In cinque mesi via a mille reparti ospedalieri. Dilaga la protesta, si va verso la serrata delle farmacie

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 07/07/2012 18:34

Nessuna chiusura automatica dei piccoli ospedali, almeno per il momento, ma una riduzione di 18 mila posti letto tra pubblico e privato accreditato entro il 30 novembre. E' quanto prevede la versione finale del decreto sulla spending review, che come corollario rischia di provocare anche la chiusura di circa 1000 reparti ospedalieri, e di altrettanti primari, stando alla denuncia della Cgil, che parla di tagli che ''compromettono i servizi per i cittadini'' e che di fatto provocheranno un ''aumento dell'affollamento dei Pronto Soccorso''.

Nonostante lo scongiurato pericolo della norma sulla chiusura dei mini ospedali, che aveva creato fibrillazioni fin dentro il Governo, dunque, dal decreto sulla revisione della spesa escono numeri pesanti che investono il Servizio sanitario nazionale. Stando alle prime elaborazioni (realizzate in base ai dati del 2009, quando l'indice era del 4,2 per mille) il taglio dei posti letto, affidato alle Regioni e che dovra' avvenire ''esclusivamente attraverso la soppressione di unita' operative complesse'', come si legge nel decreto, sara' mediamente di circa il 10%. In testa alla speciale classifica delle Regioni che dovranno tagliare piu' posti letto spicca il Molise, che vedra' ridursi la dotazione del 33,2%, seguita dalla Provincia di Trento, qui il taglio sara' del 20,9%, e dalla Regione Lazio (-19,9%). Ma paradossalmente ci sono anche Regioni che potrebbero veder aumentati il numero dei loro posti letto, come la Campania (+3,3%), l'Umbria (+3%), e la Basilicata (+0,7%). Secondo L'Aiop, invece, le norme contenute nel provvedimento, ed in particolare il taglio del 2% ai privati convenzionati, provochera' quasi 56mila ricoveri in meno. Nel frattempo l'ok dell'esecutivo al dl ha provocato l'apertura di un nuovo fronte, quelle delle farmacie, che parlano di ''tagli ingiustificati'', paventano ''la perdita di circa 5-6mila posti di lavoro'' e minacciano anche una giornata di sciopero. ''Non chiamiamola spending review - attacca Annarosa Racca, presidente di Federfarma - perche' si tratta dell'ennesimo intervento punitivo e penalizzante a un settore virtuoso quale quello della farmacia territoriale''. Federfarma si prepara dunque ad una forte mobilitazione, che culminera' nella giornata del 10 luglio con un presidio di protesta davanti a Montecitorio e nel pomeriggio con un'assemblea nazionale dalla quale non e' escluso che si esca con la proclamazione di una giornata di chiusura del servizio. Nel qual caso, replicano a stretto giro le parafarmacie, ''noi siamo pronti a dispensare a costo zero i farmaci del servizio sanitario per l'intera durata dello sciopero''. Nessuna mobilitazione, invece, al momento, per Farmindustria, che pero' la prossima settimana ha gia' convocato un comitato di presidenza straordinario per valutare quale sara' realmente l'impatto di queste norme sul settore.

Le proteste di sindacati e politica

A meno di 24 ore dall'approvazione del decreto sulla spendig review dilaga la protesta sul fronte della sanita' per gli interventi sul servizio sanitario, taglio dei posti letto in primis, che rischiano di tradursi in tagli ai servizi ai cittadini, a giudizio unanime di operatori, Regioni, sindacati e partiti, Pd in testa, con il segretario Pier Luigi Bersani che invita a non dare una ''mazzata'' al Ssn. E non bastano a placare l'ira delle Regioni le rassicurazioni del ministro della Salute, Renato Balduzzi, sulla possibilita' di ridiscutere se non altro le modalita' degli interventi, fermo restando pero' che i tagli sono ''immodificabili'' e dovranno portare in due anni e mezzo 5 miliardi di risparmi.Nel testo finale del decreto infatti, si lascia la possibilita' di ''rimodulare gli interventi'' per il 2013 e il 2014 (ma non per l'anno in corso) se si riuscira' a trovare entro la fine di luglio un accordo per il nuovo Patto per la Salute. Una richiesta che le autonomie avevano avanzato nei giorni scorsi, insieme pero' a quella di una riduzione dell'entita' dei tagli. E infatti i governatori restano sul piede di guerra, giudicando le scelte frutto di ''incompetenza'', come dice Enrico Rossi (Toscana), di un governo colpito da ''cecita' da tagli lineari'' come sottolinea Luca Zaia (Veneto), che apriranno la strada ''alle polizze private'', come osserva Renata Polverini. E fatte ''ad canis cazzium'' come twitta dalla Lombardia Roberto Formigoni.Sul fronte politico, se Bersani si dice ''molto preoccupato'' dalle scelte in campo sanitario perche' si rischia appunto di dare ''una mazzata'' al servizio pubblico, dal Pdl invece arriva un giudizio opposto, con Maurizio Sacconi, ex titolare del Welfare, che avrebbe apprezzato ''piu' coraggio'' visto che ''dalla riorganizzazione della sanita' '' potevano invece arrivare ''grandi economie''.Nel comparto ad essere in agitazione sono praticamente tutte le categorie toccate: dai farmacisti, che minacciano la serrata se saranno mantenute le misure a loro carico (uno sconto da fare al servizio sanitario per i medicinali mutuabili raddoppiato e che sara' mantenuto anche per il 2013 e il 2014), alle aziende, deluse dalla ''sordita' '' del governo che rischia di portare al collasso l'industria del farmaco.Ma a mettere in allarme sono soprattutto i tagli ai posti letto, 18mila in meno entro i prossimi cinque mesi, e che, secondo la Cgil, mettono a rischio circa 1.000 reparti. Dello stesso parere la Fiaso, la federazione delle aziende ospedaliere, secondo cui portare i posti letto a 3,7 per mille abitanti ''rende molto difficile mantenere la qualita' '' della sanita' pubblica. Mentre per l'Anaao, il principale sindacato dei medici ospedalieri, i nuovi tagli (che fanno salire il prezzo pagato negli anni dal Ssn a 22 miliardi di euro) ''danno il colpo di grazia alla sanita' pubblica''.

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