Legge 194, mercoledì la Consulta di pronuncerà sul ricorso di costituzionalità

Redazione DottNet | 18/06/2012 12:15

E' attesa, tra le polemiche, per il pronunciamento della Consulta sulla legge 194 per l'interruzione volontaria di gravidanza: mercoledi' 20 giugno, la Corte Costituzionale esaminera' infatti la norma, a seguito del ricorso di costituzionalita' presentato, lo scorso gennaio, dal Tribunale di Spoleto. Relatore del procedimento, secondo quanto si apprende, sarebbe il giudice Mario Morelli, lo stesso che, quando era magistrato di Cassazione, scrisse una delle sentenze più dibattute degli ultimi anni: quella che, nel 2008, mise fine alla vicenda di Eluana Englaro, in coma vegetativo per 17 anni, dando il via libera, nel rispetto della volonta' della ragazza e su richiesta del padre, al distacco del sondino che la alimentava artificialmente.

Per 'l'approdo' della 194 alla Consulta, tutto e' partito dalla richiesta di una minorenne di Spoleto di abortire senza coinvolgere i genitori. Alla richiesta della giovane, il giudice minorile ha pero' risposto sollevando incidente di costituzionalita', avendo rilevato un contrasto rispetto a quanto indicato dalla Corte europea per i diritti dell'uomo sulla tutela assoluta dell'embrione umano. Secondo il giudice, la facolta' prevista dall'articolo 4 della legge 194 di procedere volontariamente all'interruzione della gravidanza entro i primi 90 giorni dal concepimento comporta, infatti, ''l'inevitabile risultato della distruzione di quell'embrione umano che e' stato riconosciuto quale soggetto da tutelarsi in modo assoluto''. Proprio in conseguenza di questa sentenza, l'articolo 4 della legge 194 si porrebbe in contrasto con i principi generali della Costituzione ed in particolare con quelli della tutela dei diritti inviolabili dell'uomo (articolo 2) e del diritto fondamentale alla salute dell'individuo (articolo 32). Alla luce di queste valutazioni il giudice, con la sua ordinanza del 3 gennaio scorso, ha chiesto la pronuncia della Consulta. In particolare, la Corte dovra' esaminare la validità dell'art.4 della legge, relativo alle circostanze che legittimano l'interruzione di gravidanza. In discussione, dunque, non e' il diritto della minore ad abortire, poiche' la norma in esame ha in realta' valore e ricaduta ben piu' ampia sul diritto stesso della donna di scegliere se portare avanti o meno la gravidanza. La vicenda ha sollevato non poche polemiche. Il bioeticista e magistrato Amedeo Santosuosso, ad esempio, rileva come in Italia non ci sia ''margine per una prospettiva diversa da quella disciplinata dalla legge 194: il bilanciamento tra il diritto dell'embrione e quello della madre - chiarisce - e' stato infatti alla base della prima sentenza della Corte Costituzionale del 1975, che apri' la strada all'aborto in Italia, ed e' alla base della 194''. E quello del tribunale di Spoleto e' un ''ricorso infondato'' per l'avvocato e segretario dell'Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo: ''Il giudice di Spoleto - commenta - e' andato oltre i suoi poteri: doveva dare un'autorizzazione ed i suoi doveri erano di adempimento della legge; invece, ha sollevato un dubbio di costituzionalita' conseguenza di una forzatura giuridica''. La 194, sottolinea inoltre Gallo, ''e' gia' stata confermata da referendum e dalla stessa Corte Costituzionale''.

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