Sip, non sono i bambini a pesare sul servizio sanitario nazionale

Pediatria | Redazione DottNet | 09/05/2012 18:15

Non sono certo i bambini a pesare sui conti (sempre a rischio 'rosso') del servizio sanitario nazionale. Ogni piccolo in eta' pediatrica costa infatti un quarto di quanto costa un adulto, 260 euro in media contro gli oltre 1000 per curare mamme, papa', zii e soprattutto nonni. A fare i calcoli, stabilendo cosi' che i bambini costano poco alla sanita' pubblica, e' stata la Societa' italiana di pediatria (Sip), che presentera' i dati del rapporto 'Arno Bambini' al suo 68° congresso, da domani a venerdi' a Roma.Secondo l'indagine, condotta dal Cineca (Consorzio interuniversitario Bologna) su oltre un milione di bambini tra 0 e 13 anni di 28 Asl italiane (di Veneto, Liguria, Toscana, Lazio, Abruzzo, Campania e Puglia), un milione di bambini, all'incirca il 13% della popolazione totale, consuma appena il 2% della spesa sanitaria complessiva.

 Non sara' quindi in questo ambito che si potra' andare a fare quella 'spending review' cui la sanita' partecipa con un terzo della spesa considerata 'rivedibile'.A incidere in particolare sul 'costo' delle cure dei piu' piccoli sono i ricoveri (ordinari o in day hospital) che interessano il 6,9% dei bambini e diminuiscono con l'aumentare dell'eta', mentre la diagnosi piu' costosa e' quella legata al ricovero dei nati prematuri o con basso peso (spesa media a ricovero 5.620 euro). Il 16% dei bambini ha avuto piu' di un ricovero l'anno, e di questi l'11% dovuto a trattamenti oncologici. Quasi 6 bambini su 10 (il 57%) sono sottoposti almeno una vola durante l'anno a una prestazione specialistica, in testa le visite (42,8% dei casi) con un picco nei bebe' sotto i 12 mesi, seguite dagli esami di laboratorio (22,4%) e dalle radiografie, soprattutto per i problemi ai denti e dopo i traumi.I ricoveri, invece sono dovuti principalmente a complicazioni conseguenti a diarrea, vomito, bronchiti e bronco polmoniti, malattie che, dice Alberto Ugazio, presidente Sip, ''possono e debbono venire curate a casa''. I dati, aggiunge, ''confermano i gravi problemi della rete pediatrica'' perche' questo tipo di ricoveri rappresentano ''ricoveri ospedalieri impropri'' la punto che ''molte Regioni non li rimborsano neppure. Una rete piu' efficace'', e la Sip presentera' nel corso del congresso una sua proposta di riorganizzazione delle cure primarie pediatriche, ''consentirebbe certamente di abbattere questo numero di ricoveri'', abbassando peraltro ancora di piu' la spesa a carico del servizio sanitario.

allergie al latte

Un decalogo che smitizza credenze false e chiarisce le implicazioni vere dell'allergia alle proteine del latte è stato presentato al convegno.  Negli ultimi anni, spiegano gli esperti, sono aumentate le diagnosi di allergie e intolleranze al latte e alle sue proteine, ma spesso si tratta di 'autodiagnosi', di 'percezioni' riferite dai pazienti e non confermate dal ''test di carico orale positivo''. Dati ottenuti da studi trasversali hanno dimostrato una prevalenza tra lo 0,6 e il 2,5% nei bambini in eta' prescolare, dello 0,3% tra i 5 e i 16 anni di eta' e meno dello 0,5% negli adulti, mentre i primi risultati del progetto EuroPrevall (che coinvolge oltre a partner europei anche Russia, Ghana, India e Cina) collocano allo 0,9% la prevalenza (confermata da challenge alimentare orale su 10 coorti neonatali). Ecco allora dieci vero/falso per aiutare i genitori ad orientarsi, presentato da Alessandro Fiocchi, responsabile del Dipartimento di Allergologia Pediatria dell'Ospedale Macedonio Melloni di Milano. E vero, ad esempio, che l'allergia alle proteine del latte vaccino puo' influire sulla qualita' di vita dei bambini, dal rapporto col cibo a quello con i compagni di scuola, all'autostima al rapporto col proprio corpo. Cosi' come e' confermato che possa essere causa di asma, anche se non e' frequente (fattore peraltro che puo' prolungare la durata dell'allergia). Ai bambini sotto i 24 mesi cui venga diagnosticata, poi, e' consigliato un latte sostitutivo. Ma e' falso, si legge ancora nel decalogo, che l'allergia si possa diagnosticare semplicemente con un prik test positivo (cosi' come non ne basta uno negativo per escluderla), o che possa guarire prima se si sottopone il bambino a piccole quantita' di latte. Cosi' come non e' vero che tutti gli allergici lo siano anche alla carne bovina (lo e' solo il 20% dei casi, tra i piu' gravi).

Malattie croniche-complesse

Diagnostica piu' avanzata e terapie innovative che consentono sopravvivenze alla nascita insperate solo fino a qualche decennio fa. Sono alcuni dei fattori che contribuiscono all'aumento delle malattie croniche complesse nei bambini, che sono ormai uno su 200. Sui nuovi dati epidemiologici si e' discusso al 68° congresso della societa' italiana di pediatria, in corso a Roma fino all'11 maggio, focalizzando sulla necessita' di mettere a punto una rete assistenziale ad hoc, integrata ospedale-territorio rappresentata dal centro/presidio di riferimento assistenziale pediatrico, dalla rete ospedaliera e dalle cure territoriali, soprattutto per chi e' affetto da malattie rare o disabilitanti.  Queste malattie rappresentano, a parere degli esperti, la vera sfida della nuova 'pediatria della disabilita'. E uno dei temi piu' delicati riguarda la gestione delle emergenze nei pazienti con malattie rare. ''Bambini con malformazioni congenite multiple, ritardo dello sviluppo psichico e motorio per la presenza di patologie genetiche e di malattie metaboliche ereditarie, rischiano complicanze gravi in corso di patologie acute intercorrenti e richiedono risposte assistenziali tempestive ed efficaci di fronte ad una urgenza'', spiega Giovanni Corsello, vice presidente della Sip. C'e' poi il problema della diagnosi perche', aggiunge Corsello ''un ritardo diagnostico o una procedura non eseguita o non eseguita correttamente puo' rivelarsi fatale o gravida di conseguenze rischiose per questi bambini''. ''I bisogni di salute di questi bambini sono molti, sottolinea anche Angelo Selicorni, presidente SIMGePeD (l Societa' Italiana di Malattie Genetiche Pediatriche e Disabilita' Congenite) che ha messo a punto con la Sip un documento con una serie di suggerimenti per la valutazione dei problemi riguardanti l'assistenza ai bambini e agli adolescenti con malattia rara ad alta complessita'.

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