Il chirurgo Lanzetta lancia un'idea per abolire i baroni dalle università e puntare sul merito. Che cosa ne pensate? Ministero della Salute, molte idee poche attuate. Snami: meglio la dipendenza

Professione | Redazione DottNet | 08/05/2012 11:43

Una proposta per rinnovare i concorsi universitari all'insegna della ''promozione del merito''. A lanciarla e' Marco Lanzetta, noto chirurgo della mano. La proposta di Lanzetta parte dalla composizione delle commissioni di esame: l'idea, spiega, e' che siano formate da ''cinque commissari (come al momento attuale). Due siano scelti a sorte tra i professori in servizio in Italia nella materia oggetto del concorso. Abolizione del Membro Interno. Due siano scelti a sorte in una lista di scienziati italiani di chiara fama che non siano Universitari. Uno sia scelto a sorte tra i professori dei paesi della Comunità Europea, da una lista di accademici che accettino senza compenso di farne parte. Una sola commissione annuale per le necessità di tutte le Università italiane. Esclusione dei candidati che non sappiano scrivere un articolo scientifico o fare una presentazione scientifica in inglese. Ne risulterà una lista di idonei dalla quale pescare. Ogni Università valuterà chi chiamare a secondo delle necessità dei suoi studenti. Possibilità di assumere docenti stranieri''.

 Secondo Lanzetta dovrebbero poi essere previsti dei criteri minimi per potersi presentare ai concorsi, che riguardano in primis la produzione scientifica e, inoltre, per quando riguarda Medicina, il numero di interventi eseguiti o di casi clinici seguiti. L'esperto propone quindi assunzioni e promozioni a tempo: Il nuovo assunto resta in servizio per 5 anni. Al termine del periodo deve dimostrare di aver pubblicato articoli scientifici con un impact factor predefinito al momento dell'assunzione. Deve inoltre certificare di aver attratto fondi per le ricerca per una cifra predefinita in modo da non gravare sul bilancio Universitario, pena la decadenza della sua posizione. Infine, ogni professore non può lavorare per più di 10 anni per la stessa Università. ''Da adesso - afferma Lanzetta - lavoriamo insieme perché non ci siano più 'Baroni' nelle Università Italiane, ma solo persone che si dedicano ad insegnare perché sono i migliori''.

I programmi di Balduzzi

Intanto molti si chiedono, soprattutto tra i medici, che cosa ha fatto e sta facendo il ministro Balduzzi, visto che ormai manca solo un anno alle nuove elezioni. Il patto per la salute era ed è al centro dei suoi obiettivi, tanto che aveva fissato a sei mesi il nuovo "trattato" da stipulare. Il centro della questione era come modulare 7,5 miliardi di tagli (decisi dal governo Berlusconi) e quindi programmare il futuro delle attività sanitarie. Tuttavia le peggiorate condizioni economiche internazionali e la necessità di nuovi risparmi  hanno allontanato la data: dal 30 aprile il Patto per la salute è stato spostato a ottobre. Tanti, visto che come detto manca poco al nuovo appuntamento elettorale.  Il ministro vuole capire se per l’autunno arriveranno risorse aggiuntive per ridurre l’entità dei tagli: se non ci fosse un allentamento del rigore, potrebbe saltare tutto. Il Patto per la salute, comunque, va chiuso entro il 31 dicembre. Tra l’altro, le regioni hanno già elaborato un documento ufficioso per autofinanziarsi: prevede tasse sui pannolini e la chiusura di 220 ospedali di dimensioni limitate. Altro capitolo annoso è rappresentato dai ticket: Balduzzi vuole  far pagare meno a chi usa molto la sanità, far pagare in base ai redditi. Il problema è che oggi il 47% degli italiani è esentato e questo livello di "no tax" assicura il governo non è più sostenibile. Per cui al ministero si pensa di  fissare una franchigia al 3 per mille del reddito, superata la quale non ci sarà più ticket. Quindi, per fare un esempio, un pensionato con 10 mila euro lordi l’anno pagherebbe i primi 30 euro di spesa, un lavoratore con 40 mila euro pagherebbe una franchigia di 120 euro. La tessera sanitaria diventerebbe una sorta di carta "a punti" da cui scalare la quota a carico dell’assistito. Ogni italiano oggi spende in media 60 euro l’anno di ticket, con picchi che superano i 500 euro. Sulla vicenda interviene però la governatrice del Lazio Renata Polverini: ''Sulla sanità la situazione è molto delicata. Già stiamo assorbendo i ticket introdotti dallo scorso governo, che tra l'altro non coprono i tagli''. ''Più si alzano i ticket - ha ricordato Polverini - più, soprattutto nelle regioni come il Lazio, dove la concorrenza del privato è alta, spesso si ricorre a quest'ultimo. Gli altri tagli sono in questo momento argomento di discussione al tavolo con il ministro Balduzzi per cercare di dare una risposta che consenta intanto di continuare ad erogare servizi di qualità e soprattutto non metta a rischio i piani di rientro delle Regioni che stanno producendo degli effetti. La situazione è molto complessa e delicata e ci vede fortemente impegnati''.

Sanità elettronica

 Ministro della Salute,  Renato Balduzzi, ha partecipato a Copenaghen alla eHealth Conference 2012, nel corso della quale si e' approfondito il tema della sanità elettronica, che consente l'implementazione di una sanità europea senza frontiere. L'eHealth consente di aiutare i cittadini nella messa in atto di comportamenti favorevoli alla propria salute ed al proprio benessere, contribuendo a ridurre le disuguaglianze culturali e sociali. Sposta il focus dall'ospedale, che rimane luogo di elezione per l'accesso alle cure ad alta intensità e specializzazione, al territorio, rendendo possibile l'assistenza anche da località disagiate. Migliora efficacia, efficienza e appropriatezza e riduce la spesa sanitaria. Il Ministro Balduzzi ha dichiarato che l'eHealth "rappresenta un pilastro fondamentale del processo di innovazione dei processi di cura e di riabilitazione in quanto consente al cittadino di portare con se' ovunque si trovi la propria storia clinica e di fruire conseguentemente di un'assistenza sanitaria il più possibile personalizzata. L'Italia ritiene importante una cooperazione strategica di alto livello nel campo dell'eHealth e intende fornire un contributo importante nell'ambito della eHealth Network istituito in attuazione dell' articolo 14 della direttiva europea sull'assistenza sanitaria transfrontaliera. L'eHealth infatti è uno strumento essenziale per rendere possibile soddisfare il diritto alla salute dei cittadini europei oltre i confini dei rispettivi Paesi, consentendo l'accesso, nel rispetto delle normative e dei regolamenti vigenti, ad una offerta più ampia in termini geografici, di infrastrutture e di competenze specialistiche, indipendentemente da dove queste siano localizzate". Il Ministro Balduzzi e la delegazione italiana hanno incontrato a Copenaghen, su loro richiesta, anche i responsabili dei servizi di sanità' elettronica dell'amministrazione americana per valutare la possibilità di avviare un progetto comune che consenta l'interoperatività' dei fascicoli sanitari elettronici, che includono le cartelle cliniche, partendo dalla definizione di apparati comuni di transcodifica delle diagnosi. Il Ministero della Salute intende approfondire la tematica con ulteriori contatti nelle prossime settimane tra i tecnici del Ministero della salute e gli omologhi americani in Italia e negli Stati Uniti.

Dirigenza e medici di base

Secondo Vito D'Angelo, Responsabile Nazionale per l'Emergenza territoriale, lo SNAMI recepisce in maniera positiva l’eventuale passaggio alla Dirigenza ma continuano le perplessità e le zone d'ombra sulle modalità ed i percorsi di tali cambiamenti. “Mi riferisco ad una certa idea del ruolo unico che annullerebbe di fatto i diritti acquisiti, mortificando così le competenze e la specificità del medico dell’ Emergenza Territoriale che in questi anni ha maturato professionalità, acquisendo dei ruoli specialistici e di particolare competenza nell'assistenza territoriale. Inoltre stiamo bene attenti che non venga posta in essere l'idea perversa di depauperare il territorio dalla presenza del medico di emergenza a vantaggio degli Ospedali. Noi dello SNAMI stiamo lavorando per l'esatto opposto: riorganizzare il territorio e garantire una più capillare presenza nelle periferie con particolare attenzione nelle zone disagiate, isole e zone montane”. E aggiunge: “Proponiamo un passaggio volontario alla Dipendenza, un ruolo unico che mantenga la specificità territoriale e ospedaliera, con l’avvio di un' intensa programmazione formativa che persegua  linee guida comuni specifiche nel campo dell’ Emergenza. Lo SNAMI sta promuovendo un percorso culturale volto a superare la disomogeneità di ruoli che ha assunto il nostro comparto in diverse regioni dettata da condizioni culturali, di interpretazioni normative e dell'ACN e dalle incapacità e miopia delle politiche regionali e aziendali”. Vito D'angelo conclude sottolineando l'attenzione dello SNAM verso chi vorrebbe affidare il territorio a personale sanitario non medico per l’esecuzione di percorsi clinico assistenziali, la gestione del trattamento farmacologico e l’utilizzazione di strumenti di diagnostica. “Tutto ciò è prerogativa strettamente connessa alla diagnosi e cura proprie solo dell'atto medico, per cui un NO secco allo smantellamento del territorio con la sostituzione dei Medici con gli infermieri. Tutto ciò  ha tutta l'aria di una mera operazione di risparmio a discapito della qualità dell'assistenza sanitaria al cittadino”, conclude il rappresentante dello Snami.

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