Russo (Regione Sicilia): i direttori generali li deve scegliere la politica. Ricerca della Bocconi: pochi gli spazi decisionali delle Aziende e manager malpagati

Redazione DottNet | 19/04/2012 15:55

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D'accordo a selezionare i migliori professionisti nel ruolo di direttori generali e sanitari, ma la scelta deve comunque rimanere alla politica. Questo il pensiero di Massimo Russo, assessore alla Sanita' della regione Sicilia, che ne ha parlato oggi in occasione del 2° convegno dell'Academy of Healthcare Management and Economics (partnership tra Sda Bocconi e Novartis Italia) presso l'universita' Bocconi di Milano. La questione della sanità pubblica torna dunque di attualità con numeri che danno segnali di crisi e di costi troppo elevati (clicca qui per scaricare il documento del ministero della Salute sulle attività economiche e gestionali delle aziende sanitarie italiane).

''Concordo sull'idea di selezionare i migliori professionisti - spiega Russo - ma si deve diventare direttori generali non per concorso, bensi' per scelta politica. Perche' e' la politica che ci deve mettere la faccia. La politica sanitaria deve infatti essere realizzata da una persona di mia fiducia, ma la scelta deve avvenire tra i migliori''. Secondo l'assessore bisognerebbe pensare anche all'istituzione di ''albi nazionali per i top manager della sanita' - conclude - e non ho nulla in contrario ad una maggiore mobilita' dei direttori, quindi a scegliere per asl e ospedali direttori provenienti da altre regioni, se sono i migliori''. ''Lo spazio decisionale delle aziende sanitarie e' molto limitato e nella maggior parte dei casi c'e' un forte distacco tra le strategie disegnate e quelle poi realizzate''. Lo ha spiegato Giovanni Valotti, professore di Economia delle aziende dell'universita' Bocconi, durante il convegno milanese: ''Obiettivo del progetto dell'Academy - continua Valotti - e' proporre un modello di misurazione e valutazione delle performance per il top management che dovra' interfacciarsi e tener conto delle specificita' delle singole aziende, delle linee guida regionali e dei cambiamenti di scenario in atto''. Per Novartis invece ''e' essenziale poter contare su un sistema in grado di garantire stabilita' - commenta Philippe Barrois, ad dell'azienda in Italia - nell'interesse della salute dei cittadini e dell'intero scenario''. Durante il convegno e' stato presentato anche il volume 'Strategia e performance management nelle aziende sanitarie pubbliche', curato dai ricercatori dello Sda Bocconi, con l'analisi di 16 esperienze di altrettante aziende sanitarie nei processi decisionali. Quanto alle difficolta' che vive in questo momento la sanita' pubblica, posta tra i fuochi della sostenibilita' economica e del dover migliorare le prestazioni sanitarie, tecnici ed esperti hanno dato i loro suggerimenti nella tavola rotonda. Angelo Rossi dell'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) ha sottolineato l'importanza di ''uniformare la raccolta, l'interpretazione e l'utilizzo dei dati provenienti dalle aziende sanitarie, in modo da avere una rete informativa omogenea, che possa supportare le decisioni e le programmazioni delle Regioni''. Mentre secondo Giovanni Monchiero, presidente della Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie ospedaliere), ''e' necessario puntare al recupero delle logiche di governo del sistema coerenti con il modello aziendale, che si fonda sui principi di autonomia e responsabilita'''. Sullo stretto legame tra obiettivi regionali di sanita' pubblica e la traduzione sul territorio Massimo Russo, assessore alla Sanita' della Sicilia, ha parlato della sua regione, dove ''si sta progressivamente puntando sul modello ''holding'' dove l'assessorato, nel rispetto della mission delle aziende e della loro appartenenza al territorio, indica l'indirizzo strategico, supportandole sul profilo economico e organizzativo''.

Stipendi dei manager

I direttori generali, sanitari e amministrativi della sanita' pubblica sono pagati sempre meno e in misura inferiore ai loro dipendenti. C'e' cosi' una fuga dalle poltrone di dirigente pubblico verso il privato o il settore clinico. A denunciarlo e' Francesco Longo, professore associato di Economia delle aziende dell'universita' Bocconi.
''Siamo all'assurdo che i direttori generali - spiega al congresso - sono al 50/o posto per retribuzione nella loro azienda. Hanno contratti a progetto, dunque precari, e in media guadagnano 120mila euro lordi l'anno. I direttori amministrativi invece prendono 90mila euro l'anno lordi. In un'azienda sanitaria da 300-400 milioni non e' remunerativo per loro lavorare in questo modo''. Sono invece pagati meglio, rileva l'economista, ''capi dipartimento e clinici - continua - Ecco perche' c'e' una fuga dalle poltrone di manager''. Anzi, come aggiunge Giovanni Monchiero, presidente della Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie ospedaliere), ''i direttori generali prendono circa 30mila euro in meno dei loro capidipartimento, e i direttori sanitari circa 50mila euro meno''.  A questo si deve aggiungere la scarsa autonomia decisionale di questi manager, ''le cui nomine sono sempre piu' politicizzate - prosegue Longo - Per evitare vicende e scandali nella sanita' come quelli a cui stiamo assistendo servono aziende sanitarie piu' forti e ben controllate, con manager forti, etici e qualificati''. Per questo, oltre ad una migliore retribuzione, sarebbe necessaria ''una loro mobilita' interregionale e una selezione di una rosa di esperti da parte di una commissione esterna, su cui poi la politica scegliere il dirigente. Attualmente le loro nomine sono troppo politicizzate''.

Novartis, troppi crediti scaduti

Crediti scaduti da tempo con le aziende sanitarie e ospedaliere e leggi regionali che cambiano troppo spesso: sono questi i principali problemi che si trova ad affrontare oggi un'azienda farmaceutica in Italia, come ha spiegato Fulvio Luccini, direttore Market Access&territory account di Novartis Farma.   ''La madre di tutti i problemi sono i pagamenti - commenta - E' un settore (quello farmaceutico-sanitario ndr) in cui siamo costretti dalla legge a fornire i farmaci, ma abbiamo aziende ospedaliere che non pagano da 1444 giorni. In altri settori merceologici si interromperebbero le forniture, ma noi continuiamo a rifornire chi non ci paga, dando una prova di responsabilita'''. Quanto a possibili contromisure, Luccini smorza i toni. ''Molte aziende hanno fatto annunci anche un po' estremi - prosegue - ma aziende come la nostra, che vivono sull'innovazione, hanno a cura il paziente. Abbiamo farmaci salvavita, ed e' improbabile che si possa arrivare a situazioni drastiche. Se invece si trattasse di una situazione variegata, dove per il paziente prendere un farmaco o un altro puo' essere la stessa cosa, potrebbe esserci qualche ripensamento, ma mi auguro che questa sia l'extrema ratio, cui non si arrivera'.
Neanche in Grecia e' successo e mi auguro che anche in Italia non ci si arrivi mai''.
L'altro grande problema, secondo Luccini, e' la prevedibilita' del sistema. ''Ogni regione cambia leggi e regole ogni 20 minuti - continua - e questo impone velocita' che a volte diventano uno stress'' per l'azienda.

Il commento della Fiaso

''Recuperare logiche di governo del sistema coerenti con il modello aziendale che si fonda sui principi di autonomia e responsabilita' e applicare a tutti i livelli questi principi. E' la condizione necessaria perche' l'aziendalizzazione della sanita' possa raggiungere i risultati attesi''. E' quanto ha spiegato Giovanni Monchiero, presidente della Fiaso (Federazione italiana delle aziende sanitarie ospedaliere) durante la tavola rotonda.  ''A vent'anni dall'aziendalizzazione - continua - e' ragionevole ritenere che gli strumenti di pianificazione e controllo siano comunemente utilizzati e ci sia stato un complessivo recupero di efficienza. Analizzando pero' la situazione delle singole aziende, si ha la sensazione che si possa fare di piu'''. L'autonomia delle singole aziende si e' espressa, secondo Monchiero, ''nella ricerca e implementazione di modelli organizzativi innovativi, delle cosiddette best practice, per cercare di unire qualita' e risparmio di risorse. La messa in comune di queste esperienze - conclude - magari attraverso forme di gemellaggio incoraggiate e riconosciute a livello istituzionale, gioverebbe senz'altro alla qualita' del sistema e alla sua sostenibilita'''.

La posizione dell'Agenas


''Tra le azioni principali che le aziende devono mettere in campo per garantire sostenibilita' economica, la prima e' certamente quella di un'attenta pianificazione strategica da cui far derivare coerenti sistemi di governo, quindi di budget e performance''. Ne e' convinto Angelo Giovanni Rossi, consulente dell'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali).   ''Le aziende devono pero' avere anche una grande capacita' di agire coerentemente con la programmazione regionale - continua - Se si mettono in campo efficaci politiche di budget e si elaborano obiettivi coerenti, diventa naturale approdare al meccanismo della premialita'. Il che significa che quando i professionisti raggiungono gli obiettivi indicati nel budget bisogna prevedere anche meccanismi premianti''. Le Regioni invece dovrebbero implementare dei ''sistemi informativi molto solidi e uniformi - aggiunge - affinche' i dati provenienti dalle aziende siano uniformemente interpretabili. Ogni regione cioe' deve poter ricevere flussi informativi in una logica di rete, coerenti per tutti gli ambiti di attivita' delle aziende stesse, compresi i sistemi contabili e amministrativi. Altrimenti si rischia che i rendiconti trimestrali delle aziende, ad esempio, da trasmettere alla regione, siano diversi tra loro e non confrontabili''. Sul fronte della formazione, conclude Rossi, ''purtroppo non sono molte le Regioni che hanno posto sufficiente attenzione alla formazione dei quadri dirigenti delle proprie aziende. Mentre i sanitari hanno ormai acquisito la necessita' di un aggiornamento permanente, non sempre i direttori generali e i quadri dirigenti amministrativi delle aziende sentono la stessa necessita'. E in questo accade che le Regioni non aiutino''.