Ordine dei medici, varato il codice deontologico

Redazione DottNet | 25/10/2008 18:43

I medici hanno l'obbligo deontologico di ''adoperarsi per tutelare l'accesso alla prescrizione nei tempi appropriati'' della pillola del giorno dopo (levonorgestrel) alle donne che ne facciano richiesta.

E' quanto si afferma nel documento 'Etica e deontologia di inizio vita', varato dal Consiglio nazionale della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo). Il documento è stato approvato all'unanimità sabato scorso 25 ottobre a Ferrara dai Presidenti degli Ordini Provinciali italiani dei Medici, riuniti in assemblea. In merito all'utilizzo della pillola del giorno dopo - a seguito delle polemiche dei mesi scorsi legate alla denuncia di mancate prescrizioni da parte di alcune strutture sanitarie - gli ordini dei medici riaffermano innanzitutto, nel documento, il ''diritto del medico alla clausola di scienza e coscienza che trova il suo fondamento nell'articolo 22 del Codice di deontologia medica''. Ma ''l'equilibrio tra il diritto del medico alla clausola di scienza e coscienza e quello della donna alla fruizione della prestazione riconosciuta come disponibile - si afferma nel documento - non fa venir meno l'obbligo, anche deontologico, dei medici di adoperarsi per tutelare, nei termini suddetti, l'accesso alla prescrizione nei tempi appropriati''. L'eventuale abolizione dell'obbligo di prescrizione per la pillola del giorno dopo, afferma inoltre la Fnomceo, ''presuppone una valutazione tecnico scientifica che compete alle istituzioni allo scopo preposte''. Gli Ordini dei medici rilevano anche che spetta alle autorità sanitarie ''porre in essere ogni iniziativa che consenta la corretta organizzazione del servizio''. Dagli ordini dei medici arriva però anche una critica: ''Occorre rilevare - si afferma nel documento - l'insufficienza delle politiche di educazione alla procreazione e alla sessualità responsabile, da realizzare anche attraverso una corretta informazione e diffusione dei mezzi contraccettivi, al fine di ridurre ulteriormente il tasso di gravidanze indesiderate e diminuire - conclude la Fnomceo - l'incidenza delle malattie a trasmissione sessuale''. Altro punto riguarda le linee guida alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (pma) che ''non possono ne' debbono intervenire nella relazione di cura definendo, indipendentemente dal contesto clinico, atti e procedure diagnostico-terapeutiche non fondate sulle migliori evidenze scientifiche disponibili''. Le limitazioni generalizzate delle linee guida, secondo i medici, non consentirebbero infatti alla donna di ''esercitare un diritto attuale all'autodeterminazione, ne' al medico quello di compiere il proprio dovere agendo secondo scienza, nel rispetto del principio ippocratico di perseguire il massimo bene delle pazienti''. Nel documento si ricorda inoltre come su alcune questioni della PMA, ''in particolare i vincoli previsti dalle prime linee guida alle diagnosi preimpianto sull'embrione, limitate alle sole tecniche osservazionali, escludendo quindi quelle genetiche, e all'obbligo di impianto di tutti gli embrioni prodotti (fino a tre), la Federazione degli Ordini si era già pronunciata negativamente prima e dopo l'approvazione della Legge 40/2004''. Oggi, affermano i medici, ''anche alla luce di alcune autorevoli sentenze della Magistratura, sulla scorta di dati su consistenti fenomeni di 'mobilita' procreativa', considerate le incertezze determinatesi successivamente alla revisione delle linee guida, emergono nuove problematiche''. Proprio a questo proposito, concludono gli Ordini dei medici, ''vogliamo ribadire che l'equilibrio tra i tanti valori in campo, tutti meritevoli di tutele, va ricercato in una relazione di cura forte perchè fondata sulla fiducia reciproca, consapevole perchè basata sull'informazione puntuale e responsabile''. Il codice riserva un capitolo anche all'assistenza ai neonati vitali di età gestazionale estremamente bassa (22-25 settimane) nati da parti prematuri o aborti terapeutici, il medico deve valutare in scienza e coscienza ''caso per caso''. I medici invitano quindi, su questo tema, ad evitare un dibattito ''strumentale''. In particolare, si legge nel documento, ''nei casi di interruzione terapeutica di gravidanza (...) occorre un'attenta valutazione della possibile vitalità del feto alla luce sia della specifica disposizione legislativa sia dei progressi della neonatologia e delle evidenze scientifiche, per evitare il ricorso a successive manovre rianimatorie che possano configurare forme di accanimento terapeutico''. Negli interventi di rianimazione fetale, ''soprattutto se condotti nelle età gestazionali nelle quali le più aggiornate evidenze scientifiche disponibili riportano tassi di mortalità elevatissimi in relazione a gravi ed irrecuperabili insufficienze di sviluppo di organi o in presenza di gravi malformazioni incompatibili con la sopravvivenza del neonato - affermano gli ordini dei medici - il medico, come sempre, deve ispirare il proprio comportamento caso per caso e secondo una appropriata, autonoma e responsabile valutazione clinica fondata sulle migliori evidenze scientifiche disponibili''. Si ritiene infine, è la posizione della Fnomceo, che ''questioni così delicate, che si riferiscono a quanto di più intimo e personale coinvolga la donna, la coppia e la società, meritino grande rispetto ed un confronto sociale e politico meno strumentale, meno ideologico, più attento al grande bagaglio di sofferenze che sempre accompagna questi tormentati cammini. Bagaglio di sofferenze che ricade sulle donne, spesso lasciate sole in queste drammatiche circostanze''.

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