L’Italia si sta demedicalizzando: fra dieci anni centomila medici in pensione ma aumentano le quote rosa. I camici bianchi restano tra i meglio pagati

Redazione DottNet | 04/06/2012 21:31

In Italia l'assistenza sanitaria ''si sta demedicalizzando''. E' la preoccupazione espressa oggi al 45/mo Congresso della Societa' Italiana di Radiologia Medica (Sirm), in corso al Lingotto di Torino. ''Se nel 1998 il rapporto era di 6 medici ogni mille abitante - ha spiegato Corrado Bibbolino, dell'Istituto Nazionale Irccs dell'Ospedale Spallanzani di Roma - oggi tale rapporto e' sceso a 3,6 medici per mille abitanti. Inoltre entro 10 anni andranno in pensione circa 100.000 medici su 240.000''. Il dato, ha aggiunto Bibbolino, e' in controtendenza rispetto a tutti gli altri paesi europei.

 ''Di fatto - ha detto - si stanno trasferendo compiti e funzioni propri dei medici ad altro personale''. Per il presidente Sirm Giovanni Rotondo, ''negli ultimi anni non abbiamo sorvegliato questa situazione, per il futuro - ha aggiunto - occorre passare all'azione''.

Quote rosa

Intanto c’è da registrare un dato: il mondo della sanità è sempre più rosa. Continua, infatti, l’aumento della presenza femminile tra il personale dipendente del Servizio sanitario nazionale, che tra il 2008 e il 2009 è cresciuta dell’1,8%. Lo studio  “Personale delle ASL e degli Istituti di cura pubblici - Anno 2009” elaborata dalla Direzione generale del sistema informativo e statistico sanitario del ministero della Salute e che presenta fotografa i dati al 2009 del personale dipendente delle Aziende Sanitarie Locali, delle Aziende ospedaliere e delle Aziende Ospedaliere integrate con l’Università dà una chiara visione dell’occupazione femminile nella sanità.  In totale si tratta 646.083 unità, che comprende i ruoli sanitario (70,2% dei dipendenti sul totale, di cui 23,7% medici e odontoiatri e il 58,3% infermieri), professionale (0,2% sul totale dei dipendenti), tecnico (18%) ed amministrativo (11,6). Le donne rappresentano il 63% di tutto il personale femminile (407.651 unità), in pratica quasi il doppio degli uomini (238.432), e il 64% dei dipendenti con ruolo sanitario. In particolare, su 107.179 ci sono 38.216 donne (il 35,6%), gli infermieri del Ssn sono in totale 264.093, di cui 202.645 donne (76,7%). Tra i farmacisti, le donne rappresentano il 74,2% (1.786 sul totale di 2.406). Ma è nell'area della riabilitazione che il gentil sesso la fa da padrone, rappresentando ben l’81 dei 19.738 professionisti complessivi. Dunque, rispetto al 2008, la componente femminile nel Ssn è aumentata dell’1,8%. E rispetto a quattro anni fa  è aumentato anche il numero complessivo di dipendenti del Ssn (uomini e donne), anche se l’incremento è stato solo del +0,8%. Il numero di medici è cresciuto dell’1% (da 106.266 a 107.333), comunque più degli infermieri, il cui incremento è stato dello 0,8% (da 261.943 a 264.093 unità). Dal punto di vista della ripartizione geografica, nel 2009 la Regione che ha registrato il maggior incremento nella dotazione di personale è la Puglia (+5,0%). Il Molise è la Regione che ha presentato la maggiore diminuzione (-2,4%). La presenza maschile è più forte in Campania (58%), mentre la percentuale più bassa si registra in Piemonte, in Friuli Venezia Giulia e nella Provincia Autonoma di Bolzano (27%).  Nel dettaglio, nel 2009, i medici del Ssn sono 107.179 (erano 106.266 nel 2008), mentre 154 erano gli odontoiatri (come nel 2008). I veterinari sono diminuiti, passando da 5.441 del 2008 ai 5.377 del 2009. Cresciuto invece il numero di farmacisti da 2.343 a 2.406. I biologi erano 3.758 nel 2008 e 3.713 nel 2009. I chimici sono passati da 487 a 444 e i fisici da 428 a 444. Gli psicologi sono cresciuti da 5.781 a 5.852.  I tecnici sanitari sono saliti a quota 33.029 contro i 32.730 del 2008, in lieve aumento anche il numero di professionisti della riabilitazione: 19.211 nel 2008 e 19.737 nel 2009.  L’incidenza del personale con ruolo tecnico è lievemente diminuita: rappresentava il 18,1% del totale dei dipendenti del Ssn ed è scesa al 18% nel 2009. Stesso andamento per il personale di ruolo amministrativo (dall’11,7% all’11,6%), mentre è rimasta costante allo 0,2% l’incidenza del personale professionale. 

I medici sono al terzo posto per guadagni

Insomma da un lato diminuiscono i medici per abitante, dall’altro aumenta l’occupazione sanitaria nel pubblico. Il privato, quindi, starebbe lasciando il posto all’impiego. I guadagni, secondo i redditi dei professionisti, sono però di tutto rispetto ponendo la categoria dei medici al terzo posto, dopo notai e farmacisti.  I farmacisti (persone fisiche) restano i “più ricchi”, con 109,2 mila euro dichiarati, secondi solo ai notai (290,66), seguiti dai medici (69,3) e dagli studi odontoiatrici (47,3). Tutti in aumento, rispetto alla dichiarazione dei redditi del 2009, quando i farmacisti avevano dichiarato 107,7 mila euro, i medici 67,7 e gli studi odontoiatrici 45,8. Tuttavia, per i farmacisti si tratta di una magra consolazione, tenuto conto che nel 2005 le loro dichiarazioni arrivavano in media a 133,2 mila euro. Al contrario, i medici e gli odontoiatri hanno visto costantemente crescere i loro redditi, che nel 2005 erano rispettivamente di 55,6 e 41,2 mila euro.  "Quando si parla di reddito dei farmacisti si rischia di fare molta confusione". Lo afferma il Presidente di Federfarma, Annarosa Racca, commentando la notizia. "In realta' - precisa Racca in proposito - il reddito va piu' correttamente riferito alla 'farmacia' da intendersi come impresa; si tratta di un reddito lordo, su cui gravano le imposte, oggi prossime al 50% e che esso comprende gli utili riconosciuti ai farmacisti soci o ai familiari che lavorano in farmacia". Quindi, prosegue il presidente di Federfarma, "il reddito lordo medio di 110.000 euro e' una 'non-notizia' e dimostra, invece, che da oltre dieci anni i redditi delle farmacie appaiono calanti in termini reali, a causa della costante riduzione del prezzo dei farmaci e del progressivo, cospicuo aumento delle trattenute poste a carico delle farmacie". Per questo, conclude Racca, "e' urgente un nuovo modello di remunerazione del servizio farmaceutico ed il rinnovo della Convenzione tra farmacie e Ssn, scaduta da anni".

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