Censis, undici milioni gli italiani portatori di dispositivi medici

Redazione DottNet | 03/05/2012 23:48

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La Sanita' non e' solo sinonimo di ospedali e farmaci. Esiste infatti un'enorme gamma di dispositivi medici - dalle protesi ai pacemaker, da busti e tutori agli impianti di cardiostimolazione - fondamentali per la qualita' di vita di milioni di italiani. Per la precisione, sono 11,2 mln gli italiani 'bionici': persone che convivono con dispositivi di vario genere, essenziali per la loro sopravvivenza quotidiana. Un settore ancora poco conosciuto ma che, per il 74% dei connazionali, rappresenta un ambito in cui investire e non sul quale far calare la scure dei tagli.

A portare alla ribalta il settore dei dispositivi medici e' la ricerca del Censis 'Il valore sociale delle tecnologie biomediche e delle apparecchiature medicali', presentata oggi a Roma: ''E' un settore - ha ricordato il presidente Censis Giuseppe De Rita - che registra 8 mld di fatturato e impiega 72mila lavoratori ma, oltre ai numeri, va detto che un quinto degli italiani fa uso di tali dispositivi, che hanno un alto valore sociale poiche' garantiscono a tantissime persone di poter vivere la quotidianita' con una buona qualita' di vita''. Gli italiani 'bionici' sono un vero 'esercito': 6,3 mln le persone che usano protesi, tutori, plantari, busti ortopedici; circa 2,3 mln utilizzano il lettore per la determinazione rapida della glicemia (il glucometro); 1,5 mln si avvalgono di ausili per la mobilità personale; 1,3 mln convivono con impianti per la cardiostimolazione, come il pacemaker; 1 milione, infine, utilizza apparecchi e protesi acustiche. E non c'è crisi che fermi la ricerca di soluzioni sempre più personalizzate: il 69% degli italiani è infatti disposto a pagare di più di tasca propria pur di avere un dispositivo personalizzato, adattabile alle proprie esigenze. I dispositivi medici, secondo gli italiani, aiutano dunque a vivere meglio e per questo il 74% considera i soldi pubblici spesi per acquistare tecnologie medicali come un investimento utile, e non come un costo da tagliare in tempi di crisi. Un concetto ribadito dal presidente di Assobiomedica, l'associazione delle imprese di dispositivi medici, Stefano Rimondi: ''Pesiamo poco sulla spesa pubblica, ma contribuiamo a migliorare la qualità della vita delle persone. Il governo - ha affermato - ne prenda atto e risolva al più presto il problema dei ritardi nei pagamenti da parte delle strutture sanitarie per una Sanità efficiente e al passo con l'innovazione''.  Altro ambito sotto i riflettori, quello della diagnostica per immagini, dalle tac alle risonanze magnetiche e mammografie: nel settore, rileva l'indagine Censis, e' 'boom' del privato, dove i tempi d'attesa sono ridotti a un quarto rispetto al settore della sanità pubblica ma i costi sono tripli. Cosi', la percentuale di italiani che ha effettuato tali esami in studi privati a pagamento intero e' passata dal 5,6% del 2005 al 18% del 2011. Il dato positivo su tutti, pero', e' che la diagnosi precoce salva la vita: Sono più di 2 mln le persone che dichiarano che nel 2011, grazie a un accertamento diagnostico con Tac o Rx, hanno scoperto di essere affette da una patologia grave, potenzialmente mortale, riuscendo così a curarsi per tempo. Fra questi, circa 700mila sono gli occupati: in termini di produttività, rileva il Censis, ciò equivale a un valore aggiunto di circa 40,6 miliardi di euro.