Serrata dei farmacisti contro i nuovi tagli

Redazione DottNet | 03/07/2012 17:16

In caso di misure che ''penalizzino ulteriormente le farmacie'', Federfarma Nazionale proclamerà una prima giornata di chiusura, cui seguiranno ulteriori chiusure e altre forme di manifestazioni di protesta, fino a che non saranno adottati ''gli opportuni correttivi''. Se non saranno chiusi i tavoli su remunerazione e rinnovo della Convenzione sara' disdetta la Convenzione Nazionale. Lo ha deciso l'Assemblea nazionale di Federfarma, convocata d'urgenza per esaminare i contenuti delle prossime misure del governo.

In attesa, dunque, delle decisioni del Governo di assumere nuove misure di contenimento della spesa sanitaria, Federfarma "entra in uno stato di pre-agitazione, non potendo piu' sopportare trattenute date da situazioni eccezionali, che poi permangono pero' nel tempo", e invita al tempo stesso al Governo "a voler immediatamente aprire i tavoli sulla remunerazione e sulla Convenzione farmaceutica". La spesa farmaceutica "e' in continua regressione e registra nel 1°quadrimestre di quest'anno una riduzione dell'8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno", evidenzia in proposito l'associazione dei titolari di farmacia, sottolineando che "gli interventi dei precedenti Governi da sempre sono stati quasi esclusivamente orientati sulla spesa farmaceutica territoriale, tanto da aver creato una situazione non ulteriormente comprimibile, mentre altri sarebbero i capitoli ben piu' pesanti sui quali sarebbe il caso di porre, finalmente, grande attenzione". In tal senso le farmacie attenderanno dunque di "valutare le decisioni del Governo per avviare le piu' opportune iniziative sindacali di tutela". Se le voci sui tagli alla sanita' venissero confermate si tratterebbe di "un ennesimo intervento penalizzante e punitivo nei confronti di un settore virtuoso, come quello delle farmacie, che ha i conti in ordine".  "La situazione e' di grande difficolta', ulteriori tagli sarebbero inaccettabili", aggiunge Racca, facendo riferimento al possibile "aumento degli sconti per le farmacie o all'eventuale abbassamento del tetto della spesa territoriale, che porterebbe le farmacie a pagare il pay back". Di questo passo "non riusciremo piu' ad andare avanti", conclude Racca, che in proposito torna a chiedere a gran voce che "si attivi al piu' presto il tavolo per una nuova remunerazione delle farmacie".  Sul fronte del contenimento della spesa, le farmacie in questi anni hanno già pagato un prezzo molto alto (oltre 7 miliardi di euro negli ultimi 10 anni) e stanno subendo le conseguenze pesantissime del decreto liberalizzazioni, che porterà presto all'apertura di 4.000 nuove farmacie, in un contesto economico di crisi. Le farmacie chiedono l'immediata apertura del tavolo per la revisione del sistema di remunerazione, secondo quanto previsto da una legge del 2010, tuttora inattuata. Il nuovo modello di remunerazione consentirebbe la distribuzione in farmacia dei medicinali oggi erogati dalle strutture pubbliche favorendo ulteriori risparmi. ''Se il Governo non prenderà in considerazione le nostre proposte - spiegano i farmacisti - le farmacie, per puro spirito di sopravvivenza, saranno costrette ad adottare le iniziative di autotutela''.  Secondo le dichiarazioni di Alfredo Orlandi, Presidente del Sunifar (Sindacato Farmacie Rurali), "nuovi tagli sarebbero un colpo mortale. La farmacia rurale, in particolare, ha già dato abbondantemente al Paese e non è più in condizione di poter sopportare nessun altro tipo di gravame''.

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