Farmacie, a rischio ventimila posti di lavoro, serrata il 26 luglio. Parafarmacie: in caso di sciopero venderemo noi le medicine

Redazione DottNet | 10/07/2012 19:46

Se la Spending Review non sara' modificata in Parlamento, nel settore delle farmacie private "perderanno il lavoro circa 20 mila persone, in media poco piu' di una persona per esercizio farmaceutico" (in Italia le farmacie private sono 18mila). L'assemblea nazionale di Federfarma, riunitasi oggi a Roma, ha confermato la serrata delle farmacie per il 26 luglio per protestare contro le misure del decreto Spending review. Federfarma ribadisce anche la richiesta di avviare un tavolo per un nuovo sistema di remunerazione delle farmacie.  I nuovi tagli previsti dal decreto Spending review ''stanno facendo saltare'' il sistema delle farmacie italiane, mettono a rischio la stessa distribuzione dei farmaci ai cittadini e 'cancelleranno' circa 20mila posti di lavoro.  La conferma arriva al termine dell'assemblea nazionale della federazione dei 18mila titolari di farmacia italiani, e neppure la disponibilita' espressa dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, ad incontrare nella tarda serata i rappresentanti della categoria, basta ad evitare, o posticipare, la decisione. Monta intanto anche la protesta dei governatori delle Regioni, che domani incontreranno il premier Monti a Palazzo Chigi per discutere del decreto Spending review. E secondo il presidente della Campania, Stefano Caldoro, proprio l'auspicata chiusura del Patto per la salute potrebbe evitare i tagli per il 2013-14 previsti dalla manovra. D'altronde la stessa presidente di Federfarma, Annarosa Racca, non usa mezzi termini: ''Prendiamo atto della disponibilita' del ministro, tuttavia noi andiamo avanti con le nostre proteste. Quello che chiediamo è di permettere alle farmacie di sopravvivere. Prioritario è non tagliare i farmaci ai cittadini". Ed ancora: ''Se la situazione non cambierà - ha annunciato - ci saranno altre giornate di protesta da parte delle farmacie, fino alla disdetta della convenzione con il sistema sanitario nazionale. La conseguenza é che la gente potrà rimanere senza i farmaci necessari''.

 

Altrettanto determinati i circa 300 farmacisti che, giunti da tutta Italia, hanno manifestato nel pomeriggio davanti a Montecitorio: sfidando caldo e sudore, in camice bianco hanno urlato le proprie ragioni accusando il governo di voler ''svendere alle multinazionali'' le farmacie italiane. Fischiato il ministro del Lavoro Elsa Fornero, mentre entrava in auto, e duri slogan sono stati rivolti anche a Balduzzi.  La speranza, ora, e' che il decreto possa essere 'corretto' al Senato, dove e' attualmente all'esame della commissione Bilancio. Una rassicurazione in tal senso e' giunta dal senatore Cesare Cursi che, incontrando i manifestanti, ha affermato che ''al Senato presenteremo emendamenti al decreto che tengano conto delle legittime richieste dei farmacisti, così come delle aziende farmaceutiche".
Il decreto va dunque cambiato perche' cosi', e' l'allarme lanciato da Racca, ''non si va avanti''. Ed i numeri lo dimostrano: ''L'aumento dello "sconto", fissato al 3,85%, obbligatorio da fare al Servizio sanitario nazionale contenuto nel decreto costerà alle farmacie 220 milioni di euro l'anno e a cio' si devono aggiungere 600 milioni che dovremo pagare se ci sarà lo sforamento della spesa territoriale''. Ancora: il tetto di spesa territoriale e' abbassato dal 13,3% all'11,5%. Si tratta di ''ulteriori oneri'' che, secondo le stime di Federfarma, costeranno mediamente ad ogni farmacia circa 40 mila euro l'anno. Varie farmacie, avverte Federfarma, stanno gia' chiudendo per fallimento e gia' ora e' anche a rischio il servizio notturno. Oggi sono 3mila le farmacie aperte ogni notte. Presto il loro numero potrebbe essere pari a zero. Insomma, ''tutte le nostre proposte, a partire da un Tavolo per un nuovo sistema di remunerazione, sono finora state respinte'', afferma Racca. Ora, dice, ''non possiamo fare altro che lottare affinché il sistema farmaceutico non finisca''.

Occupazione a rischio

"La realta' e' questa, inutile nascondersi, 20mila persone rischiano seriamente di perdere il lavoro a causa dell'approvazione di questo decreto", spiega il presidente di Federfarma, Annarosa Racca, sottolineando che la norma sull'aumento dello 'sconto' (fissato al 3,85%) obbligatorio da fare al Servizio sanitario nazionale contenuto nel decreto sulla revisione della spesa "costera' alle farmacie 220 milioni di euro l'anno". A questo "ovviamente - prosegue Racca - dobbiamo aggiungere i 600 milioni di euro che dovremo pagare se ci sara' lo sforamento della spesa territoriale". E' chiaro a tutti, aggiunge il presidente di Federfarma, che "in queste condizioni diventa difficile andare avanti, considerato che si lavorera' in perdita, e che sia definitivamente giunto il momento di sedersi intorno ad un tavolo per ridiscutere una nuova remunerazione delle farmacie". Intanto le 4 mila parafarmacie sono pronte a dispensare a costo zero i farmaci del servizio sanitario per l'intera durata dello sciopero. E' la proposta che il presidente della Federazione nazionale farmacia non convenzionata, Giuseppe Scioscia, rivolge al ministro della Salute, Renato Balduzzi. "Abbiamo gli stessi standard professionali e di sicurezza delle farmacie - afferma il numero uno delle parafarmacie -.  Perche' dunque non concedere anche a noi, soprattutto in un giorno di enorme disagio per i cittadini, servizi come la distribuzione per conto e cioè la dispensazione gratuita di alcune categorie di medicinali acquistati dalle Asl e forniti alle farmacie territoriali? E' un'ipotesi ragionevole che mettiamo sul tavolo di Balduzzi e del Premier Monti. A costo zero per lo Stato - aggiunge - e vantaggiosa per i cittadini che potrebbero contare sulla professionalità di 4 mila farmacisti che operano in parafarmacia specialmente in quelle zone dove non è presente un presidio sanitario". A tal fine "le parafarmacie italiane - conclude Scioscia - propongono al governo, in vista della convenzione che quest'ultimo si appresta a rinnovare con Federfarma per l'affido dei servizi in questione, di essere tenute in considerazione perché potremmo anche noi avanzare una offerta conveniente: dopotutto la concorrenza si fa a fatti, non a parole". Clicca qui per iscriverti al gruppo.

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