale. Intanto aumentano i medici in difficoltà economiche

Medicina Generale | Redazione DottNet | 12/04/2012 23:18

Raggiunto un accordo (clicca qui per leggere il documento completo) al Tavolo tecnico, presso il ministero della Salute, sul riordino delle cure primarie e l'integrazione ospedale-territorio. Lo rende noto Maria Paola Volponi, responsabile nazionale del Sindacato dei medici Italiani Smi. Si tratta, afferma Volponi in una nota, di un ''testo di mediazione, ma alcune proposte strategiche dello Smi sono state accolte: accesso e ruolo unico, integrazione mono professionale e multi professionale tra tutti i convenzionati e tra questi e i dirigenti medici con l'istituzione di tavoli aziendali e regionali di confronto. Ma anche centralita' del distretto, presa in carico del paziente modulata su livelli di intensita'-assistenziale''.

 Non solo: ''la razionalizzazione dell'emergenza-urgenza, evidenziando - prosegue - la necessita del passaggio alla dipendenza e la ristrutturazione del compenso, prevedendo la distinzione della remunerazione dell'attività professionale e l'acquisizione dei fattori di produzione. Importante anche la previsione della riorganizzazione dell'assistenza territoriale, incentivando le forme più evolute di aggregazione dei professionisti, senza, però, modelli rigidi calati dall'alto''. Infine, rileva, ''la definizione dei percorsi funzionali all'integrazione professionale con la rimodulazione del percorso formativo dei giovani medici prevedendo il completamento della loro preparazione nelle strutture ospedaliere e territoriali''. ''Certo - conclude Volponi - resta da capire come e quando si avvierà la fase attuativa di questo documento da parte del ministero stesso''. Resta un dubbio sull’H 24, punto di forza del Governo: ma sicuramente ci sarà il tempo per approfondire l’argomento.

 Obiettivi da perseguire

 1. Presa in carico del paziente modulata su livelli di intensità assistenziale attraverso l'integrazione delle figure professionali

 2. Appropriatezza delle cure

 3. Riorganizzazione dell'assistenza territoriale incentivando le forme evolute di aggregazione dei professionisti

 4. Promozione della sanità d'iniziativa

 - Ruolo unico ed accesso unico per tutti i professionisti medici nell'ambito della propria area convenzionale (medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali) al fine di far fronte alle esigenze di continuità assistenziale, di organizzazione e gestione, di prestazioni strumentali, di coordinamento informativo, di specifiche competenze cliniche richieste. 

 - Integrazione mono-professionale e multi-professionale per favorire, l'integrazione ed il coordinamento operativo tra i medici di medicina generale in tutte le loro funzioni, i pediatri di libera scelta, gli specialisti ambulatoriali, anche attraverso la costituzione di AFT e UCCP, nonché valorizzare l'integrazione tra i medici convenzionati ed i medici dipendenti, attraverso l'istituzionalizzazione di tavoli aziendali e regionali, facilitando  l'intero percorso di cura del paziente. 

 - Ristrutturazione del compenso prevedendo una distinzione delle fonti e dei meccanismi di finanziamento destinati alla remunerazione dell'attività professionale (prevalentemente definite e quantificate a livello nazionale) da quelle necessarie ad acquisire i fattori di produzione (attrezzature, personale, spese di gestione, spese automezzo, ecc.). 

 - Sviluppo dell'ICT (Information and Communication Tecnology) che rappresenta uno strumento irrinunciabile sia per l'aggregazione funzionale sia per l'integrazione delle cure territoriali e ospedaliere ai fini di servizio, gestionali e di governo clinico, fermo restando quanto previsto al punto 3. 

 - Individuazione nel distretto la sede territoriale di riferimento, strettamente legata al territorio di competenza, dove attuare il coordinamento della gestione dell'assistenza. 

 - Riorganizzazione del sistema di Emergenza ed Urgenza al fine di garantire una continuità tra ospedale e territorio, evidenziando la necessità del passaggio alla dipendenza dei medici di emergenza sanitaria o comunque l'esigenza di una univocità di ruolo giuridico e contrattuale dei medici operanti nei servizi di emergenza. 

 - Formazione dei professionisti: definire i percorsi formativi in maniera funzionale ai ruoli operativi specifici nell'ambito dell'integrazione professionale senza determinare sovrapposizioni, concorrenzialità o utilizzo in funzioni improprie. Rimodulare il percorso formativo per facilitare l'inserimento nel mondo del lavoro dei giovani medici, completando lo stesso nelle strutture sanitarie ospedaliere e territoriali, comprese le forme organizzative evolute della medicina generale e della pediatria di famiglia, ad integrazione e perfezionamento del percorso universitario. Favorire lo sviluppo dei percorsi assistenziali ospedale-territorio per garantire la formazione continua dei medici anche attraverso processi formativi integrati che prevedono la partecipazione dei medici dipendenti e dei medici convenzionati. 

Medici sempre più poveri

Meno soldi, pensioni più basse, premi assicurativi Rc che lievitano, più concorrenza di low cost e società di professionisti. In tutto questo l’ordine dei medici l’estate scorsa con la manovra ha sfiorato la possibilità di perdere il potere di giudicare disciplinarmente gli iscritti, a vantaggio di poteri “terzi”. Inizia da queste considerazioni del presidente dell’ordine dei medici di Milano Roberto Carlo Rossi l’incontro organizzato da Snami e dall’associazione Meditaly, come riporta Corriere Medico: un brain storming (medici lombardi, piemontesi e toscani) sul futuro delle cure primarie aperto dallo stesso presidente Rossi sul tema dell’impoverimento della categoria. «Ho i risultati di una ricerca appena commissionata al nostro ordine – dice Rossi – nel 2009 le richieste di assistenza all’Enpam da parte di medici in difficoltà, che ho firmato, erano 31, e non sono salite nel 2010, sono rimaste pressoché stazionarie a 34, ma nel 2011 sono diventate 69. Non è tutto. La mia sensazione è che quest’anno assisteremo a un raddoppio di richieste. Tra l’altro, non passa giorno che io non apponga più d’una firma su una richiesta di pensione anticipata, specie di medici di famiglia, nel 2009 e 2010 erano rispettivamente 220 e 232, l’anno scorso sono salite a 423». La medicina è stanca di qualcosa? Il lavoro di medico non attrae?
«Senza soldi in tasca – ammette Rossi – cambia il modo di fare professione e chi può abbandona prima di vedere il peggio. Il low cost, la concorrenza in forme talora disdicevoli, mette a rischio la qualità dell’atto professionale. Solo gli ordini dei medici possono tutelare la medicina dall’abbandono dei medici che segna la fine della qualità dell’atto professionale. Invece anche il legislatore a volte mostra di vederci come una corporazione anziché tutelarci». Critiche al governo arrivano da Carlo Resia (Snami Alessandria) anche sull’H24: «Il medico di assistenza primaria non può lavorare 24 ore al giorno; lo studio diventa luogo di turnazione con altri medici; dunque, l’H24 è il grimaldello con cui la politica, che ci teme, ci scippa il rapporto fiduciario».
La battaglia più recente dell’ordine milanese è stata sul fronte della critica ai Chronic related groups (Creg), Drg del territorio sperimentati in Lombardia per coprire il fabbisogno dei pazienti cronici non ospedalizzati. Molti generalisti hanno raccolto la sfida proposta in cinque Asl e hanno creato modelli cooperativi per gestire i dati e distribuire i carichi di lavoro sul paziente, che viene monitorato sull’aderenza alla terapia.
Sui Creg, Milano mantiene perplessità, a partire dalla copertura di patologie come la broncopneumopatia, forse oggettivamente risicata («Un anno di terapia è parametrato su 733 euro ma una terapia di 12 mesi con farmaco appropriato a 78 euro/mese si avvicina ai mille euro», esemplifica un partecipante, sottolineando il rischio che il paziente debba pagarsi parte delle cure e poi magari risparmia scivolando in pronto soccorso per ottenere una radiografia).
Pur perplesso sui Creg, l’ospite della serata, il responsabile sanità dell’Udc Sergio Calgaro, chirurgo torinese, non ha risposte taumaturgiche e la litania è la solita: le condizioni del paese andranno a peggiorare, le regioni in deficit accrescono il fardello del servizio sanitario pubblico che non potrà coprire tutti a lungo, è auspicabile l’intervento di mutue integrative di un servizio sanitario ridimensionato. E sul territorio ci vorranno comunque dei percorsi diagnostico terapeutici “budgettizzati” per patologia per il mmg. E tali non sono forse i Creg?
Nel complesso, il partito al centro dell’alleanza di governo non sembra ritrarsi dalla volontà di riformare le cure primarie proprio nel modo che lascia perplessi lo Snami e altre sigle. E, al di là della discutibilità di certi aspetti, i Creg proposti in Lombardia sembrano scontare l’umore “difficile” della classe medica e di tutto il paese

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