Intervista esclusiva con Maurizio Bortoletti, alla guida dell’Asl di Salerno: conti risanati in pochi mesi, ecco come ho fatto

Sanità pubblica | Silvio Campione | 17/04/2012 09:12

La nomina di Maurizio Bortoletti ha segnato una svolta epocale all’Asl di Salerno. Elicotterista, tenente della divisione della Folgore, quattro lauree (di cui una in Giurisprudenza) e specializzato in pubblica amministrazione. Il suo pugno di ferro è ben noto, tanto che ha sciolto un’azienda sanitaria in Calabria per il sospetto di presunte infiltrazioni della n’drangheta. Bortoletti quando a marzo 2011 viene nominato alla guida dell’Asl di Salerno deve fare i conti con un bilancio che macina debiti, dal 1° gennaio del 2009, per 760 mila euro al giorno, sabati, domeniche, Natale, Pasqua, compresi.

 Anche per l’ufficiale quarantenne, con una singolare preparazione economico-finanziaria e gestionale per un Carabiniere, la situazione estremamente complessa: oltre 9 mila dipendenti, decine di ospedali e distretti, 1,6 miliardi di euro di bilancio annuo, 250,597 milioni di euro persi nel 2009, 292,635 milioni di euro persi nel 2010 (prima della correzione finanziaria con un decreto nel 2011), 1,7 miliardi di buco complessivo accumulatosi negli anni e iscritto a perdita nello Stato patrimoniale 2010, 64,311 milioni persi nel I° trimestre del 2011, il tutto accompagnato da una drammatica situazione di carenze amministrative e gestionali. “Ma oggi la situazione è sotto controllo”, ci conferma con mal celato entusiasmo.

Ad un anno dal suo insediamento all’Asl di Salerno il deficit si è ridotto del 90%. Come ha fatto in così poco tempo a risanare una delle aziende sanitarie più disastrate della Campania? 

Tutti considerano sempre il dato a bilancio complessivo: 64 Meuro persi nel I trimestre 2011, dopo i meno 293 Milioni di euro nel 2010, prima di una correzione finanziaria, e i meno 250 Milioni nel 2009,  e solo 20 Milioni persi nei 9 mesi successivi. E fa meno 90% circa. Ma il risultato vero è quello sulla gestione caratteristica: persi 51 Milioni di euro nel I trimestre 2011, 108 Milioni nel 2010 e altrettanti nel 2009, ora un dato positivo negli ultimi 9 mesi del 2011. Qui si vede come siamo stati capaci di chiudere i rubinetti, senza chiudere nulla, senza tagliare nulla. I rubinetti degli sprechi, dell’assenza di qualsiasi politica di acquisizione: la valutazione di magazzino, consumi e spesa storica non riuscivano a prevalere sul bancomat senza plafond, dove ognuno andava e si serviva liberamente. La scelta è stata quella di non imporre la legalità in modo draconiano, nemmeno quando sono state rinvenute decine di situazioni incancrenite da anni di proroghe e sanatorie o contratti scaduti tuttora operativi: una scelta finalizzata ad evitare che il “prezzo” dello sfascio venisse pagato, una volta ancora, dai cittadini. Quindi, una “gestione morbida”, una straordinaria ordinarietà per rialfabettizare amministrativamente l’Azienda, tesa a valorizzare l’impegno di tutti coloro che stanno aiutando il procedere dell’azione di risanamento, assumendosi, a volte, notevoli responsabilità: solo il recupero di una corretta gestualità amministrativa, potrà reggere l’urto di una delle ASL più complesse d’Italia - per dimensioni, volumi, budget - al termine dell’azione commissariale. Quindi, la centralità, irrinunciabile, di una seria azione dirigenziale nel governo della spesa pubblica: più che di tagli lineari, più che di riduzione degli stanziamenti, il “buco”, in questo caso, sembra condurre verso il problema della  corretta gestione dirigenziale delle risorse assegnate, della capacità di chi viene chiamato ad amministrare denaro pubblico, della onestà e della sua rettitudine oltre che della sua indipendenza di giudizio. Insomma, la riscoperta del criterio del “buon padre di famiglia” e di una asciugatura dei costi, quella che ora chiamano spending review: qui, in occasione della presentazione del Piano Attuativo ho stretto un patto” con sindaci e direttori dei macrocentri, l’impegno a contenere i costi di beni e servizi del 5%, che per Noi valgono circa 40 Milioni.

Nel dettaglio come ha proceduto?

Azzeramento del costo del debito, dei 75 Milioni del 2010, tra accantonamenti effettuati e imputazione a bilancio, grazie ad un accordo con tutte le associazioni dei fornitori della sanità privata: io ti pago regolarmente, tu non mi pignori quando ho delle momentanee difficoltà di cassa. Nel prossimo aprile avremo pagato tranquillamente tutto il 2011, l’attività legale esecutiva che gravava sull’Azienda e mi impediva di utilizzare al meglio la Funzione Affari legali di fatto azzerata a fronte dei migliaia di procedure mensile precedenti; programmazione, la prima, poi monitoraggio e accountability, sull’accessorio, tenuto conto comunque in modo ragionevole delle drammatiche condizioni di carenza di personale a causa di un blocco del turn over che dura da 4 anni; trasparenza totale, considerata, come il sole, un ottimo disinfettante: tutti i dati pubblici, trasparenza totale, delibere pubblicate, informazioni costanti alla popolazione, rispetto dei termini quando vengono richieste informazioni, pubblicazione delle retribuzioni, gare tutte pubblicate anche dove le procedure non lo richiederebbero al fine di estendere al massimo il perimetro del controllo diffuso.

Lei parla anche di rialfabetizzazione amministrativa

Infatti. Su tutto l’opera di rialfabetizzazione amministrativa e gestionale  ha costituito il principale motore del cambiamento avviato a marzo 2011: recuperati e riordinati per argomento tutti i rilievi espressi dal Collegio Sindacale con vere e proprie lezioni per evitare di continuare a commettere gli stessi errori; centinaia di proposte di delibera rimandate nei nove mesi ai dirigenti proponenti con correzioni; il tentativo di rassicurare i dirigenti apicali dell’Azienda affinché superassero il caposaldo del “solo rispetto formalistico” delle normative a favore di una sostanziale valutazione degli interessi in gioco ( ma ancora ora mi giungono proposte formalmente ineccepibili per acquistare 8 televisori led 100 hz 32 pollici, 1 42 e un proiettore, per 9 mila euro più iva); la chiusura e il controllo di numerosi contratti per la fornitura di servizi tipo illimitato; unificazione, razionalizzazione e “asciugatura” di tutti i contratti; apertura di opere completate e inutilizzate e completamento di opere interrotte (la messa in funzione di realtà nuove, ma inutilizzate, come il Presidio Ospedaliero di Sarno; il completamento dei lavori fermi dal 2005 com’era a Nocera, dove il nuovo Pronto Soccorso è stato inaugurato il 30 settembre 2011, o a Pagani dove l’ala nuova, con 4 sale operatorie a norma, non era occupabile a causa di problematiche legate alla centrale termica); regolamentazione e controllo delle voci di spesa più significative con la valorizzazione dei magazzini. Insomma, le solite cose.

Quali sono, in un’Asl, le aree più critiche sotto il profilo della spesa?

L’ASL di Salerno - ove viene investito quasi il 2% della spesa sanitaria nazionale e poco di più del 15% di quella campana - era un “Malato” interessante, non solo per questi numeri da brivido, ma anche per una situazione gestionale-amministrativa dove coesistevano fattori distruttivi, quali: centinaia di osservazioni e di pareri negativi del Collegio Sindacale rispetto ai quali non vi era l’abitudine al riscontro, né a tenerli in considerazione per il futuro (625 rilievi o osservazioni del Collegio Sindacale nel solo 2010, a centinaia dei quali non è mai stata data risposta,  con 155 pareri negativi e decine di atti trasmessi alla Corte dei Conti); migliaia di ricorsi del personale contro l’Azienda e tra lo stesso personale (518 ricorsi nella sola area che fa riferimento alla ex ASL SA2 sulle oltre 2600 unità presenti, quindi uno ogni 5 dipendenti per un controvalore stimato in 9 Milioni, cui si aggiungevano - sempre solo per questa zona, ignoti allora al dirigente della FC Affari Legali quelli pendenti nelle ex ASL SA1 e SA3 – 802 ricorsi dai fornitori dell’Azienda, 237 citazioni per danni, 327 altre cause a vario titolo e 40 liti pendenti davanti al TAR per un controvalore stimato di sola quota  capitaria  di 207 Milioni); il bilancio preventivo per il 2011 ancora da approvare al 14 marzo 2011; l’assenza di qualsiasi voglia normale valorizzazione degli strumenti resi disponibili dal progresso tecnologico (con la carenza di un’unica piattaforma per la gestione amministrativa – contabile, di una rilevazione elettronica delle presenze in tutta l’Azienda, di un’unica rete intranet aziendale per cui appariva normale l’utilizzo di provider privati, di utilizzo della posta certificata, mentre l’adesione nel 2010 - nonostante la mancata previsione del “piano di fatturazione” nel capitolato - a un contratto SORESA Engineering per 9 Milioni  ha impedito per tutto il 2011 di procedere a qualsiasi intervento che non si traduca in una gestione schizofrenica, tale da rendere ingiustificabili i costi sostenuti); una vetustà di infrastrutture e apparecchiature biomedicali gravissima, con molte strutture carenti di autorizzazioni amministrative; diverse opere interrotte o completate e inutilizzate; decine di contratti attivi in incredibili situazioni di prorogatio pluriennali e, a volte, senza nemmeno la proroga mentre venivano, fortunatamente a questo punto, fornite le prestazioni; l’assenza di un Contratto Integrativo Unico Aziendale con le trattative che si protraggono da anni e che facevano e fanno sopravvivere differenze incomprensibili come i buoni pasto corrisposti durante i turni notturni o le Pronte Disponibilità pagate il triplo di quanto previsto dal contratto nazionale fino a produrre un costo del personale più alto di quello medio erogato in Campania che già è tra i più alti d’Italia; l’assenza di qualsivoglia strumento di programmazione e controllo sistematico (come, per dirne solo alcuni, “Piano degli interventi manutentivi”, di un “Piano della formazione”, di un “Regolamento economale”, di un “Piano di programmazione dello straordinario e delle altre indennità accessorie”, di un “Regolamento per l’utilizzo delle telefonia cellulare”) se non quello lasciato alla buona volontà dei dirigenti o a vecchi regolamenti, spesso superati, dopo la soppressione delle 3 preesistenti realtà, con la soppressione della funzione di “controllo di gestione”, che ha suscitato, invero, qualche perplessità da parte dello stesso Collegio Sindacale; l’assenza dell’Ufficio Procedimenti Disciplinari, forse per non far dimenticare il prof. Cassese quando nel 1993 disegnava una PA nella quale “chi vuole lavora, chi no se ne astiene”.

Su quale fronte interverrà prossimamente per consolidare i bilanci?

Stiamo lavorando su alcune iniziative che già in altre Aziende hanno visto ottenere positive manifestazioni sul bilancio aziendale, come quelle sul recupero dell’IRAP e delle quote INAIL in caso di infortuni di ns. personale assicurato dall’Azienda, o, infine, nell’ambito delle energie alternative. In realtà, in questi primi mesi del 2012 l’obiettivo primario, raggiunto l’equilibrio nella gestione caratteristica, è quello di migliorare quantità e qualità dei servizi sanitari messi a disposizione dei cittadini che sopportano da anni una situazione drammatica. Lo ho chiarito ai Direttori dei Macrocentri: oggi l’Azienda non ha più l’alibi della mancanza di denaro, chi non riesce a fare ciò che si deve è perché non ha voluto fare o non ha voluto impegnarsi a fare, il che è lo stesso, ciò che andava fatto nell’ambito della propria responsabilità dirigenziale.

Un ruolo complesso il suo: sicuramente il suo piano d’intervento  sarà stato osteggiato all’interno e magari avrà dovuto subire pressioni non indifferenti, probabilmente anche da parte della politica (mi riferisco, tra gli altri, a Ciriaco De Mita), come avviene sovente al Sud.

760 mila euro sono una cifra difficile da immaginare per chiunque: il 95% della popolazione italiana non la ha mai vista tutta insieme. Equivalgono a 20 anni di retribuzione di un lavoratore con una buona posizione. O a 4 o 5 appartamenti per famiglie in una media città italiana. O a 500 automobili di media cilindrata. Erano ciò che l’ASL di Salerno ha perso al giorno, sabati, domeniche, Natale, Pasqua, compresi, ogni giorno, dal 1 gennaio 2009 fino alla mia nomina a Commissario Straordinario nel marzo 2011. Ora l’equilibrio della gestione caratteristica. Un risultato conseguito, per ora, senza chiudere nulla (se si eccettua l’Ospedale di Scafati dove il sequestro delle sale operatorie e della Farmacia da parte del NAS ha confermato le drammatiche condizioni infrastrutturali in cui versava l’Azienda, con necessità finanziarie per raggiungere un adeguato livello di modernizzazione e di sicurezza stimate in circa 100 milioni di euro) e con un bilancio preventivo 2012 chiuso con l’EBITDA a zero ove vengono stanziati oltre 30 Meuro di  investimenti. Io chiedo sempre quando mi chiamano a raccontare questa situazione incredibile, di chiudere gli occhi e di chiedersi che cosa si sarebbe disposti a fare per questa cifra. Meglio per una piccola, anzi una piccolissima parte di questa cifra. Escluse mie doti miracolose, ciò conduce, inevitabilmente, a tre seri problemi. Uno, immediato: dove sono finiti i soldi sottratti al bilancio pubblico in questi anni? Il secondo: come è stato possibile che nessuno se ne accorgesse, che nessuno intervenisse? Non formalisticamente per “invitare” o per “stigmatizzare” o per “ricordare”, bensì concretamente per interrompere questo flusso incredibile di denaro pubblico sprecato che conviveva con i “fattori distruttivi” prima indicati e senza alcun vantaggio per il cittadino-cliente: la cd. “società civile”, dov’era? Tutti assuefatti? O Tutti interessati, co-interessati, forse concorrenti, magari collusi? L’altro, più insidioso: dimostrato che le rimesse regionali sono, di fatto, sufficienti, che si fa d’ora in avanti? Perché le uniche reazioni, scorrendo la rassegna stampa dell’Azienda depurata dalle naturali polemiche di matrice politica, si registrano solo ora e si possono sintetizzare in due singolari  equazioni. 

Quali?

Tanto meglio ha iniziato ad andare l’Azienda, con i primi risultati economici, con i primi investimenti sul territorio in infrastrutture e in apparecchiature elettromedicali, con i fornitori della sanità privata pagati regolarmente prima delle scadenze contrattuali (grazie ad un accordo sottoscritto nell’aprile 2011 per azzerare le spese legali costate all’Azienda nel solo 2010 oltre 75 milioni di euro, si parla da qualche mese di “modello Salerno”), con i fornitori di beni e servizi indifferibili e le associazioni di volontariato che vivono di rimborsi pagati mese per mese, con tutti gli altri fornitori pagati regolarmente trimestre per trimestre entro il trimestre successivo, tanto più sono aumentate le diffide estese a tutti gli organi istituzionali della Repubblica, le accuse, le contestazioni, le denunce a tutti gli Uffici Giudiziari della Provincia e della Campania, gli avvertimenti, contro le scelte dell’attuale Commissario Straordinario;

E l’altra?

 l’Azienda è andata meglio con i primi risultati economici che si manifestavano nel Conto Economico, e così è aumentata l’attenzione dei quotidiani verso l’andamento reddituale dell’Azienda, Ma non per rimediare al disinteresse sulle disastrose perdite registrate - che appare dalle recensioni stampa degli anni precedenti, dove la notizia si esauriva nella semplice presa d’atto quasi fosse il risultato di una situazione ineludibile che Salerno doveva subire a causa di forze sovraumane - BENSI’ per fare da ventriloquo o cassa di risonanza a chi, dopo aver taciuto per anni, ora  mette in dubbio la veridicità e la rappresentatività della situazione aziendale dei Conti Economici trimestrali certificati da KPMG e dalla Regione Campania, con un ricorrente richiamo alla falsità dei bilanci.

Quali sono stati i risultati?

Equazioni singolari che possono sopravvivere e alimentarsi solo in un certo humus, e  chiunque - in primis le Istituzioni al fine di fornire il necessario appoggio all’opera di risanamento - può comprenderne le ragioni. Questi soldi qualcuno li ha intascati e, ovviamente, vorrebbe continuare a farlo o, almeno, a riprendere a farlo in parte. Per la prima equazione, la spiegazione è evidente: chi ha vissuto di privilegi e rendite di posizione non vuole rinunciarvi, ma non si può opporre direttamente a chi chiude i rubinetti degli sprechi e deve, quindi, cercare vie che rallentino e/o frenino l’azione di risanamento. Per la seconda, appurata l’assenza di qualsiasi sentimento di vergogna da parte di chi c’era nei 10 anni precedenti e di chi ha convissuto con i “fattori distruttivi” prima descritti che hanno condotto l’Azienda nella disastrosa situazione che ho ereditato a marzo, appare chiaro come chi c’era in questi 10 anni di sfascio sia così disperato e privo di “altri argomenti”.  Nell’attesa, purtroppo, che le persone “per bene” facciano sentire la loro voce, tutto questo rende per i cittadini estremamente difficile separare nettamente il “prima”, che ha prodotto la situazione sopradescritta, da un presente nel quale, tra le intuibili difficoltà di un “passato” che si riflette ancora negativamente sulla attuale gestione amministrativa-contabile, si sta tentando di restituire l’Azienda a una corretta gestione operativa. Tutto questo mentre il “peso” del passato grava pesantemente sulla quotidianità della gestione Commissariale, frequentemente costretta a soluzioni “prêt a porter” per evitare l’interruzione dell’erogazione dei servizi: paradossalmente, ciò incentiva il “non fare”, per “non rischiare” denunce, accuse, diffide, contestazioni proprio da parte di coloro ai quali il “tesoretto” e le rendite di posizione vengono sottratte, mentre chi interviene rischia inevitabilmente di rimanere imbrattato dagli schizzi di … quel fango accumulatosi nel passato dal quale le criticità continuano ad emergere come un fiume carsico, a causa dell’imperizia e della negligenza  di molti che, così, obbligano la Gestione Commissariale a vivere una perenne emergenza dove l’urgenza si concretizza, il più delle volte, a causa dell’insipienza di chi non riesce a gestire una scadenza. Insomma, oltre il danno la beffa, grazie all’equazione di cui le parlavo: prima, nessuno denunciava e tutti vivevano allegramente; ora, il ripristino delle regole, porta paradossalmente al rischio di essere coinvolti in procedimenti giudiziari, amministrativi, contabili, fosse anche solo la “pressione” ingenerata dall’iscrizione a carico di ignoti  e dalla acquisizione di materiale amministrativo da parte dell’Autorità Giudiziaria.

Lei ha fatto parte dei consulenti del ministro Brunetta: Che cosa ricorda di positivo di quell’esperienza?

Esperienza unica, una grande scuola, prima di tutto, di organizzazione del lavoro. Conoscevo da anni il Ministro, avevo avuto modo nel mio tempo libero di lavorare con Lui sulle tematiche che ho insegnato e insegno all’Università (Sociologia dell’ambiente e del territorio, sociologia della devianza e del mutamento sociale, analisi dei fenomeni criminali) e custodisco gelosamente una Sua prefazione ad un mio volume uscito nel 2004 o nel 2005, ma lavorare a stretto contatto è un’altra cosa, perché se ne apprezza la generosità, la lungimiranza e la capacità di guardare avanti e di essere sempre un po’ più avanti. E, poi, lavorare, lavorare, lavorare, soprattutto nei momenti più difficili. Insomma esperienza irripetibile a quarant’anni. Come quella precedente con il Prefetto, ora Senatore, Luigi De Sena, con cui ho avuto possibilità di lavorare quando da Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza e Direttore Centrale della Polizia Criminale, è stato nominato Prefetto a Reggio Calabria con poteri di coordinamento nel contrasto alla ‘ndrangheta dopo l’omicidio del vice presidente del consiglio regionale, dott. Fortugno.

Brunetta è stato criticato e contestato per la sua volontà di informatizzare la sanità con l’introduzione dei certificati online, fascicolo sanitario elettronico e ricette online. Crede che queste innovazioni possano contribuire a ridurre considerevolmente  il livello di spesa nella sanità pubblica?

Assolutamente sì. Ma informatizzare costa, sia economicamente, non è cioè una riforma a costo zero se non si considera un adeguato orizzonte temporale, sia per il cambiamento culturale e organizzativo che impone. I risparmi sono incredibili: pensiamo alla PEC nella nostra quotidianità,  a tutte le resistenze che vi sono state e che sono quasi riuscite a mettere in crisi il processo che, comunque, tuttora, non ha raggiunto il 50% più uno della popolazione italiana, e al fatto che oggi non ci arriva più estratti delle carte di credito, bollette, … I certificati on line sono stati una scoperta soprattutto per l’impresa privata e hanno eliminato molte tentazioni perché consentono facili controlli incrociati che sono un ottimo deterrente. Quanto alla Tessera sanitaria e a quello che si può collegare a questo strumento (fascicolo, ricette, certificati, esami, …) vi posso assicurare che oggi, giunto – pur in una Azienda dove è partito solo qualche settimana fa il processo per la messa a regime di un sistema informativo unico dopo l’accorpamento nel 2009 delle 3 Aziende prima esistenti in provincia di Salerno - dove si utilizzano questi strumenti, si comprende la reale portata epocale di questa riforma pensata e avviata dal Ministro. Poi, come sempre, tutto è perfettibile e migliorabile, ma, spesso, chi si oppone a processi di razionalizzazione e efficientamento come questi del processo riformatore voluto dal Ministro Brunetta, al di là dei nobili e superiori interessi che vengono sistematicamente richiamati,  ha altri interessi di tipo particolare.

E’ favorevole all’idea di Balduzzi di aprire gli studi dei medici di base sette giorni su sette per ridurre l’afflusso ai pronto soccorso?

Guardi, io non sono un medico e, quindi, non ho un mio punto di vista su questo tema frutto di mie esperienze pregresse. Il Ministro ha, inoltre, una grande esperienza ed è una Sua responsabilità quella di guidare sulla strada del miglioramento il mondo della sanità: un dirigente pubblico ha l’obbligo, prima di contribuire a migliorare le proposte sul tappeto, poi di applicarle in modo leale e fattivo.

Ha registrato irregolarità nell’intramoenia nella sua Asl?

Il tema è noto a Tutti gli addetti ai lavori, come molti altri che, da “ultimo arrivato” mi sembrano inseguirsi da anni, all’interno di una trattazione del tema dell’efficienza della spesa sanitaria apparsa a volte più parlata (come a Salerno, ma sento problemi analoghi riscontrati altrove ) che praticata, un tema che riappare ciclicamente, quasi a surfare sulle onde. Penso a quello dell’ALPI, ad esempio. Non sono temi graditi, al di là del fatto del dirsi tutti d’accordo, perché presentano rilevanti flussi economici: così sorrido, quando con un po’ di fastidio mi ricorda che la sanità non è questione ragionieristica, bensì di questo o di quello. Ha ragione, ma a Salerno conviveva la perdita di 740 mila euro al giorno con una situazione drammatica di vetustà delle apparecchiature elettromedicali e delle infrastrutture e con prestazioni offerte che provocano un elevato livello di mobilità fuori provincia. Quanto alla situazione dell’intramoenia nell’ASL di Salerno, era stata  avviato un censimento nelle tre ex ASL alla fine del 2011 e,  dopo aver riassunto la guida dell’azienda il 9 febbraio us, non ho trovato la documentazione e ho risollecitato la messa a disposizione dei dati richiesti. Purtroppo, per una Azienda Commissariata come Salerno i controlli costano, tempo prima di tutto; poi bisognerebbe poter valutare l’efficacia di quelli effettuati in passato, se svolti, visto che molti dirigenti apicali non avevano mai effettuato – ad esempio - una mappatura e una analisi dei rischi dell’area di responsabilità affidata.

Se dovesse dare un consiglio al Governatore Caldoro sulla sanità in Campania, che cosa gli suggerirebbe?

Vale la risposta data per quanto mi ha chiesto prima circa una iniziativa del Ministro Balduzzi. Poi gli sono grato per la scelta operata sentendo il Ministro Brunetta e il Presidente della Provincia di Salerno e Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, l’on. Cirielli. La sua è stata una scelta coraggiosa proiettata verso la legalità, il rispetto delle regole, individuata quale parte preponderante della soluzione del problema. Non una scelta immediata, invero, perché si era parlato a lungo, prima della mia nomina, di una scelta orientata, dapprima, verso un Generale, come poi accaduto sulla scorta dell’esperienza positiva a Salerno per l’ASL Napoli 1, l’altra grande malata della sanità campana, poi, verso un Generale della Guardia di Finanza. Piuttosto, andrebbe riproposta con forza anche per i Commissariamenti per dissesto economico la modifica recentemente introdotta per gli scioglimenti di Enti Locali e ASL per infiltrazione mafiosa. Prima chi arriva in tali Enti era nelle mie stesse condizioni: via il vertice politico/strategico, tutti gli altri rimanevano al loro posto. Oggi, con la modifica dell’art. 143 del TUEL se ne vanno tutti coloro che sono individuati come corresponsabili della situazione: si chiama responsabilità dirigenziale, il crocevia dell’efficienza è sempre questo. Solo così, togliendo a chiunque il paravento del vertice al quale addebitare qualsiasi cosa in uno scaricabarile senza fine, ogni dirigente sa che il “limite” è quello e superandolo rischia in prima persona, senza che nessuna assicurazione lo possa aiutare. Perché ho dovuto sentire anche questo. Altrimenti, come a Salerno, uno si trova con il nomen di Commissario Straordinario e con dentro meno poteri del direttore generale: tra l’altro una pericolosa illusione per il cittadino come se quel termine magico di straordinario fosse o potesse essere la panacea di tutti i mali.

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