Spending review, la norma va cambiata: da Farmindustria a Assobiomedica si leva un coro di proteste. Così i tagli

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 03/07/2012 12:53

"Mi lascia ben sperare che si tratta solo di una bozza e che non si sono avute conferme ufficiali, altrimenti sarebbe l'ennesima manovra contro la farmaceutica". Commenta così il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, le indiscrezioni stampa in merito al cosiddetto 'decretone' sulla sanità. "E' chiaro - aggiunge Scaccabarozzi - che se queste cifre che sono circolate dovessero venir confermate per noi sarebbero irricevibili e non giustificate. Troviamo assurdo che ogni qualvolta ci sia bisogno di soldi alla fine si arriva a mettere una tassa di scopo contro la farmaceutica". Nello specifico Scaccabarozzi critica "la minore spesa" contenuta nella bozza del 'decretone' ma soprattutto "l'aumento del pay back, che peserebbe sui prezzi per circa il 10%. Per questo mi auguro - conclude il presidente di Farmindustria - che si tratti veramente solo di una bozza".

Federfarma

''La trasparenza nella farmaceutica convenzionata è assoluta e le autorità possono intervenire tempestivamente sia in caso di problemi di carattere sanitario che economico, per questo la spesa farmaceutica convenzionata da anni è sotto controllo e ogni anno (anche nel 2011) rispetta il tetto previsto dalla legge'': lo spiega la presidente di Federfarma Anna Rosa Racca aggiungendo che ''desta invece preoccupazione l'andamento della spesa farmaceutica ospedaliera che continua a sforare il tetto di spesa''. ''La soluzione a questo problema - ha aggiunto Racca - non può essere quella di comprimere la spesa farmaceutica territoriale per consentire l'innalzamento del tetto della farmaceutica ospedaliera. Ô necessario invece applicare anche ai farmaci acquistati da ospedali e Asl meccanismi di monitoraggio e controllo. Cio' sarebbe facilmente realizzabile affidando alle farmacie il compito di distribuire questi medicinali, a condizioni quanto più possibile omogenee, concordate con la Conferenza delle Regioni, nell'ambito della nuova convenzione farmaceutica nazionale''. L'opuscolo sulla spesa farmaceutica convenzionata 2011 di Federfarma, secondo Racca, ''è un esempio della mole di dati disponibili e delle analisi che si possono effettuare grazie al monitoraggio svolto dalle farmacie. La trasparenza è un valore aggiunto importante che le farmacie garantiscono alla distribuzione del farmaco, in aggiunta alla professionalità e alla garanzia di sicurezza, assicurate dalla rete informatizzata delle 18.000 farmacie pubbliche e private capillarmente su tutto il territorio nazionale''. Intanto in caso di misure che ''penalizzino ulteriormente le farmacie'', Federfarma Nazionale proclamerà una prima giornata di chiusura, cui seguiranno ulteriori chiusure e altre forme di manifestazioni di protesta, fino a che non saranno adottati ''gli opportuni correttivi''. Se non saranno chiusi i tavoli su remunerazione e rinnovo della Convenzione sara' disdetta la Convenzione Nazionale. 

Assogenerici

''Il modello di spending review e' sempre lo stesso: si taglia il fatturato, si ricorre al copayment delle aziende e si penalizzano le imprese del generico, che invece fanno risparmiare il Servizio sanitario nazionale. E' assurdo. Con i tagli annunciati a patire maggiormente saranno le aziende piu' piccole, che non hanno ancora raggiunto la massa critica. Il rischio e' che chiudano''. A dirlo e' Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici, durante il convegno 'Meet the company. Teva: oltre il generico, l'innovazione' a Milano.  ''Le aziende farmaceutiche - spiega Foresti - guadagneranno meno con questi tagli, ma il pericolo e' che le realta' piu' piccole che producono farmaci generici scompaiano. Le imprese piu' grandi invece, che in questi anni hanno diversificato il loro portafoglio, si concentreranno soprattutto sul mercato dell'innovazione, come e' avvenuto con la sclerosi multipla, perche' e' da li' che si possono trarre guadagni, e non ad esempio su campagne per la diffusione del generico''.  Tutto cio' si aggiunge ad una situazione italiana non proprio favorevole al generico: ''il fatto e' che c'e' la volonta' di difendere rendite di posizione - continua - mascherandole con una questione culturale. Ma gli italiani sanno che del generico possono fidarsi''. Secondo Foresti in Italia si fa un uso strumentale del farmaco equivalente, ''impiegato come leva finanziara, che consente al Ssn di risparmiare, ma a cui non interessa che si venda o meno. Tutto cio' pero' ha un limite che si vedra' dal 2013-2014 - conclude Foresti - Nel 2013 infatti, a fronte di un aumento di prescrizioni, ci sara' un calo del 6% dei valori per l'uscita dei generici, mentre dal 2014 non ci saranno piu' generici, e l'effetto calmierante che finora c'e' stato, scomparira'. I tagli vanno fatti dove serve, in modo intelligente''.

Assobiomedica

''I tagli annunciati sulla sanita' previsti dalla spending review rischiano di suonare la campana a morte per il nostro settore, gia' compromesso in una sua parte consistente dai danni subiti dal terremoto in Emilia. Se si prosegue su questa strada, si rischia la scomparsa della ricerca e sviluppo, con conseguente perdita di posti di lavoro, e la delocalizzazione delle aziende in altri Paesi''. A lanciare l'allarme e' Stefano Rimondi, presidente di Assobiomedica, l'associazione che rappresenta le imprese produttrici di dispositivi medici. ''C'e' il rischio di misure depressive sul settore dei dispositivi medici - spiega all'ANSA Rimondi -, considerati ormai come semplice prodotto da acquisire alle condizioni piu' basse, senza dare alcune valore alla qualita' e all'innovazione. Questi tagli possono segnare l'inizio del crollo del settore''. In particolare, secondo il presidente di Assobiomedica, le conseguenze piu' immediate potrebbero essere ''la scomparsa di tutta l'area di ricerca e sviluppo - continua - se la prospettiva e' quella di un mercato non disposto a recepire prodotti innovativi. La ricerca e' vitale per noi, tanto che la spesa per il personale e gli investimenti in questo ambito ammontano il 5-10%''. L'altro effetto puo' essere quello di una ''fortissima delocalizzazione - prosegue Rimondi - Se l'unico parametro di valutazione sara' il basso costo, allora anche chi e' contrario finira' per cercare siti produttivi piu' convenienti in altri Paesi. I pochi soldi che si pensa di risparmiare con questi tagli faranno perdere posti di lavoro ed entrate contributive. Ora aspettiamo l'1 luglio per capire quale sara' l'entita' del danno per il nostro settore''.

La mappa dei tagli

In sanita' si va verso un intervento per 3-3,5 miliardi da qui al 2014, che diventano 8-8,5 miliardi se si sommano ai 5 miliardi di tagli gia' previsti per il prossimo biennio dalla manovra di luglio 2011. Secondo quanto si apprende, le misure per ottenere questi ulteriori risparmi si starebbero ancora limando e potrebbero puntare, oltre che sulla stretta sull'acquisto di beni e servizi, gia' prevista e che verrebbe in parte anticipata gia' al 2012, anche sul sistema di sconti sui farmaci acquistati dal Ssn. Per il 2012 i nuovi risparmi si dovrebbero attestare a poco piu' di un miliardo di euro. Mentre per i due anni successivi la spesa sanitaria, che gia' doveva risparmiare in totale oltre due miliardi e mezzo per l'acquisto di beni e servizi e dispositivi medici, e un miliardo l'anno sulla spesa farmaceutica, dovrebbe produrre circa altri due miliardi aggiuntivi di risparmi. Per ottenere i risparmi nei mesi che restano del 2012 e' quasi certo l'anticipo della tagliola sugli acquisti di Asl e ospedali (secondo l'ultima bozza circolata con un taglio del 3,7%) che potranno avvalersi della prima tranche di prezzi di riferimento appena pubblicati dall'Autorita' di vigilanza sui contratti pubblici e che, in forza del primo decreto spending review in via di conversione, potranno anche rinegoziare i contratti a prezzi 'troppi alti' e interromperli senza pagare penali in caso di mancata risposta da parte dei fornitori. Una fetta importante di risparmi verrebbe poi dallo sconto obbligatorio che applicano allo Stato industrie e farmacie per i medicinali a carico del Servizio sanitario. Quello dell'industria, sempre secondo l'ultima bozza circolata delle misure, passerebbe dall'1,83% al 6,4%, mentre quello dei farmacisti andrebbe dall'attuale 1,82% al 3,65%. Misura che al momento sarebbe prevista per il solo 2012, ma non si esclude che lo sconto rafforzato possa protrarsi anche nel biennio successivo, magari con percentuali meno 'punitive' per la filiera. E se resterebbe confermato dal 2013 il ripiano a carico dell'industria farmaceutica del 35% degli sforamenti di spesa, si sposterebbero pero' i tetti per la farmaceutica territoriale (abbassata all'11,3%) e quella ospedaliera, alzata invece al 3,2%, anche per non 'tagliare le gambe' ai farmaci innovativi, piu' costosi e distribuiti solo negli ospedali. Altri risparmi, infine, arriverebbero da un taglio del 2% rispetto alla spesa del 2011 per l'acquisto ''di prestazioni da soggetti privati accreditati per l'assistenza specialistica ambulatoriale e per l'assistenza ospedaliera'', oltre che dall'eliminazione di alcuni enti, come l'Istituto mediterraneo di ematologia o l'Alleanza degli ospedali italiani nel mondo. .

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