Passività ed intervento pubblico nell’attivita’ degli enti previdenziali privatizzati ex d.lgs n°509/1994

Previdenza | | 15/05/2012 09:41

Molto spesso si sente dire che in caso di default dell’Enpam lo Stato dovrà intervenire per tutelare le legittime aspettative di iscritti e pensionati della Fondazione. Ma cosa c’è di vero? Su quali basi si poggia una simile affermazione? Per dare una risposta motivata, occorre ripercorrere la storia recente della Cassa.

In base alle disposizioni del D.Lgs 30 giugno 1994, n. 509, per alcuni enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatoria, espressamente individuati, tra i quali la Fondazione ENPAM, è stata prevista dal 1° gennaio 1995 la trasformazione in associazioni o fondazioni con personalità giuridica di diritto privato, a condizione che non usufruiscano di finanziamenti o altri ausili pubblici. Gli enti, così trasformati, continuano a svolgere le attività previdenziali e assistenziali, per le categorie di lavoratori e professionisti per le quali erano stati originariamente istituiti, ferma restando la obbligatorietà della iscrizione e della contribuzione.

Il predetto decreto, nel sancire la trasformazione in persone giuridiche private degli Enti di forme di previdenza e assistenza obbligatorie dei liberi professionisti, ha conferito alle Associazioni o Fondazioni venutesi a creare ex lege, un'ampia autonomia gestionale, prescrivendo, tra l'altro, meccanismi efficaci e puntuali per le verifiche in ordine alla stabilità economico-finanziaria delle singole gestioni previdenziali.

 

Infatti, nel caso di disavanzo economico-finanziario degli enti così trasformati, è stata prevista la possibilità di nomina di un commissario ad acta da parte del Ministro del lavoro, d'intesa con i Ministri competenti, per il riequilibrio della gestione. Nel caso di una persistenza dello squilibrio di gestione è stata altresì prevista la possibilità della nomina di un commissario liquidatore, fino a pervenire alla liquidazione coatta amministrativa.

Nello specifico si ricorda che la norma prevede che l’Ente abbia un’autonomia gestionale, organizzativa e contabile, pur sempre, però, nei limiti ed “in relazione alla natura pubblica dell’attività svolta” (art. 2, comma 1, D.Lgs. 509/94), ed è soggetto alla vigilanza del Ministero del Lavoro (in taluni casi esercitata di concerto col Ministero del Tesoro), oltre che al controllo di bilancio della Corte dei Conti (art. 3, comma 5, D.Lgs. 509/94).

Occorre tuttavia precisare che le Casse di previdenza dei professionisti, pur essendo state trasformate in persone giuridiche private senza scopo di lucro dal decreto 509, rimangono però “titolari di tutti i rapporti attivi e passivi dei corrispondenti enti previdenziali e dei rispettivi patrimoni” (art. 1 comma 2). Dal canto suo, il terzo comma del medesimo art. 1 precisa che “ gli enti trasformati continuano a svolgere le attività previdenziali e assistenziali in atto riconosciute a favore delle categorie di lavoratori e professionisti per le quali sono stati originariamente istituiti, ferma restando l’obbligatorietà della iscrizione e della contribuzione.” Quest’ultimo rilievo sancisce che l’attività istituzionale di questi Enti consiste, anche dopo la privatizzazione, nel curare e provvedere ai bisogni previdenziali e assistenziali di determinate categorie di professionisti, i quali sono tenuti ex lege all’iscrizione ed alla contribuzione.

A riguardo si sottolinea che l’art. 38 della Costituzione stabilisce come diritto fondamentale dei lavoratori, cui lo Stato è tenuto a provvedere, l’assicurazione dei mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia. Risulta quindi evidente che l’attività di cura e soddisfacimento di tali bisogni, riconosciuti dalla Costituzione e propri della generalità dei lavoratori, è la ragion d’essere di questi Enti previdenziali.

Rileva in questa sede, di conseguenza, la circostanza che pur essendo previsto (art. 1, comma 3) che a tali Enti “non sono consentiti finanziamenti pubblici diretti o indiretti, con esclusione di quelli connessi con gli sgravi e la fiscalizzazione degli oneri sociali”, tuttavia la contribuzione obbligatoria sancita dal D.Lgs 509/1994 rappresenta comunque una erogazione di denaro riconosciuta all’Ente ex lege, e sebbene non costituisca una obbligazionetributaria, è idonea ad integrare lo schema del finanziamento pubblico, così come avvalorato sia dalla numerosa giurisprudenza amministrativa (TAR Lazio, Roma, sez. III, giugno 2005, n° 4364; TAR Lazio, Roma, sez. III bis, agosto 2010, n° 30034) che dalla Corte dei Conti (nota n 2980 della Sez. Controllo Enti, 7 agosto 2009) e dalla giurisprudenza Comunitaria (Corte di Giustizia Comunitaria, sentenza 11 giugno 2009, causa C-300/07). Si può quindi affermare che questi Enti, pur avendo ad oggi natura privata, continuano a svolgere funzioni di interesse pubblico di rilevanza costituzionale e possono altresì considerarsi quali gestori di pubblici servizi.

Infine, alla luce della più recente interpretazione dottrinale, si rileva come lo Stato venga considerato , in funzione del principio di sussidiarietà, quale prestatore di ultima istanza in caso di dissesto delle Casse che impedisca, nell’immediato o in prospettiva, il normale pagamento delle prestazioni previdenziali maturate dagli iscritti. Ciò sulla base del già evidenziato principio costituzionale dell’art. 38, dal quale discende il dovere dello Stato di provvedere ai cittadini di fronte ad eventuali e futuri rischi, adottando un sistema previdenziale ed assistenziale che integri, sostituisca o ripristini la capacità economica di ognuno con l’attivazione degli istituti di assistenza e previdenza sociale.

Questa funzione, in tempi recenti, si è manifestata con l’assorbimento dell’Inpdai (Istituto Nazionale di Previdenza per i Dirigenti d’Azienda), che si trovava in uno stato di grave sofferenza economica, da parte dell’Inps, che è subentrato in tutti i rapporti attivi e passivi dell’Ente disciolto, garantendo quindi (sia pure con modificazioni della disciplina regolamentare nel rispetto del principio del pro rata) i trattamenti previdenziali dei relativi iscritti.

Clicchi qui per essere aggironato

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato