Tar del Lazio: il ministero deve rivedere il provvedimento sui limiti all’espianto delle protesi al seno Pip

Redazione DottNet | 02/05/2012 19:35

Il ministero della Salute entro 20 giorni riveda il provvedimento con il quale ha fissato 'limiti' all'espianto e al reimpianto delle protesi Pip non idonee; e lo faccia valutando la possibilita' di estendere i principi stabiliti a carico del Servizio sanitario nazionale alle donne che lo richiedano. Lo ha deciso la III sezione quater del Tar del Lazio, presieduto da Italo Riggio, accogliendo le richieste del Codacons; fissata il 4 dicembre prossimo l'udienza per la discussione del ricorso nel merito. 

Era stato il Codacons, con un ricorso, a chiedere la sospensione urgente dell'ordinanza ministeriale nella parte in cui ''non prevede nulla sulle modalita' di addebito circa gli interventi medico-chirurgici necessari'' - si legge nel ricorso - ne' stabilisce alcunche' ''in merito alla rimozione o alla sostituzione delle protesi ed alle successive cure''. Il Tar, con l'ordinanza di oggi ha ritenuto necessario ''che il ministero della Salute riveda il provvedimento impugnato valutando la possibilita' di estendere i principi nello stesso fissati, in relazione all'espianto e al reimpianto, a carico del Servizio Sanitario Nazionale, delle protesi P.i.p., alle donne che lo richiedano, inserendo in coda alla lista di attesa le istanti che non abbiano una prescrizione medica che ha attestato la necessita' della sostituzione''. Non solo; i giudici hanno anche considerato ''che l'infiammazione che tali protesi provocano e anche solo il timore dei danni alla salute che a lungo periodo le stesse protesi possono ingenerare giustificano l'intervento del Servizio Sanitario Nazionale''.

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