Censis, un milione d’italiani ha acquistato prestazioni mediche sul web. Balduzzi, la riforma sui ticket sarà equa. Ma per il Ceis aumenteranno spesa privata e povertà dei cittadini

Redazione DottNet | 13/06/2012 20:05

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La crisi fa esplodere la sanità sul web: secondo il Censis (Rapporto 2012 Il Sistema Sanitario in controluce della Fondazione Farmafactoring), oltre un milione d’italiani ha acquistato prestazioni sanitarie sul web con l’obiettivo di abbattere i costi medici. Secondo i dati del Censis, 600 mila persone lo hanno fatto una sola volta, 280 mila tra due e quattro volte, 120 mila più di cinque volte. Il 74% spiega di aver scelto le offerte online perchè è un'operazione semplice e veloce, il 26% perchè i prezzi sono vantaggiosi e conviene.

E ancora: il 59% è andato online per acquistare prestazioni di odontoiatria (pulizia o sbiancamento dei denti, apparecchi ortodontici), il 36% per servizi legati alla prevenzione (analisi del sangue e delle urine, mammografia, mappatura dei nei), il 23% per visite con un nutrizionista (test delle intolleranze alimentari, diete personalizzate), il 9% per interventi di chirurgia estetica.  Per una pulizia dei denti si possono spendere anche solo 20-30 euro, ovvero  quattro volte meno il costo di mercato e la metà degli importi viene incassato dai siti come commissione.  Per i medici coinvolti è un modo come un altro per pubblicizzare il proprio studio,  ma l'Andi, l'Associazione nazionale dentisti italiana lancia l'allarme: “Un conto è acquistare online la promozione per una cena in un ristorante, un conto è acquistare una prestazione medica come la pulizia o lo sbiancamento dei denti: il rischio concreto è che visite e prestazioni siano fatte a casaccio perché i costi spesso non coprono neppure le spese. Nel caso dei dentisti inoltre i bassi costi invogliano a fare lo sbiancamento più volte l'anno, cosa che in realtà può essere dannosa”.

I nuovi ticket

Nuovi ticket, anche sui ricoveri ospedalieri, modulati pero' sul reddito, o una franchigia sempre in base al reddito, cioe' una soglia pagata la quale ogni cittadino sarebbe totalmente a carico del servizio sanitario, con l'obiettivo di risparmiare fino a 5 miliardi di euro da ora al 2014. Sono le ipotesi messe sul tavolo di una prima riunione a porte chiuse al ministero della Salute per rivedere le modalita' di partecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria. Ipotesi immediatamente stroncate dai partecipanti, tanto che il ministero, nell'arco della giornata, le ha smentite come ''prive di fondamento operativo'', per poi chiarire che la prima era frutto dell'impostazione del precedente governo e che invece l'obiettivo e' quello di rendere il sistema ''piu' equo''. Una cosa e' certa, l'ipotesi di introdurre ticket in base a sei scaglioni di reddito (6.000, 12.000, 18.000, 30.000, 40.000 e oltre 40.000) con la novita' di quelli sui ricoveri ospedalieri, sia ordinari che in day hospital, ha trovato un fuoco di fila compatto che sembra farla tramontare. Una ipotesi, ha chiarito Renato Balduzzi, ''mai presa in considerazione'' e ''che gli Uffici tecnici del ministero avevano formulato prima del giuramento dell'attuale governo''. Si sarebbe trattato, insomma, di una illustrazione degli effetti ''che deriverebbero da una meccanica e rigida applicazione dell'impostazione data'' dalla manovra estiva di Tremonti, non certo di una via che l'attuale esecutivo intende percorrere. Resta pero' la perplessita' dei partecipanti all'incontro che, come ha esplicitato Ignazio Marino, hanno trovato quantomeno ''singolare che il ministero abbia convocato presidenti di Commissione, capigruppo e rappresentanti delle Regioni per la parlare del passato''. E di ''un rattoppo peggio del buco'' parla anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, secondo il quale ''le proposte sono state fatte di fronte a rappresentanti delle Regioni, a parlamentari e a tecnici del settore e testimoniano che ci troviamo di fronte non piu' ad un commissario liquidatore, ma ad un curatore fallimentare che oggi ha celebrato il funerale della sanita' pubblica italiana''. Mentre il presidente della commissione Sanita' del Senato, Antonio Tomassini, a scanso di equivoci, ha chiarito che non c'e' disponibilita' ''a nessuna strada impositiva'' e che servirebbe invece la ''lungimiranza'' di pensare a ''percorsi alternativi rispetto a interventi rozzi da chirurgia di guerra''. Resta comunque la ''insostenibilita' dell'impatto sociale e assistenziale che avrebbe una mera applicazione di quanto ad oggi gia' fissato in materia di ticket'', come ricorda ancora Balduzzi, sottolineando, come ha fatto piu' volte, che si sta cercando invece un sistema ''socialmente piu' equo'', che tenga conto ''della numerosita' del nucleo familiare'' e che ''non crei problemi ai malati cronici''. Che si dovrebbe tradurre in un ''contributo modesto e comunque correlato al reddito familiare''. E una via potrebbe essere quella della franchigia, elaborata a suo tempo dall'Agenas con una percentuale del 3 per mille sul reddito, mentre oggi si e' parlato di una soglia tra il 7 e il 9 per mille. 

Famiglie ancora più povere per le spese mediche

 Con l'introduzione di nuovi ticket previsti dalle manovre governative degli ultimi anni circa 42mila famiglie si impoveriranno per pagare le spese mediche. E' la simulazione sugli effetti dei bilanci delle famiglie realizzata dall'VIII Rapporto del Ceis Tor Vergata ipotizzando un inasprimento del ticket, posto prudenzialmente a 2 miliardi di euro (45% a carico dei farmaci, 45% specialistica, 10% pronto soccorso). Ma gia' ora cresce la spesa privata dei cittadini per le cure e sempre di piu' sono costretti a viaggiare per andare a farsi curare in altre regioni, secondo un altro studio del Censis. E' un quadro sempre piu' complesso quello che arriva proprio mentre al ministero della Salute si discute della riforma dei ticket. In particolare secondo il Censis esiste un rischio fuga per 10 milioni di cittadini delle regioni con piano di rientro pronti a farsi curare altrove. Vola la spesa delle famiglie proprio a causa dei ticket: +18% in un anno, dice infatti una ricerca del Censis contenuta nel Rapporto 2012 'Il Sistema Sanitario in controluce'. Il 18% dei cittadini di queste regioni si è già rivolto a un medico, a una struttura o a un servizio sanitario di un'altra regione o si è recato all'estero per curarsi, rispetto al 10,3% rilevato nelle altre regioni La preoccupazione per il futuro espressa nello studio attraverso la percezione dei cittadini e' netta. Nelle regioni con piano di rientro sono di più i cittadini che pensano che la sanità regionale peggiorerà nei prossimi cinque anni (il 37,6% rispetto al 29,5% rilevato nelle altre regioni), che hanno fatto ricorso alla sanità privata (il 39% contro il 37%), che hanno sostenuto aumenti della spesa di tasca propria per la sanità (il 61,8% contro il 54,9%) e che hanno subito un incremento medio maggiore della spesa privata per famiglia (+20% contro il +16%). Nelle regioni con piano di rientro sono di più i cittadini che pensano che la sanità regionale peggiorerà nei prossimi cinque anni (il 37,6% rispetto al 29,5% rilevato nelle altre regioni), che hanno fatto ricorso alla sanità privata (il 39% contro il 37%), che hanno sostenuto aumenti della spesa di tasca propria per la sanità (il 61,8% contro il 54,9%) e che hanno subito un incremento medio maggiore della spesa privata per famiglia (+20% contro il +16%). Il Rapporto Sanità del Ceis Tor Vergata, spiega invece che il finanziamento del Ssn, è cresciuto in termini nominali nell'ultimo quinquiennio, ma con tassi via via inferiori. E depurando il dato dalla variazione dei prezzi, si registra addirittura un decremento in termini reali nel 2008 (-0,9%) e nel 2010 (-0,6%). Se, invece, si guardano i valori di spesa, il gap rispetto all'Europa è evidente e anche crescente: -26,1% (-16,9% nel 1990) rispetto agli altri Paesi di EU6 (Belgio, Germania, Francia, Lussemburgo e Paesi Bassi).