L’Enpam fotografa il mondo dei medici italiani: in futuro più donne, meno mmg. Troppe disparità nei redditi tra giovani e senior

Previdenza | Redazione DottNet | 27/06/2012 19:53

Il mondo dei medici e della medicina immortalato dall’annuario statistico 2010 appena pubblicato dall’Enpam, la più grande cassa privata italiana che eroga poco più di un miliardo di euro l’anno in prestazioni previdenziali. Vediamo nel dettaglio com’è strutturato il pianeta medico italiano: la regione italiana che ha più camici bianchi è la Lombardia (50.493), seguita da Lazio (40.532), Campania (34.615) e Sicilia (32.620). Isolando poi i medici di famiglia, la Lombardia conserva il primato (8.538), seguita da Campania (7.979), Sicilia (6.868) e Lazio (5.942). E sono proprio Lombardia e Lazio ad aggiudicarsi la maggiore spesa per le pensioni pagate ai medici (anno 2010): rispettivamente 165,5 e 117,5 milioni di euro.

 Per quanto riguarda la previdenza, il “fondo di previdenza generale”, quello più capiente, è ripartito in due sottogruppi: alla “quota A” si iscrivono obbligatoriamente tutti i medici e gli odontoiatri che conseguono il titolo, dopo l’esame di Stato (al termine della laurea quinquennale). Gli iscritti in questo contenitore onnicomprensivo sono poco meno di 349 mila (348.846, per l’esattezza): 137 mila femmine e 212 mila maschi. C’è poi, sempre nel medesimo fondo, la “quota B”, cui si devono iscrivere i medici che esercitano la libera professione, che sono 152 mila (105 mila maschi e 47 mila femmine). Il secondo fondo è quello dei “medici di medicina generale”, vale a dire i medici di famiglia, altra categoria rilevante: sono in tutto 68.670 (23.119 femmine e 45.551 maschi). Gli altri due fondi sono meno significativi dal punto di vista dei numeri: uno è dedicato agli “specialisti ambulatoriali” (sono 17.720), l’altro agli “specialisti esterni” (medici che lavorano nelle strutture convenzionate, sono 6.629 soggetti). Ci sono poi i 133 mila assunti dalle strutture ospedaliere: a livello previdenziale, fermo restando l’adesione alla menzionata “quota A” del “fondo di previdenza generale”, la categoria è in carico all’Inpdap, perché questi medici sono a tutti gli effetti dipendenti pubblici (ma se esercitano anche la libera professione, superata la soglia dei 10 mila euro annui di reddito, devono iscriversi anche alla “quota B” del “fondo di previdenza generale”). Considerando gli ultimi anni, tutti i vari fondi Enpam mostrano una progressione nel numero degli iscritti, eccetto quello dei medici di famiglia, che si attesta sui valori del 2005. L’incremento più generale e significativo, che riguarda tutta la categoria medica, è quello della “quota A” del “fondo di previdenza generale”: se nel 2000 contava poco più di 302.000 iscritti, sul decennio registra un’espansione di oltre il 15% (passando ai menzionati 348.846 del 2010). E c’è da notare che la popolazione medica più giovane è oggi in misura crescente femminile: tra i professionisti della fascia di età 29-35, le femmine superano nettamente i maschi. Nei decenni futuri, dunque, le dottoresse ribalteranno la schiacciante maggioranza maschile che oggi si verifica nella popolazione medica dei cinquantenni, dove gli uomini sono circa il doppio rispetto alle loro colleghe. Dal punto di vista delle retribuzioni, i dati più eloquenti emergono dal “fondo della libera professione” (la menzionata “quota B” del “fondo di previdenza generale”): se il reddito annuo di un giovane all’inizio della carriera è di 15 mila euro, un collega senior beneficia di circa 54 mila euro. Una disparità che si ritrova confrontando la media tra maschi e femmine: nel 2010, per la classe di età 60-69, il professionista uomo ha dichiarato circa 57 mila euro, mentre la collega donna si è fermata a 40 mila euro.

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