Generici, polemica tra ministero della Salute e sindacati sulla sostituibilità del farmaco

Redazione DottNet | 25/06/2012 16:29

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Quasi 1 medico su 3 (29%) non informa il paziente dell'esistenza del generico del prodotto che viene prescritto. Mentre 1 farmacista su 4 non informa della disponibilità' del generico quando la ricetta non riporta la dicitura non sostituibile. E' quanto emerge da un'indagine realizzata da Federconsumatori sulla conoscenza e l'utilizzo dei farmaci generici da parte del cittadino, presentata questa mattina al IV Convegno di Assogenerici. Dallo studio viene fuori che l'88% degli italiani ha acquistato almeno un farmaco negli ultimi tre mesi.

Dai dati, inoltre, emerge che il 56% degli italiani si dice ben informato sui generici: il 38% afferma di conoscerli 'a grandi linee' e il 6% di non sapere cosa siano. Nel 38% dei casi le informazioni relative ai medicinali equivalenti viene dal medico di famiglia, nel 28% dal farmacista e nel 5% da internet. E intanto monta la polemica sull’uso dei generici: "Sono certo che i medici potranno rivedere alcuni eccessi e prese di posizione" in merito alla normativa sui farmaci generici contenuta nel decreto legge sulle liberalizzazioni”, afferma Claudio De Giuli, consigliere del ministro della Salute. In tal senso De Giuli ha auspicato che almeno per quanto riguarda "le prescrizioni di pazienti mai trattati con un determinato farmaco, i medici potrebbero prescrivere il farmaco senza la clausola di non sostituibilità". Spero, ha concluso il consigliere del ministro, "che si possa raggiungere questo obiettivo senza ricorrere a ulteriori provvedimenti di legge". In Italia vi è un ''forte sottodimensionamento della quota del mercato dei generici rispetto all'Europa e al mercato statunitense – aggiunge De Giuli -. Il nostro Paese si trova in una situazione di retroguardia, nonostante i numerosi interventi fatti a livello legislativo dagli anni novanta proprio sui generici''. In ogni caso, ha proseguito il consigliere del ministro, "rimarrei perplesso se nei prossimi mesi si dimostrasse che il decreto liberalizzazioni ha portato una minor crescita dei farmaci generici rispetto a prima". Pronta e piccata la risposta del segretario Generale della Fimmg, Giacomo Milillo: ''Non conosco De Giuli, ma le sue sono le considerazioni di un amministratore, non di un medico. Da parte nostra evidentemente non c'è nessun eccesso, tutto questo mi sembra una posizione pregiudiziale e politica''. ''A mio avviso - aggiunge Milillo - la non sostituibilità dovrebbe riguardare il 70% delle prescrizioni, mentre in realtà forse siamo arrivati al 20%, dunque non vedo dove sta il problema''. Quanto alla proposta di De Giuli di omettere la non sostituibilità almeno nel caso di pazienti a cui è prescritto quel farmaco per la prima volta, il leader dei medici di famiglia spiega: ''La non sostituibilità si può omettere in moltissimi casi ma non è detto sia possibile farla diventare una regola, perché ci possono essere limitazioni di natura diversa che impediscono la sostituibilità''.Anche ilSindacato Autonomo,Snamirisponde alle parole di Claudio De Giuli. Angelo Testa, Presidente Nazionale dello Snami non ha dubbi: “Se è vero che con il decreto Monti c'è stato un calo delle vendite dei farmaci generici vuol dire che c'è stato un momento di maggior attenzione ed approfondimento da parte della categoria medica alle problematiche che girano intorno al pianeta dei farmaci equivalenti ed evidentemente  una presa di coscienza che la prima stesura del decreto sulle liberalizzazioni era fortemente lesiva dell'indipendenza del Medico  prescrittore. Snami ha sempre sottolineato di non avere preclusione alcuna verso i farmaci generici ed è in sintonia con tutti i percorsi che fanno risparmiare i cittadini. Ma le obiezioni già più volte espresse sono sostanziali e per noi irrinunciabili”. “La pregiudiziale è che  il medico – continua Testa - deve rispondere direttamente di ciò che prescrive e non può farlo se  altri  cambiano quanto da lui espresso. Soprattutto se le indicazioni della scheda tecnica risultano incomplete  o sono diverse  tra farmaco brand e bio-equivalente così come spesso  lo sono  tra bio-equivalenti stessi”. Lo Snami chiede, dunque, che anche  in Italia sia disponibile l'elenco certificato dall'AIfa, ISS od altro organismo del Ministero sulla sostituibilità dei farmaci bio-equivalenti tra di loro, così come  l'Orange book della FDA statunitense. “Forse così verrebbe meno il proliferare sul mercato di farmaci di marche assolutamente sconosciute, i mille colori delle confezioni di un stesso principio attivo che inducono soprattutto gli anziani all'errore nella corretta assunzione della terapia - conclude il leader dello Snami -. La sfida che il nostro sindacato vuole portare avanti, nell'interesse degli operatori medici e dei pazienti, è un lavoro comune perché i farmaci che costano meno non abbiano differenze rispetto agli originali per  quantità, composizione, eccipienti ed indicazioni in scheda tecnica”.