Riforme Enpam: dipendenti e liberi professionisti a confronto

Gianni Pacelli | 05/06/2012 10:45

Alcuni medici dipendenti ospedalieri sono piuttosto arrabbiati, avendo visto la delibera di cambiamento dei regolamenti ENPAM. Il nocciolo della questione è il seguente: perchè la quota A del Fondo generale (a cui contribuiscono tutti i medici, compresi gli ospedalieri) dal 2013 sarà calcolata col sistema contributivo ed i contributi versati saranno rivalutati in base al Pil, mentre per la quota B (Fondo della libera professione) ci sono altre previsioni di calcolo apparentemente più favorevoli, anche in considerazione del fatto che i contributi versati saranno rivalutati in base all'Istat?

In effetti, Pil e Istat sono molto discordanti; il rischio è quindi quello di una certa disparità di trattamento. Come mai si sono adottate due misure diverse? Cerchiamo di spiegare la questione. Il passaggio al sistema contributivo puro, nella riforma Enpam, è stato previsto soltanto per due gestioni: la “Quota A” del Fondo di previdenza generale ed il Fondo Specialisti esterni. Il motivo di questa scelta risiede nel fatto che queste erano le sole due gestioni per le quali non era possibile in alcun modo recuperare un equilibrio a 30 anni, come previsto dalle norme in vigore. Quindi (anche se neppure in questo modo si acquisisce l’equilibrio prescritto), si è deciso di passare al contributivo per “ammorbidire” il Ministro Fornero (che com’è noto vorrebbe che tutti adottassero il sistema contributivo) e salvare le altre tre gestioni (a retributivo) che invece hanno margini di recupero. Insomma, l’alternativa probabilmente era il commissariamento ed il contributivo per tutti (ed il rischio non può nemmeno dirsi del tutto scongiurato). Circa la scelta del Pil, come metodo di rivalutazione dei contributi, è esattamente quella prevista dalla legge 335/95 che ha introdotto in Italia questo sistema; in realtà l’Enpam avrebbe voluto adottare il contributivo da totalizzazione, che utilizza il minore dei valori fra rendimento del Pil e rendimento del patrimonio Enpam, con un minimo garantito dell’1,50% annuo, ma sono stati proprio i sindacati dei medici dipendenti a richiedere il calcolo da 335. Anche la “Quota B” comunque non ha molto da guadagnare dalla riforma, in quanto il rendimento a termine dei contributi ne esce a regime più che dimezzato (dal 14% al 6,41%). Disparità di trattamento ce ne saranno senza dubbio, ma il contributivo non è poi così tragico come si dice (si sussurra che i medici generici giovani con questi rendimenti quasi sicuramente ci avrebbero guadagnato passando al contributivo) ed è certamente il sistema più equo per tutti, Cassa ed iscritti. Va infine rilevato che di solito il Pil è sempre andato meglio dell’inflazione. Solo con la crisi degli ultimi anni gli esiti si sono ribaltati.

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