Sclerosi multipla, dalle staminali possibili cure. A giugno i primi test sull’uomo

Redazione DottNet | 02/06/2012 16:05

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Dalle cellule staminali adulte arriva una nuova speranza di cura per la sclerosi multipla (Sm), malattia autoimmune che colpisce il sistema nervoso centrale e, solo in Italia, conta oltre 65mila malati. Partira' infatti la prossima settimana, con l'arruolamento dei pazienti, la sperimentazione clinica sull'uomo basata sull'utilizzo di cellule staminali mesenchimali adulte contro la Sm. L'annuncio arriva dal responsabile del Centro sclerosi multipla dell'Università di Genova, Antonio Uccelli, in occasione del congresso promosso dall'Associazione italiana sclerosi multipla per celebrare la Giornata mondiale della Sm. Lo studio clinico, denominato Mesems - il piu' ampio mai effettuato con staminali su pazienti con Sm - coinvolge Italia, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Danimarca, Svezia e Canada, con l'Italia capofila nel ruolo di coordinatore.

 La ricerca, per la parte italiana e parte dello studio internazionale, è finanziata dalla Fondazione italiana sclerosi multipla (Fism). Lo studio di fase II, che durera' circa un anno, sara' effettuato su 160 pazienti, di cui una trentina in Italia. Nel nostro Paese i centri coinvolti sono l'Universita' di Genova, l'Ospedale S.Raffaele di Milano, l'Ospedale di Verona e gli ospedali riuniti di Bergamo, nei cui laboratori si espanderanno le staminali da utilizzare nei test in Italia. I primi risultati sono attesi per l'inizio del 2015. Obiettivo dei test clinici è dimostrare che le cellule staminali - così come già dimostrato nei topi di laboratorio - sono in grado nell'uomo di "spegnere" l'infiammazione dovuta alla Sm e di riparare i tessuti danneggiati. ''Useremo staminali mesenchimali, originate dal midollo osseo del paziente stesso - spiega Uccelli, coordinatore mondiale dello studio - che verranno iniettate via endovena al paziente. L'obiettivo primario e' dimostrare la sicurezza e la capacita' delle staminali di 'spegnere' l'infiammazione causata dalla Sm, misurata attraverso parametri di risonanza magnetica. Ulteriore obiettivo - prosegue - e' dimostrare la capacita' delle staminali di ridurre le ricadute e anche di riparare i tessuti danneggiati dalla malattia''. Obiettivi gia' raggiunti nei test su topi di laboratorio. Le staminali, pero', precisa l'esperto, ''non sono riuscite a rigenerare i tessuti gia' danneggiati definitivamente''. Cosa cio' significhi esattamente lo si evince da un esempio: ''E' come se - afferma Uccelli - in un bosco che brucia le staminali fossero i 'pompieri' in grado di spegnere il fuoco e salvare gli alberi ancora vivi; se pero' il bosco e' gia' totalmente bruciato, allora la loro azione non ha piu' effetto''. La speranza futura e' dunque quella di ottenere farmaci a base di staminali con una duplice azione rispetto alle terapie attuali: bloccare l'infezione e anche riparare i tessuti (nei pazienti pero' non gia' definitivamente compromessi), con un parziale recupero della funzionalita' e minori sintomi della malattia. Una speranza concreta anche per i pazienti colpiti della forma progressiva di Sm (25mila in Italia), per la quale non c'e' ad oggi alcuna cura efficace: ''Le staminali sono sicuramente una via - sottolinea il neurologo marco Salvetti dell'Universita' La Sapienza di Roma - insieme ad altre strade, come le promettenti molecole in sperimentazione in grado di riaccendere la produzione di mielina nei pazienti con Sm. E' dunque necessario - conclude l'esperto - seguire piu' approcci, per arrivare ad una soluzione nel prossimo futuro''.