Diritto alla pensione di reversibilità, anche se il mantenimento e' liquidato una tantum

Previdenza | Gianni Pacelli | 29/05/2012 15:02

(Corte di Cassazione , 29 luglio 2011, sentenza n° 16744)

Con ricorso ex art. 737 cpc presentato al Tribunale di primo grado, una ex coniuge chiedeva, ai sensi dell'art. 9, terzo comma, L.898/70 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), l'accertamento del diritto a percepire una quota della pensione di reversibilità dell’ex marito defunto, da liquidare sulla base della durata legale del matrimonio, di 30 anni e otto mesi, tenuto conto della sua mancanza di reddito. Resisteva alla domanda la coniuge diseconde nozze del predetto defunto.

Il Tribunale dichiarava inammissibile il ricorso ai sensi dell'art. 9, ottavo comma, della suddetta legge, sul rilievo che la ricorrente aveva già ottenuto, in unica soluzione, la corresponsione dell'indennità di mantenimento concordata con l'ex coniuge: pertanto non poteva considerarsi titolare di un assegno divorzile, presupposto del riconoscimento della pensione di reversibilità.

Di diverso avviso, invece, la Corte d’Appello che, su ricorso della prima moglie, ha attribuito ugualmente alla stessa la somma di € 600,00 mensili, rilevandoche, ai fini dell'attribuzione di una quota della pensione di reversibilità, il presupposto della titolarità dell'assegno divorzile, ex art. 5 L. 898/1970, deve ritenersi sussistente indipendentemente dalle modalità di adempimento e, quindi, anche quando la sua liquidazione sia stata concordata tra le parti, una tantum, in forma onnicomprensiva; trattandosi di modalità espressamente consentita dall'art. 5, ottavo comma, della predetta legge, in via alternativa all'ordinaria corresponsione periodica. Alla base della decisione sicuramente innovativa, la Corte ha posto il principio che il contributo dato dall’ex-coniuge alla conduzionefamiliare e alla formazione del patrimonio comune non cessa automaticamente con il venir meno della convivenza e con l’instaurarsi dello stato di separazione, di fatto o legale. Ed in effetti il giudice d’Appello, nel liquidare la quota di pensione di reversibilità spettante alla prima moglie, si è basato sulla durata del rapporto coniugale. Successivamente, la seconda moglie ha promosso ricorso per Cassazione avverso tale pronuncia adducendo, quale motivazione, la carenza del presupposto della titolarità di un assegno divorzile ex art. 5, legge 898/1970 e la violazione dell’art. 9, terzo comma, consistente nella liquidazione eccessiva della quota di pensione di reversibilità spettante all’ex-coniuge. La Cassazione ha però rigettato il ricorso, confermando quanto pronunciato dalla Corte di Appello.

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