Procreazione, il parere del giurista sull’apertura della Corte ad un nuovo confronto

Redazione DottNet | 23/05/2012 19:27

ginecologia governo procreazione sanità-pubblica

''E' una decisione inusuale, forse la prima del genere che io ricordi, quella presa ieri dalla Corte Costituzionale sul divieto di fecondazione eterologa. Una decisione che pero' dice chiaramente che uno spazio per altri argomenti e integrazioni ci puo' essere. Vuole dare una chance in piu' di contraddittorio pieno. Altrimenti avrebbe rigettato subito''. Cosi' Amedeo Santosuosso, magistrato e docente di Diritto, Scienza, nuove Tecnologie all'universita' di Pavia, spiega la pronuncia della Consulta, che ha rimandato gli atti ai Tribunali che avevano sollevato il quesito di Costituzionalita'.

Per Santosuosso, esperto di questioni bioetiche, quella della Consulta ''e' una decisione formalmente possibile, ma inusuale. Avrebbe infatti potuto accogliere o rigettare subito, perche' non era obbligata a seguire la decisione della Grande Camera di Strasburgo. Non e' infatti un organo subordinato alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo, ne' c'era una necessita' giuridica che le imponeva di rinviare gli atti ai tribunali, visto che nel frattempo non era stata emanata alcuna legge nazionale o direttiva europea che modificava la questione''. Tuttavia, se avesse ritenuto ''inoppugnabile la decisione della Gran Camera - osserva - avrebbe potuto rigettare subito. Invece il fatto che abbia rimandato puo' essere interpretato in due modi: o vuole prendere tempo o invece vuole dare la chance di un contradditorio pieno, ritiene che sia la possibilita' e lo spazio per integrare e presentare ulteriori argomenti''. Nuove argomentazioni che dovranno si' tener conto ''della sentenza europea, ma soprattutto di quanto stabilito nella Carta Costituzionale italiana''. ''Adesso la partita torna ai giudici e al legislatore - conclude Santuosuosso - e perche' la questione possa essere eventualmente riproposta alla Consulta dai tribunali che ora avevano sollevato il caso, credo che ci vorra' almeno un anno. Bisogna infatti aspettare il ritorno degli atti dalla Corte Costituzionale poi l'udienza di comparizione delle parti, e il giudice che si riservera' di decidere se ripresentare la questione o meno alla Consulta''.

Il fatto

La Corte Costituzionale non boccia la fecondazione assistita eterologa, ma rinvia gli atti ai tribunali che avevano promosso i ricorsi. L'indicazione della Consulta e' di valutare la questione alla luce della sopravvenuta sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo del 3 novembre 2011. Quest'ultima aveva stabilito che impedire per legge alle coppie sterili di ricorrere alla fecondazione in vitro eterologa non e' una violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Insomma i singoli tribunali dovranno decidere ancora ma nel frattempo resta in vigore il divieto della tecnica eterologa. Il pronunciamento della Corte Costituzionale arriva nel pomeriggio: i giudici della Consulta erano chiamati a decidere appunto sulla costituzionalita' degli articoli della legge 40/2004 che riguardano la fecondazione assistita, che prevedono il divieto di fecondazione eterologa, ossia con ovociti o gameti non appartenenti alla coppia, sulla base di tre ordinanze di rinvio dei tribunali civili di Milano, Firenze e Catania. La decisione apre immediatamente il dibattito. Secondo l'ex sottosegretario alla salute Eugenia Roccella, ''la questione della legittimità del divieto di fecondazione eterologa, anche se non lo è formalmente, è nella sostanza chiusa".  Di parere diverso gli avvocati delle coppie promotrici dei ricorsi contro il divieto di fecondazione. Infatti, con la decisione di rinviare gli atti, come rileva l'avvocato Filomena Gallo, legale della coppia il cui ricorso ha dato l'avvio all'iter istituzionale che ha portato al pronunciamento della Consulta, la Corte ha espresso una posizione ''interlocutoria'', lasciando la possibilita' ai magistrati che hanno sollevato dichiarazione di incostituzionalita' di riformulare il quesito, non avendo pero' come parametro la sentenza della Corte Ue per i diritti dell'uomo che aveva legittimato il 'no' all'eterologa. Anche secondo l'avvocato Marilisa D'Amico, ordinario di Diritto costituzionale all'Universita' di Milano e legale di alcune coppie, quella della Corte e' una ''decisione interlocutoria, coi cui la Consulta da' spazio ai giudici che poi torneranno di fronte alla Corte stessa. Sono contenta - ha commentato - che la Corte non abbia chiuso la questione, ma l'abbia lasciata aperta e sono fiduciosa che tornera' ad affrontarla quando tra un anno, un anno e mezzo, i Tribunali gliela riproporranno''. Una decisione comunque sofferta quella dei giudizi della Consulta che, secondo quanto si apprende, si sarebbero in una prima fase divisi tra chi avrebbe optato per una decisione definitiva e chi, invece, propendeva per una 'sospensione' della decisione. Decisiva sarebbe stata la mediazione del presidente. Ma se la sentenza della Corte ''si inserisce nel solco di equilibrio e di civiltà tracciato dalla Legge 40, e ribadito dalle sentenza della Corte europea" secondo Alfredo Mantovano (Pdl), di segno opposto e' il giudizio di Livia Turco (Pd): "Dopo la decisione della Consulta - afferma - è sempre più evidente che il parlamento deve assumersi la responsabilità di rivedere la Legge 40. La politica non può lasciare che il difficile equilibrio di quel testo sia affrontato nei tribunali".