I segreti del glucosio, da antinfiammatorio a salvavita

Redazione DottNet | 27/10/2008 09:19

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Il glucosio si rivela un potente antinfiammatorio e, addirittura, un 'salvavita' contro le infezioni gravi. E' quanto dimostra uno studio, condotto su topolini di laboratorio, del MIL (Mucosa Immunity Lab) Diparitmento di Morfologia Umana dell'Università degli Studi di Milano, pubblicato sulla rivista Journal of Immunology.

 La sperimentazione, spiega il coordinatore dello studio Cristiano Rumio, docente di Farmacia all'università di Milano, ''è stata condotta su animali, ma i risultati positivi ottenuti sui topi lasciano ben sperare, anche se successive sperimentazioni saranno necessarie''. Il glucosio è uno zucchero semplice utilizzato dall'industria alimentare e, finora, le sue proprietà antinfiammatorie erano sconosciute. A rivelarle è stato appunto lo studio dei ricercatori italiani: ''Nel nostro esperimento - spiega Rumio - abbiamo somministrato estratti di batteri a topolini per via orale e abbiamo così indotto negli animali una forma di colite. A questo punto, abbiamo somministrato alte dosi di glucosio per via orale, riscontrando una successiva guarigione dei topolini''. In una seconda fase, prosegue l'esperto, ''abbiamo quindi somministrato ai topolini, in contemporanea, degli estratti di batteri e dosi di glucosio. Si è così visto che l'infezione non compariva''. Un potente antinfiammatorio dunque, almeno nei topi. Ma il glucosio potrebbe addirittura rivelarsi un 'salvavita': ''Abbiamo infatti indotto in animali - prosegue Rumio - uno shock settico, ovvero un'infiammazione di tutto l'organismo che può portare a morte; quindi, sono state somministrate negli stessi animali dosi di glucosio, constatando che in questo modo l'infiammazione si arrestava fino e scomparire''. Lo studio, sottolinea Rumio, ''dimostra quindi, per la prima volta, come, in modo assolutamente sorprendente il glucosio, se somministrato per via orale e in alte dosi, sia in grado di impedire la morte in animali in cui è stata indotta la sepsi, oltre ad essere in grado di ridurre lo stato infiammatorio negli stessi animali, aumentando la produzione nell'organismo della citochina anti infiammatoria IL10''. Il prossimo passo, conclude l'esperto, ''dovrà essere l'avvio di una sperimentazione sull'uomo''.