Market access, ecco le richieste all’industria del farmaco Pani: altrove si armonizzano le procedure, noi siamo in controtendenza

Aziende | Redazione DottNet | 07/07/2012 18:47

"Maggiore sensibilita' e disponibilita' al confronto da parte delle istituzioni e formazione di una nuova generazione di specialisti del market access. Sono queste, in sintesi, le richieste dei manager dell'industria farmaceutica che emergono dalla lettura di 'Public Affairs Monitor 2012', l'indagine annuale realizzata da Medi Pragma per conto di Public Affairs Association (Paa) e presentata a Roma. "L'accesso al farmaco - ha spiegato Claudio Cricelli, presidente Paa - e' uno dei fattori critici di successo piu' rilevanti per le industrie farmaceutiche, sopratutto in Italia dove le disomogeneita' territoriali combinate con la cronica scarsita' di risorse economiche determinano condizioni locali di accesso al farmaco spesso imprevedibili".

Pur avendo un ruolo chiave nel modello di business, aggiunge Bruno Sfogliarini, che ha guidato il team di ricerca, il market access non ha ancora raggiunto una configurazione efficace. "Le cause sono sostanzialmente due - spiega l'esperto - la difficolta' di dialogo con l'Aifa e le commissioni tecniche e, a livello locale, la forte variabilita' degli interlocutori e delle loro istanze".

L’intervento di Pani

"Il Paese piu' federalista al mondo sono gli Usa: lì tutto viene deciso singolarmente dai vari Stati, dall'eta' per prendere la patente a quella necessaria ad acquistare alcolici. Tutto, tranne l'accesso ai farmaci. Qui in Italia, invece, l'unico federalismo che siamo riusciti a fare e' quello sanitario. E credo che buona parte dei guai che abbiamo oggi derivi da questo fatto". Lo ha detto il direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Luca Pani. ''Cio' che mi preoccupa, soprattutto dopo aver partecipato al meeting dei direttori delle agenzie regolatorie sui medicinali degli altri Paesi europei la settimana scorsa a Copenhagen - ha aggiunto Pani - e' che la tendenza ovunque e' quella di andare verso l'armonizzazione delle procedure" per la valutazione e l'autorizzazione dei farmaci. "Noi invece - ha sottolineato - abbiamo 260 comitati etici, quando in molti Stati ce n'è solo uno. Stiamo andando in controtendenza globale".

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