Aziende farmaceutiche, protesta contro la tassa di mille euro per l’Aic. Antonelli: tempi troppo lunghi per l’approvazione del farmaco

Redazione DottNet | 12/05/2012 18:37

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Le aziende farmaceutiche protestano contro la nuova tassa di 1000 euro l'anno che dovranno pagare per ogni Autorizzazione all'immissione in commercio (Aic), come stabilito dalla modifica del regolamento dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) appena approvato. "Si tratta di una nuova, ulteriore tassa che viene imposta sul nostro settore. Spero almeno che serva a recuperare efficienza", commenta il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, a margine di un convegno sui medicinali generici.

"Se questa tassa servira' a dare impulso allo sviluppo del farmaco, come previsto anche nello statuto dell'Aifa - aggiunge Scaccabarozzi - e anche a dare efficienza al sistema, con tempi di autorizzazione e ispezioni piu' rapide, almeno avra' avuto un risultato utile". Questa tassa, prosegue Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici, "pesera' soprattutto su di noi, che siamo le industrie con il maggior numero di Aic. Quella che guido io, la Teva, ne ha circa 700. Questo significa dunque 700 mila euro l'anno di tasse". E sono sempre le aziende a scendere in campo contro i tempi di approvazione dei farmaci: “Chi oggi fa ricerca sperimenta tempi e costi sempre piu' lunghi'', senza contare ''che il sistema farmaceutico, particolarmente quello italiano, non e' certo premiante nei confronti dell'innovazione'', spiega Pierluigi Antonelli, Amministratore Delegato di MSD Italia e Vicepresidente di Farmindustria, intervenendo nella sede dell'Istituto Superiore di Sanita' al Convegno '''HIV & HCV: due storie parallele. Le sfide future'. Antonelli ha citato un recente studio dell'Efpia, evidenziando come i tempi medi che decorrono dall'approvazione del farmaco a livello europeo alla sua effettiva fruizione da parte dei cittadini, variano dai 0 giorni di Germania e Regno Unito, agli 88 dell'Austria, ai 140 della Svizzera, ai 188 della Grecia fino ad arrivare ai 326 dell'Italia. E questi ritardi, ha aggiunto, ''non si stanno attenuando, ma aumentano, soprattutto per le ulteriori e sostanzialmente inutili forche caudine a livello regionale. I tempi necessari per l'inclusione dei farmaci nei prontuari regionali possono superare i 9-10 mesi e, a farne le spese, sono in primis i pazienti''. Un caso di ''ritardo emblematico'', ha concluso l'ad di MSD, riguarda proprio ''i nuovi farmaci per l'HCV: nonostante vi siano evidenze incontrovertibili in favore della guarigione virologica rispetto alla terapia standard, ancora non abbiamo avuto la possibilita' di essere auditi in Aifa per la nostra molecola boceprevir, per la quale abbiamo presentato domanda di fissazione del prezzo e del regime di rimborsabilita' esattamente 301 giorni fa''.